martedì 13 settembre 2016

Noi palestinesi della Striscia di Gaza soffriamo da lungo tempo di una lenta condanna a morte.





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Tamam Abusalama,  1 settembre 2016
Sono solita ripetere che ogni esperienza o sensazione che noi palestinesi proviamo è una conseguenza dalla nostra identità minacciata. Negli ultimi 6 mesi ho soggiornato in Europa grazie ad un programma di scambio di formazione tra la Turchia – dove mi trovo abitualmente a studiare – e l’Unione Europea.

Ho lavorato molto duramente e speso tutte le mie energie, attività e vitalità per conquistare una tale possibilità. No, non sono andata lì per divertimento, proprio come altre mie compagne di college. La mia motivazione principale per andare in Europa è stata quella di trovare un luogo dove poter vedere i miei familiari separati tra Gaza e l’Europa.
Da quando sono tornata in Turchia qualche settimana fa, ho cercato di scrivere qualcosa su quel periodo della mia vita, ma sono ancora sotto la forte impressione causata della nostra riunione di famiglia sognata per così tanti anni. Non riesco ancora a credere di avere alla fine dormito come una bambina in grembo a mia mamma dopo 4 anni di separazione e sentito quanto mi fosse mancato il suo amore incondizionato. Sono ancora scioccata per le risate, i pianti e le uscite con i miei fratelli, dopo così tanto tempo.
Mamma finalmente ha ottenuto il visto; per noi è stata una grande sfida ottenere il visto in modo che potesse uscire dalla più grande prigione a cielo aperto, Gaza. La notizia della concessione del visto è stata accolta come una festosa rimpatriata di famiglia. Abbiamo pensato che il nostro sogno di ritrovarci si sarebbe avverato quando la mamma ha ottenuto il suo visto. Abbiamo avuto la colpa di dimenticare che la mamma vive nella Striscia di Gaza, da dieci anni sotto il blocco israeliano ed egiziano.
Nonostante tutto abbiamo mantenuto viva in noi la luce della speranza. La mamma era determinata a cercare ogni modo possibile per porre fine alla nostra separazione e abbracciarci anche fosse solo per un secondo. Ha presentato la domanda per attraversare il checkpoint di Erez per arrivare in Giordania attraverso la Cisgiordania, ma le è stato negato il permesso per “motivi di sicurezza”. Abbiamo avuto solo un’altra opzione, istituita come uno speciale “coordinamento” con le autorità egiziane in cambio di 2.200 dollari. Abbiamo fatto questa scelta e la mamma, infine, è stata in grado di lasciare Gaza.
La notte in cui dall’aeroporto del Cairo volava verso l’aeroporto di Berlino non sono riuscita a dormire. Cercavo di immaginare quale sarebbe stata la nostra reazione, come sarebbe stato ritrovare il suo abbraccio dopo così tanto tempo, avevo dimenticato l’odore di mia mamma o quanto possa sentirmi al sicuro tra le sue braccia. Ho pensato:”Piangerò all’infinito come una bambina quando la vedrò apparire alle uscite dell’aeroporto”; ma non l’ho fatto, ho continuato a guardare il suo viso, gli occhi e le mani cercando di scoprire le sue nuove rughe.
Mi è sembrato così strano dire la parola “MAMA” di nuovo davanti a lei. Mi sono divertita ai suoi buffi paragoni tra Gaza e l’Europa. Dopo avere avuto tutti noi la possibilità di trascorrere po’ di tempo insieme, è arrivato il momento per la mamma di tornare a Gaza. La felicità della mamma è stata incompleta. Ha dovuto pagare il prezzo per aver lasciato la Striscia di Gaza con il suo viaggio di ritorno dall’Europa di nuovo a Gaza.
Mamma ora è bloccata in Giordania da circa un mese perché le autorità egiziane continuano a chiudere il confine di Rafah. Il suo unico crimine è la madre che ha dentro di sé che ha insistito a farle sottovalutare questo viaggio d’inferno pur di abbracciare i suoi figli.
Noi palestinesi della Striscia di Gaza, soffriamo da lungo tempo di una lenta condanna a morte. Subiamo punizioni collettive senza nessun motivo, senza alcun crimine. Le autorità egiziane e giordane, in collaborazione con il regime coloniale di Israele, sono riuscite a trasformare la vita degli abitanti di Gaza in un inferno. Questa ingiustizia deve finire. Una risoluzione per questo assedio deve venire. La gente deve svegliarsi e agire.


trad. Simonetta Lambertini
Fonte: http://mondoweiss.net/2016/09/palestinians-suffering-sentence/

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