domenica 18 settembre 2016

Monache buddiste pedalano per 4mila chilometri contro il traffico di esseri umani


Monache buddiste pedalano per 4mila chilometri contro il traffico di esseri umani




Le religiose appartengono all’ordine Drukpa e sono esperte di arti marziali. Per questo sono chiamate “Kung Fu nuns”. Hanno attraversato l’Himalaya in bicicletta e sono arrivate in India. Dopo il terremoto del 2015, è aumento lo sfruttamento di donne e bambini. Nel viaggio le monache hanno distribuito cibo e cure mediche.
Kathmandu (AsiaNews) – Un totale di 500 monache buddiste ha pedalato per 4mila chilometri sulla catena Himalayana tra Nepal e India per richiamare l’attenzione sul traffico di esseri umani nella regione. Jigme Konchok Lhamo, una monaca di 22 anni, spiega il motivo dell’iniziativa: “Mentre lo scorso anno prestavamo soccorso alle popolazioni terremotate del Nepal, abbiamo saputo di numerose ragazze povere vendute dai loro stessi genitori perché non sapevano più come mandare avanti la famiglia. Vogliamo fare qualcosa per cambiare la mentalità che considera la donna inferiore all’uomo. Questa escursione in montagna dimostra che le donne hanno la stessa potenza e forza degli uomini”.
Il viaggio è iniziato a Kathmandu e si è concluso nella città di Leh, nella parte settentrionale dell’India. Le monache appartengono al lignaggio Drukpa - una delle scuole "moderne" del buddismo tibetano - e sono esperte di arti marziali. La loro abilità gli ha procurato il soprannome di “Kung Fu nuns” e vivono in prevalenza in India, Nepal, Bhutan e Tibet.
Per questa impresa hanno abbandonato l’abito monastico e indossato scarpe da ginnastica, casco protettivo e tuta sportiva. Le monache non sono nuove a questo tipo di esperienza: si tratta infatti della quarta pedalata. Durante il percorso hanno incontrato la popolazione locale, funzionari di governo, leader religiosi e con tutti hanno parlato di eguaglianza di genere, coesistenza pacifica e rispetto per l’ambiente.
Le monache hanno distribuito cibo ai poveri e cure mediche agli abitanti dei villaggi. Insieme a loro ha pedalato anche il Gyalwang Drukpa, il 12mo capo dell’ordine. Jigme Pema Wangchen ha riformato in senso progressista il movimento, ispirando il riscatto delle monache. Prima della riforma, esse erano destinate ai lavori più umili e subivano maltrattamenti e minacce da parte dei monaci maschi. Il Gyalwang Drukpa ha dato loro ruoli di leadership e introdotto corsi di Kung Fu, in modo che le donne potessero imparare a proteggersi da sole.
Grazie a lui, negli ultimi 12 anni il numero delle monache è passato da 30 a 500 e sono attive nella diffusione di valori come l’uguaglianza di genere. Esse lottano per le donne che in Nepal vengono vendute come schiave del sesso da trafficanti senza scrupoli, attirate con l’illusione di lavori ben pagati, ma poi costrette a vendere il proprio corpo nei bordelli e nelle case private.
Il terremoto del 25 aprile 2015 ha provocato circa 9mila vittime e ha lasciato quasi 40mila bambini senza genitori. Anch’essi rischiano di cadere nelle mani di trafficanti, spesso travestiti da santoni e benefattori. La monaca Jigme Konchok Lhamo dichiara: “Le persone pensano che dobbiamo stare rinchiuse nel tempio e pregare tutto il tempo, dato che siamo monache. Ma la preghiera non basta. Il Gyalwang Drukpa ci insegna che dobbiamo uscire e mettere in pratica le parole con cui preghiamo. In fin dei conti, le azioni parlano più forte delle parole”.

Nessun commento:

Posta un commento