lunedì 10 ottobre 2016

Sana’a, migliaia di cittadini in piazza contro Riyadh per la strage al funerale

 

Sana’a, migliaia di cittadini in piazza contro Riyadh per la strage al funerale


Una folla si è radunata davanti al quartier generale Onu nella capitale yemenita. I manifestanti hanno accusato la coalizione araba a guida saudita per l’attacco alla veglia funebre dell’8 ottobre. Nel raid sono morte oltre 140 persone, più di 500 i feriti. Leader Houthi: Washington ha autorizzato l’attacco, usate armi americane.

Sana’a (AsiaNews/Agenzie) - Migliaia di cittadini in Yemen hanno affollato le vie della capitale, Sana’a, per protestare contro un raid aereo che ha causato la morte di oltre 140 persone. Sebbene non vi siano conferme ufficiali, dietro l’attacco vi sarebbe la coalizione araba a guida saudita che da un anno e mezzo combatte i ribelli sciiti Houthi nel Paese. Il raid è avvenuto l’8 ottobre scorso e ha centrato un gruppo di persone, in maggioranza civili, che si erano riunite per partecipare a una veglia funeraria.
I dimostranti scesi in piazza ieri hanno manifestato davanti al quartier generale delle Nazioni Unite, chiedendo una indagine internazionale sul raid aereo. Per la popolazione civile l’imputato numero uno è la coalizione guidata da Riyadh.
In queste ore le autorità saudite - già finite al centro di una indagine internazionale indipendente, secondo cui “un terzo” degli attacchi aerei avrebbe colpito obiettivi civili - hanno aperto un’inchiesta sulla vicenda. Tuttavia, non hanno confermato né smentito un proprio coinvolgimento.
Nel raid aereo che ha colpito la veglia funebre del padre di Gawal al-Rawishan, ministro degli Interni del “governo” a guida Houthi che controlla Sana’a, sono rimaste ferite oltre 500 persone. Alla cerimonia erano presenti diversi alti funzionari delle milizie ribelli sciite, obiettivo numero uno della guerra lanciata dai sauditi in Yemen; alcuni di loro sono rimasti feriti in modo grave.
Testimoni e soccorritori accorsi sul luogo dell’attacco - condannato in queste ore da Onu, Stati Uniti e Unione europea - hanno parlato di un vero e proprio “bagno di sangue”.
Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha affermato che “ogni attacco deliberato contro civili è assolutamente inaccettabile”; il capo della diplomazia Onu ha inoltre auspicato che i responsabili vengano individuati e rispondano delle azioni commesse.
In seguito all’attacco aereo contro civili, Washington potrebbe ridurre ancor più il proprio sostegno alla coalizione saudita. Il portavoce della Sicurezza nazionale Ned Price sottolinea che la cooperazione statunitense-saudita “non è un assegno in bianco”.
In un intervento televisivo il leader Houthi Abdul-Malek al-Houthi punta il dito contro la Casa Bianca, sottolineando che il raid aereo ha avuto luogo con il “semaforo verde” di Washington e con l’uso di armi americane. Il portavoce dei ribelli parla di atto di “genocidio”.
Dal gennaio 2015 la nazione del Golfo è teatro di un sanguinoso conflitto interno che vede opposte la leadership sunnita dell’ex presidente Hadi, sostenuta da Riyadh, e i ribelli sciiti Houthi, vicini all’Iran. Nel marzo 2015 una coalizione araba a guida saudita ha promosso raid contri i ribelli, finiti nel mirino delle Nazioni Unite per le vittime, anche bambini. Ad oggi sono morte circa 10mila persone, di cui oltre 3700 civili. Almeno 2,5 milioni gli sfollati del conflitto.
Nel Paese vivono 28 milioni di persone, la maggioranza delle quali necessita in modo disperato di aiuti umanitari. Dall’inizio del conflitto sono almeno tre milioni gli sfollati.

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