martedì 11 ottobre 2016

Yotam Berger :Documenti segreti rivelano come Israele ha collaudato il sistema di sottrarsi al controllo internazionale sull’occupazione.



Yotam Berger, 20 settembre 2016

Due documenti riservati del ministero degli Esteri datati dal 1967 al 1968, rivelano come il governo ha cercato di evitare l’applicazione delle Convenzioni di Ginevra ai Territori subito dopo essere stati occupati e come si è cercato di evitare le critiche internazionali alle violazioni delle convenzioni.

I documenti dimostrano anche come Israele ha cercato di evitare di concedere al Comitato internazionale della Croce Rossa l’accesso ai territori come richiesto dalle convenzioni.

Nei documenti, alti funzionari ammettono di varie violazioni delle convenzioni, compreso l’uso della violenza contro la popolazione palestinese. Essi rivelano inoltre come Israele ha cercato di evitare di definire sé stesso come un occupante nei territori, pur ammettendo esplicitamente che tale richiesta è stata portata avanti per ragioni strategiche, al fine di evitare le critiche, anche se non c’era alcuna giustificazione sostanziale per farlo.
Uno dei due documenti è un telegramma inviato nel marzo 1968 all’allora ambasciatore israeliano a Washington, Yitzhak Rabin, da Michael Comay e Theodor Meron. Comay, era un alto diplomatico precedentemente ambasciatore alle Nazioni Unite e   quando è stato spedito il telegramma era consigliere politico per l’allora ministro degli esteri Abba Eban. Theodor Meron era, invece, consulente legale del Ministero degli Esteri.

Il telegramma,  classificato top secret, contiene le istruzioni dettate da Comay e Meron su cosa Rabin avrebbe dovuto fare per evitare che gli Stati Uniti  costringessero Israele ad applicare le Convenzioni di Ginevra ai Territori.

seigiorni

“La nostra politica coerente è stata ed è quella di evitare di discutere la situazione nei territori amministrati con soggetti esteri, sulla base delle Convenzioni di Ginevra. … Il riconoscimento esplicito da parte nostra della applicabilità delle Convenzioni di Ginevra  metterebbe in evidenza gravi problemi derivanti dalla Convenzione con la demolizione delle case, espulsioni, insediamenti e altro – e, inoltre, se obbligati a lasciare tutte le opzioni aperte per quanto riguarda il problema delle frontiere, non dobbiamo riconoscere che il nostro status nei territori amministrati è esclusivamente quello di una potenza occupante”, è scritto nel documento.
“In breve, la nostra politica verso i territori amministrati è cercare di evitare palesi violazioni delle Convenzioni di Ginevra, senza entrare nella questione dell’applicabilità delle convenzioni”, continua il telegramma.

Comay e Meron hanno riconosciuto che lo status di Gerusalemme è stato particolarmente problematico, perché il governo aveva già preso delle misure che probabilmente potevano essere configurate come violazioni delle convenzioni.

“Il problema più grave è, naturalmente, Gerusalemme Est, perché qui, se il governo dovesse seguire le Convenzioni di Ginevra e i Regolamenti dell’Aja,   non sarebbe in grado di fare profondi cambiamenti amministrativi e legali, come espropriare terreni,” scrissero.

“Gli americani hanno recentemente affermato che il nostro status di Gerusalemme è solo quello di occupazione. Su questa base, non possiamo nemmeno parlare con loro sulla questione di Gerusalemme, perché, anche se  stiamo cercando di evitare azioni che potrebbero avere ripercussioni internazionali, non c’è alcuna possibilità di portare avanti  tutte le nostre azioni a Gerusalemme  rispettando le restrizioni che derivano dalle Convenzioni di Ginevra e i regolamenti dell’Aja”.

I diplomatici pertanto incaricano Rabin di “dire agli americani che ci sono aspetti unici per lo status dei territori e per il nostro status nei territori. Prima della guerra dei sei giorni, la Striscia di Gaza non era territorio egiziano, e anche in riferimento alla  Cisgiordania,  questo era un territorio che era stata occupato e annesso dalla Giordania senza riconoscimento internazionale. Data l’ambiguità e l’indeterminatezza di questa situazione territoriale, la questione dell’applicabilità della Convenzione è complessa e poco chiara prima di che sia fatto un accordo di pace che comprende l’impostazione di confini sicuri e riconosciuti “.

Il telegramma aggiunge che vi è “un inutile dibattito pubblico” con gli americani. “Si consiglia di non entrare in qualsiasi discussione o argomento inerente problemi di cui sopra, ma limitarsi a registrare la loro risposta e lasciare ogni chiarimento all’ambasciata, senza documenti e senza la partecipazione dei membri delle Nazioni Unite”.

Un altro documento, classificato come segreto, è stato inviato da Comay al vice direttore del Ministero degli Esteri generali parecchi mesi prima, il 22 giugno del 1967, meno di due settimane dopo la fine della guerra dei sei giorni. In esso,  informa il ministero a non usare la parola “occupazione”, in modo da evitare  di consentire alla Croce Rossa libero accesso  alla popolazione civile della West Bank.

“Alla luce del fatto che la Croce Rossa Internazionale sta cercando di far valere i diritti nei confronti della popolazione civile, nel rispetto delle Convenzioni di Ginevra … è necessario fare attenzione circa l’uso di certe frasi celebri nella convenzione; Mi riferisco principalmente alla frase  territori occupati   epotenza occupante“, ha scritto Comay. “La nostra delegazione delle Nazioni Unite e le nostre legazioni devono sapere che qui, stiamo evitando discussioni con i rappresentanti della Croce Rossa Internazionale sullo stato dei territori.”
Comay raccomanda di sostituire la frase “territori occupati” con “territori sotto il controllo israeliano” o “territori sotto governo militare.”

Questi documenti non sono solo una testimonianza storica interessante di come Israele inizialmente si relaziona con le Convenzioni di Ginevra, né sono solo un’ammissione di una sua violazione. Essi sono rilevanti per il dibattito in corso oggi sulla legalità dell’occupazione.

Lior Yavne, direttore esecutivo di Akevot, Institute for Israeli-Palestinian Conflict Research, un istituto di ricerca di sinistra che lavora per scoprire e diffondere materiale d’archivio sul conflitto, ha riferito: “Negli ultimi anni, gli attori politici hanno cercato di promuovere una affermazione poco seria,  nella discussione a partire dagli  anni settanta – che i territori non sono effettivamente occupati e che i loro residenti non sono soggetti ai diritti garantiti dalle Convenzioni di Ginevra “.

“L’unicità del telegramma è la franchezza rara con cui gli autori spiegano le ragioni del rifiuto del governo di ammettere l’applicabilità della Convenzione ai territori,  che alcune delle sue politiche nei territori semplicemente contraddicono le regole della convenzione, e questo anche  come strategia in vista di un futuro accordo diplomatico”, ha proseguito Yavne.

Trad. Invictapalestina.org

fonte: http://www.haaretz.com/israel-news/.premium-1.742757


Documenti segreti rivelano come Israele ha collaudato il sistema di sottrarsi al controllo internazionale sull’occupazione.

Nessun commento:

Posta un commento