lunedì 10 ottobre 2016

Israele : Il diritto di dominare

Territori Palestinesi Occupati. Il ministro israeliano Bennett invoca l'annessione della Cisgiordania e il riconoscimento della "legalità" dei coloni. Il docente universitario Nicola Perugini: «siamo di fronte a una inversione del rapporto tra colonizzatori e colonizzati, si cerca di piegare il concetto di diritti umani alle esigenze della dominazione».

Per Naftali Bennett, ministro israeliano e nazionalista religioso, non contano le critiche dell’Amministrazione Obama e della ministra degli esteri dell’Ue Federica Mogherini all’annuncio fatto dal governo Netanyahu della prossima costruzione di un nuovo insediamento ebraico in Cisgiordania, destinato ad accogliere i coloni dell’avamposto di Amona (illegale anche per la legge israeliana e non solo per quella internazionale) che dovrà essere evacuato entro la fine dell’anno su ordine della Corte Suprema. Per Bennett, uno dei leader dei coloni, gli israeliani «devono fare ogni sforzo, devono dare la vita, per realizzare il sogno di fare della Giudea e Samaria (la Cisgiordania, ndr) una parte dello Stato di Israele». Parole che hanno riscaldato il cuore dei coloni di Amona impegnati in una campagna di denuncia degli “abusi” dello Stato e della comunità internazionale. Negli ultimi anni i coloni, complice il clima anti arabo e islamofobico che si diffonde in Occidente, si sono impegnati in iniziative volte a capovolgere la loro immagine, da occupanti ed oppressori a quella di “vittime”, raccogliendo non pochi consensi all’estero oltre che in patria.
«I coloni israeliani hanno creato proprie organizzazioni dei diritti umani e affermano che il cosiddetto ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza nel 2005 ha rappresentato una violazione aperta dei diritti di coloro (i coloni) che vivevano in quella parte di territorio palestinese sotto occupazione militare», ci spiega il giovane docente universitario Nicola Perugini autore assieme all’israeliano Neve Gordon de “Il diritto umano di dominare”, saggio appena pubblicato in Italia (edizioni Nottetempo). «Intervistando i responsabili di queste organizzazioni – aggiunge Perugini – ci si rende conto come il linguaggio dei diritti umani venga articolato per legittimare forme di dominazione». Perugini porta l’esempio delle petizioni che da qualche tempo a questa parte presentano i coloni israeliani. «Sono simili a quelle dei palestinesi contro le politiche israeliane di occupazione, di demolizione di case e di violazione dei diritti umani. I coloni argomentano che le demolizioni (molto rare, ndr) dei loro avamposti in Cisgiordania non siano altro che violazioni di diritti umani». Quindi, prosegue Perugini «siamo di fronte ad una inversione del rapporto tra colonizzatori e colonizzati, una inversione totale del quadro storico in cui si è sviluppata la colonizzazione della Palestina».
Al linguaggio che ora usano i coloni per legittimare la loro presenza nei Territori palestinesi occupati, si aggiunge l’approccio che il ministero degli esteri israeliano e gli uffici legali delle forze armate utilizzano dalla prima guerra a Gaza (“Piombo fuso”, alla fine del 2008) per giustificare operazioni militari devastanti. «I rappresentanti dell’esercito israeliano» dice Perugini «hanno sviluppato una interpretazione delle leggi e delle convenzioni internazionali. Sostengono che l’uso letale della forza (contro Gaza) sia in linea con il diritto umanitario che, come sappiamo, ha lo scopo di tutelare le popolazioni civili». Un caso eclatante, ricorda il docente, è quello degli «scudi umani». Le forze armate israeliane diffondono l’idea che i palestinesi di Gaza accettino o siano costretti ad accettare il ruolo di «scudi umani» di Hamas, finendo così per diventare obiettivi da colpire anche nel quadro stabilito dal diritto umanitario.
Secondo Perugini da questa situazione e da situazioni analoghe in giro per il mondo, si potrà uscire solo «prendendo atto dello scivolamento del tema dei diritti umani nella complicità di fatto tra forze considerate progressiste e forze reazionarie in queste forme di sovrapposizione che favoriscono l’oppressione e il dominio coloniale». L’impegno del ministro Bennett è quello di legittimare sulla scena mondiale una realtà fatta di occupazione e di requisizione di terre palestinesi. Fino al punto di ottenere il riconoscimento del diritto di Israele di negare i diritti dei palestinesi e quello dei coloni di dominare la Cisgiordania.





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