martedì 1 novembre 2016

Fabio Scuto : Abu Mazen: "Il governo italiano riconosca la Palestina. L'Europa può aiutare il percorso di pace"


Abu Mazen: "Il governo italiano riconosca la Palestina. L'Europa può ...

Abu Mazen: "Il governo italiano riconosca la Palestina. L'Europa può aiutare il percorso di pace"
Abu Mazen e Sergio Mattarella (ansa)
Il presidente dell'Anp: "Stiamo lavorando alla riconciliazione con Hamas"

RAMALLAH. Una politica equidistante e un convinto appoggio alla Conferenza di Pace che la Francia sta cercando di organizzare per facilitare la ripresa del negoziato in Terrasanta. Prova a sorridere mentre parla dell'Italia il presidente palestinese Abu Mazen che oggi a Betlemme incontrerà il presidente Sergio Mattarella, si dibatte in difficoltà che sembrano segnare il crepuscolo di un'epoca. Dodici anni di presidenza senza nessun progresso sostanziale nelle trattative ne hanno intaccato l'immagine, ma anche la stabilità dell'Anp è in bilico. Delusi dalla posizione americana, i palestinesi ora guardano più all'Europa. "Diversi Paesi hanno riconosciuto lo Stato Palestinese, come la Svezia e il Vaticano, ci sono anche 12 parlamenti nazionali, compreso quello italiano, che hanno chiesto ai propri governi di riconoscere il nostro Stato", dice il presidente seduto nel suo ufficio alla Muqata, "chiediamo che ora che questi governi, compreso quello di Roma, riconoscano la Palestina".

Signor Presidente c'è molta ansia per il futuro di questa terra. Vista da fuori l'Anp sembra prossima al collasso: dissenso, faide interne, stallo del negoziato di pace. Non si fanno le elezioni e lei non ha un delfino. Come pensa che andrà a finire?
"Le cose viste dall'esterno sono diverse, ci sono problemi come in tutti i Paesi sotto occupazione, abbiamo problemi economici. Per quanto riguarda le elezioni, continuiamo a discutere con Hamas perché si voti in tutto il territorio palestinese".

E quando possiamo prevedere queste elezioni presidenziali? Il suo mandato è scaduto da tempo...
"Prima di tutto il congresso di Fatah il mese prossimo, poi Consiglio nazionale palestinese, ma per le elezioni dobbiamo aspettare di poter votare in tutta la Palestina, in accordo con Hamas".

Il tango si balla in due presidente e Hamas non sembra intenzionato...
"Se Hamas non vuole ballare questo tango, (sorride) non ci saranno danze".

Lei pensa davvero che un giorno Gaza tornerà sotto il controllo dell'Anp?
"Noi diciamo niente Stato palestinese senza Gerusalemme e Striscia di Gaza, per questo stiamo lavorando a una riconciliazione con Hamas. Tre giorni fa in Qatar ho incontrato sia Ismail Haniyeh che Khaled Meshaal (i leader di Hamas, ndr ), e continueremo questo dialogo attraverso il Qatar".

La soluzione dei due Stati al momento è più lontana che mai, al punto di apparire un'illusione.
"È sempre nella nostra agenda, come in quella dell'Onu: uno Stato palestinese entro i confini del 1967; noi siamo pronti a una soluzione politica ecco perché sosteniamo anche l'iniziativa del presidente Hollande di organizzare una conferenza internazionale che ci possa aiutare ad andare verso questa soluzione".

Voi volete l'internazionalizzazione di questo negoziato, Israele invece preferisce una trattativa bilaterale come avvenne per Oslo...
"Non abbiamo preclusioni, io sono anche per un negoziato diretto. Posso fare anche un esempio: quando Putin ha invitato me e Netanyahu l'8 settembre scorso a Mosca per un dialogo diretto. Io ho detto subito sì, è Netanyahu che s'è tirato indietro".

La famosa risoluzione dell'Unesco non è stato un clamoroso autogol?
"No, non è stato un autogol. L'Unesco parla di Storia e Cultura non di politica o di religione. Voglio ribadire ancora una volta la nostra posizione: Gerusalemme è santa per tutte e 3 le religioni, cristiani, ebrei e musulmani. Quando dico che Gerusalemme Est deve essere aperta a tutte le religioni, dov'è il problema? L'Unesco parla solo di siti archeologici".

Lei davvero crede che un giorno gli Usa smetteranno di usare il diritto di veto all'Onu sulle risoluzioni che condannano Israele?
"No, purtroppo gli Usa useranno sempre il diritto di veto all'Onu. Chiediamo ogni volta all'America di non farlo, di non essere di parte se vuole avere un ruolo più importante. Gli Usa devono imparare dall'Europa che ha con decisione condannato gli insediamenti che continuano ad essere costruiti in Cisgiordania. Diversi Paesi hanno riconosciuto lo Stato palestinese, come la Svezia e il Vaticano, ci sono anche 12 parlamenti nazionali, compreso quello italiano, che hanno chiesto ai propri governi di riconoscere il nostro Stato, chiediamo che ora che questi governi, compreso quello di Roma, riconoscano la Palestina".

Se Netanyahu fosse seduto qui ora cosa gli direbbe?
"Vorrei dirgli se non vuoi una soluzione politica per la Palestina: cosa vuoi? Vuoi che la Palestina diventi com'era il Sudafrica, vuoi uno Stato solo o due Stati? Noi crediamo nella soluzione dei due Stati. Adesso c'è questa iniziativa diplomatica della Francia, ma lui rifiuterà anche l'invito francese, io ho preso un'iniziativa personale quando sono andato ai funerali di Peres. Netanyahu non voleva che io andassi, non mi ha invitato, sono andato ai funerali per dire al popolo israeliano: noi siamo per la pace e con la politica di dialogo di Peres".

Nell'arco degli ultimi 15-20 anni la politica italiana in Medio Oriente ha preso un profilo diverso dai tempi di Moro, Andreotti e Craxi. Oggi governa la sinistra e le posizioni non sono più le stesse. Lei ha avvertito questo cambio di passo?
"I rapporti sono ottimi, il governo italiano ci sostiene e ci finanzia, voglio citare l'esempio positivo del restauro della Natività. Noi non vogliamo che il governo italiano abbia la nostra stessa linea, ma chiediamo che l'Italia sia equidistante fra noi e Israele: se noi sbagliamo vogliamo che l'Italia ci dica "avete sbagliato" e che faccia lo stesso con Israele. Non chiediamo altro".

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