venerdì 9 settembre 2016

Palestina: perchè proprio ora le rivelazioni che Abu Mazen ha lavorato nel KGB?

 

 
 
Secondo due ricercatori lo confermerebbe un documento trovato nell’archivio Mitrokhin dell’Università di Cambridge, di recente aperto al pubblico
nena-news.it
 

Secondo due ricercatori lo confermerebbe un documento trovato nell’archivio Mitrokhin dell’Università di Cambridge, di recente aperto al pubblico
Il presidente palestinese Abu Mazen e il leader russo Vladimir Putin




Il presidente palestinese Abu Mazen e il leader russo Vladimir Putin
della redazione
Gerusalemme, 8 settembre 2016, Nena NewsIsraele ha lanciato ieri sera un pesante attacco frontale al presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen). La televisione pubblica, perciò vicina al governo Netanyahu, ha pubblicato un lungo servizio nel quale sostiene che nel 1983 Abu Mazen era un agente del servizio di intelligence sovietivo Kgb a Damasco. Base di questa tesi sarebbe un documento scoperto da due ricercatori del Centro Truman di Gerusalemme, Gideon Remez e Isabella Ganor, nell’archivio Mitrokhin dell’Università di Cambridge, di recente aperto al pubblico. Si tratta della documentazione che l’ex archivista del Kgb Vasili Mitrokhin portò in Occidente del 1992.
I due ricercatori, per motivi non precisati, hanno svolto le loro ricerche sulle attività svolte dai sovietici fra i palestinesi negli anni Settanta e Ottanta. Sostengono di aver appurato che un migliaio di palestinesi era in qualche modo collegato al Kgb. Il documento relativo ad Abu Mazen è di appena due righe scritte a macchina in caratteri cirillici: ”Abbas Mahmud, nato nel 1935 in Palestina. Membro del Comitato esecutivo di al-Fatah-Olp. Agente del Kgb a Damasco”. Viene anche precisato il suo nome in codice, “Kortov”, una derivazione del termine russo per “talpa”. Solo questo, niente di più.  Isabella Ganor ha spiegato di ignorare il livello dei rapporti di Abu Mazen con il Kgb negli anni precedenti e in quelli successivi al 1983 perché non ha trovato altri documenti.
  E’ a dir poco insolito che il Kgb, un servizio di intelligente ben organizzato, abbia dedicato queste poche parole all'”agente” Abu Mazen che i due ricercatori israeliani hanno dipinto come organico all’attività di spionaggio e non un semplice informatore.
Il servizio televisivo ha incluso anche l’intervento di una “alta fonte”  del servizio segreto israeliano Mossad che ha definito l’archivio Mitrokhin ”molto attendibile”. A sua volta la televisione israeliana ha ipotizzato che Abu Mazen sia stato reclutato nel periodo in cui svolgeva i suoi studi universitari a Mosca. L’emittente infine ha sottolineato che nel 1983 l’ambasciatore russo a Damasco si chiamava Bogdanov, forse lo stesso Mikhail Bogdanov che in questi giorni cerca di organizzare a Mosca un incontro tra Abu Mazen e il premier israeliano Netanyahu.
Furiose le reazioni di diversi esponenti dell’Autorità nazionale palestinese che hanno descritto il servizio televisivo e la descrizione di Abu Mazen come un ex agente del Kgb una “infamia” e un tentativo di “demolizione” dell’immagine del presidente. Nena News
 
 
 
2 Sintesi personale   Il presidente palestinese Mahmoud Abbas sarebbe stato un agente del KGB a Damasco 33 anni fa.  Questa notizia è stata diffusa dal Canale 1 israeliano
In un articolo del New York Times uno dei docenti universitari, Gideon Remez,rivela che il fine di tale rivelazione era quello di minare l'incontro tra Abbas  e Putin,ma  il loro piano non sembra aver funzionato.
 Il Ministero degli Esteri russo ha annunciato che il presidente Abbas e il primo ministro Netanyahu stavano concordando di incontrarsi a Mosca ,ma le reciproche richieste potevano vanificare tale possibilità  Quindi , mentre nessuno ha aspettative positive per l'esito,  ancora non confermato, dell' appuntamento al  Cremlino, sembra che alcuni preferiscano scongiurarlo del tutto . L'unica domanda è se questi due storici israeliani hanno agito per conto proprio.

Israeli academic who fed the story to the press tells the ‘NY Times’ he wanted to undercut the Kremlin’s efforts to host Israeli-Palestinian peace talks.

Palestinian President Mahmoud Abbas meets Israel Prime Minister Benjamin Netanyahu. (White House photo, cropped)
Israel’s Channel 1 News broadcast a story Wednesday night alleging that Palestinian President Mahmoud Abbas was a KGB agent in Damascus 33 years ago. The story, for obvious reasons, was picked up by local and international outlets within minutes of airing. (Watch the full Hebrew report here.)
In every good spy story, however, there’s always a hidden agenda to be uncovered. Or in this case, a not-so-hidden one.
Speaking in the Channel 1 report, the two Israeli academics who discovered the incriminating document and who fed the story to the press made sure the news item included some circumstantial icing on the cake — that Russia’s current Mideast envoy, the one currently trying to arrange a Netanyahu-Abbas meeting in Moscow, was stationed in Damascus at the same time as Abbas. The insinuated allegation: he was Abbas’ handler.
In a follow-up item in the New York Times, one of the academics, Gideon Remez, dropped all pretenses about the timing of the KGB story’s release, and his and his partner’s motivations.
The final paragraph of the Times story reads:
Mr. Remez said that they were not trying to undercut Mr. Abbas and, in fact, they favor talks with the Palestinians — but not under the auspices of the Russians, who should not be trusted. “It is not basically a good idea,” he said. “So that is why we thought this is the time to go public with this discovery.”
Their plan doesn’t seem to have worked.
Hours after the KGB story broke, the Russian Foreign Ministry announced that President Abbas and Prime Minister Netanyahu had agreed in principle to sit down together in Moscow, the first prospective working meeting in years.
Such plans had been talked about in the press for several weeks, with Abbas initially demanding a settlement freeze and the completion of a prisoner release Israel reneged on, which led to the collapse of last round of peace talks. The Israeli prime minister, for his part, dusted off his own precondition for talks, namely that there be no preconditions to the talks.
While nobody has any reasonable positive expectations for the outcome of the still-unconfirmed Kremlin rendezvous, it appears there are those who would rather not see it happen. The only question is whether these two Israeli historians were acting on their own.
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