mercoledì 23 novembre 2016

Cosa ha detto Trump al New York Times

Verso l’ora di pranzo della costa orientale degli Stati Uniti, Donald Trump ha finalmente tenuto un breve incontro con alcuni giornalisti del New York Times a New York, al 16esimo piano dell’edificio che ospita il giornale. L’incontro è stato anticipato da qualche tensione: questa mattina Trump aveva annunciato che non vi avrebbe partecipato, accusando il New York Times di avere cambiato i termini della riunione, affermazioni poi smentite dal vicepresidente e responsabile della comunicazione del giornale, Eileen M. Murphy. Non è la prima volta che Trump e il New York Times litigano pubblicamente: per esempio fra il 12 e il 13 ottobre c’era stato uno scambio di lettere in cui Trump aveva minacciato di fare causa al giornale se non fosse stato rimosso un articolo nel quale due donne lo accusavano di molestie sessuali. Nell’incontro di oggi i giornalisti del New York Times hanno chiesto a Trump chiarimenti su alcuni temi molto dibattuti in campagna elettorale, come il cambiamento climatico e le ipotetiche azioni legali contro Hillary Clinton.
L’incontro è durato poco più di un’ora. Trump ha parlato anzitutto del suo rapporto con il New York Times, dimostrando una certa ostilità: ha detto che il giornale ha adottato per tutta la campagna elettorale una posizione molto severa nei suoi confronti, più dura anche di quella del Washington Post, responsabile di diverse inchieste sui conti delle attività del presidente eletto. «Sono un lettore del New York Times. Sfortunatamente. Avrei vissuto 20 anni di più se non lo fossi stato». Trump ha poi risposto ad alcune domande relative al cambiamento climatico, una questione su cui negli ultimi anni si era espresso in maniera molto scettica: per esempio aveva sostenuto che il cambiamento climatico fosse una invenzione dai cinesi per danneggiare l’industria americana e aveva minacciato di ritirare gli Stati Uniti dall’importante accordo sul clima firmato a Parigi nel dicembre 2015. Durante l’incontro con il New York Times, Trump ha fatto qualche passo indietro: ha detto che manterrà una “mente aperta” sulla questione e che valuterà attentamente cosa fare rispetto all’accordo di Parigi.
Trump ha parlato anche di Hillary Clinton, la sua sfidante alla presidenza degli Stati Uniti. In campagna elettorale Trump aveva minacciato di avviare un’azione legale contro Clinton per la ormai arcinota questione delle email, attirandosi molte critiche. Al New York Times Trump ha detto però che non intende «infliggerle altro dolore», dopo quello della sconfitta alle elezioni. Un altro tema che è stato toccato durante l’incontro è stato quello dell’estrema destra americana, che in più di un’occasione ha appoggiato apertamente la candidatura di Trump. Trump ha negato di avere rafforzato gli estremisti di destra: «Non è un gruppo che voglio rafforzare. E se si è rafforzato, voglio indagare e capire perché sia successo». Ha anche difeso Stephen Bannon, che una settimana fa è stato nominato consigliere speciale e chief strategist, un importante ruolo alla Casa Bianca. Bannon è l’ex capo del sito di estrema destra Breitbart News ed è stato spesso associato a posizioni antisemite.
I giornalisti del New York Times hanno chiesto a Trump spiegazioni su come saranno gestite tutte le attività imprenditoriali che fanno capo a lui (la questione del conflitto di interessi). Trump ha detto che sarebbe estremamente difficile vendere le sue imprese, perché gestiscono grandi patrimoni immobiliari: «In teoria potrei continuare a gestire perfettamente le mie attività e allo stesso tempo governare perfettamente il paese. Non c’è mai stato un caso come questo».
Per ultimo Trump ha risposto ad alcune domande sulla politica estera che intende adottare, un tema sul quale in passato si è espresso in maniera molto confusa e contraddittoria. Trump ha detto che la Siria è un problema «che dobbiamo risolvere» e ha aggiunto di avere al riguardo delle idee molto diverse da chiunque altro: per esempio sostiene che gli Stati Uniti debbano collaborare con la Russia nella guerra contro lo Stato Islamico e non dovrebbero invece preoccuparsi di favorire la caduta del regime del presidente siriano Bashar al Assad (la posizione di Trump è criticata da molti esperti di Siria e Stato Islamico). Trump ha anche ipotizzato di dare un incarico a suo genero Jared Kushner, che potrebbe fare da mediatore per raggiungere un accordo di pace tra Israele e Palestina, e ha aggiunto: «Mi piacerebbe essere il presidente che ha fatto fare la pace a israeliani e palestinesi. Sarebbe un grande successo».
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Negli ultimi due giorni il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump ha litigato nuovamente con alcuni dei principali media americani, fra cui soprattutto il New York Times, uno dei giornali più importanti e rispettati del mondo. I litigi ruotano attorno soprattutto attorno a due riunioni che Trump aveva organizzato rispettivamente per lunedì 21 e martedì 22: nella prima Trump ha avuto un incontro informale con una ventina di importanti giornalisti televisivi, fra cui rappresentanti di CNN, NBC News, Fox News e CBS News, mentre per oggi è previsto un incontro con alcuni giornalisti del New York Times. Il primo incontro ha avuto momenti di agitazione, come hanno raccontato alcuni dei partecipanti, mentre quello di oggi in un primo momento è stato annullato da Trump per una presunta scorrettezza del New York Times (che ha smentito la ricostruzione di Trump). Qualche ora dopo Trump ha comunicato al New York Times che la riunione si sarebbe tenuta regolarmente: è prevista per le 12.30 locali, le 18.30 italiane.
Trump non è nuovo a controversie di questo genere: in campagna elettorale ha accusato più volte i media americani di voler “truccare” le elezioni occupandosi di lui in modo scorretto per avvantaggiare la sua rivale Hillary Clinton. Fra le altre cose, Trump ha anche minacciato di non partecipare ad alcuni dibattiti organizzati da tv che non gli piacevano, preso in giro un giornalista disabileconsigliato di non guardare la CNN.
Il primo incontro
Nonostante il primo incontro fosse off the record, cioè sostanzialmente informale, diversi partecipanti ne hanno raccontato in forma anonima alcuni passaggi. La ricostruzione più completa dell’incontro è contenuta in un articolo del New Yorker scritto dal direttore della rivista David Remnick.
Remnick racconta che l’incontro è stato generalmente pacato – anche se ci sono stati momenti di tensione – e che alcuni partecipanti sono rimasti colpiti in negativo da alcune posizioni di Trump e in generale dal suo atteggiamento. «Per più di venti minuti», spiega Remnick, «Trump ha criticato l’approccio “vergognoso” e “disonesto” dei media nei suoi confronti. Quando gli è stato chiesto delle notizie false che oggi infestano i social network, Trump ha risposto che sono stati i canali televisivi a diffonderle. I “peggiori”, a suo dire, sono quelli di CNN – “bugiardi!” – e NBC». Uno dei partecipanti ha raccontato a Remnick che il comportamento di Trump è stato “totalmente inappropriato”. Un’altra fonte ha spiegato: «sembra non comprendere il Primo Emendamento della Costituzione [quello che garantisce la libertà di parola e di stampa]. Non ce la fa. Crede che dovremmo scrivere quello che dice lui, e basta».
Anche Politico ha pubblicato una ricostruzione dell’incontro, che conferma a grandi linee quella di Remnick e aggiunge un aneddoto affascinante e indicativo di quali siano le priorità del presidente eletto.
A un certo punto Trump si è girato verso la presidente di NBC News Deborah Turness, ci ha raccontato una fonte, e le ha detto che la sua tv non stava utilizzando una foto in cui lui era venuto bene, e che invece mostrava “questa foto”. A quel punto Trump ha fatto una smorfia in cui accentuava il suo doppio mento.
Il capo della campagna elettorale di Trump Kellyanne Conway, che era presente all’incontro, ha comunque definito “molto cordiale e amichevole” la riunione con i giornalisti.
Cos’è successo col New York Times
Col New York Times, Trump ha litigato ancora prima che iniziasse l’incontro: quando negli Stati Uniti erano circa le sei del mattino, ha twittato che il New York Times – che Trump da un po’ di tempo chiama “il fallimentare New York Times” – aveva cambiato i termini dell’incontro previsto, e che per questo motivo aveva deciso di annullarlo.
Il New York Times ha replicato a Trump con un comunicato della vicepresidente e responsabile della comunicazione Eileen M. Murphy, che ha smentito la ricostruzione di Trump e raccontato che il giornale ha saputo che l’appuntamento era stato annullato proprio dal tweet di Trump.
«Prima di leggere il tweet del presidente eletto, non eravamo a conoscenza del fatto che la riunione fosse stata annullata. Non abbiamo cambiato nessuna regola e non ci abbiamo nemmeno provato. Ieri ci aveva provato lo staff di Trump, chiedendo di tenere solamente una riunione informale, cosa che ci eravamo rifiutati di fare. Alla fine, abbiamo concordato di tornare al piano originale: una breve riunione informale e un’ampia sezione ufficiale con giornalisti ed editorialisti».
Trump ha anche spiegato di capire perché le lamentele contro il New York Times sono al loro massimo da 15 anni, dice: «ma perché rendere pubblica questa informazione?». Lo stesso New York Times ha corretto Trump spiegando che il giornale non ha fatto nessun annuncio di questo tipo, e che l’affermazione di Trump si riferisce a un’osservazione del public editor del giornale che raccontava che le lettere indirizzate al direttore sono aumentate come raramente era accaduto dall’11 settembre in poi.
Più avanti nel corso della mattinata, Trump ha cambiato idea: il New York Times spiega che il presidente eletto incontrerà gli editori del giornale in un incontro informale, mentre i giornalisti ed editorialisti in un successivo incontro ufficiale.
Nelle settimane successive alla sua elezione, Trump non sembra aver cambiato l’atteggiamento provocatorio e divisivo tenuto in campagna elettorale. Anche Reminck spiega di essersi fatto questa opinione dopo aver parlato con diversi partecipanti all’incontro di lunedì 21. Trump non ha cambiato neppure il suo approccio a Twitter, che da anni usa abitualmente per attaccare avversari politici e rispondere alle accuse: dall’8 novembre in avanti la maggior parte dei tweet che ha pubblicato contengono accuse e offese ai giornali.

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