domenica 18 settembre 2016

Israele tra i coloni, il muro e la pace che non vuole nessuno

L'intifada dei coltelli non è finita. Ieri un palestinese ha tentato di accoltellare un soldato israeliano in Cisgiordania. Il soldato è rimasto ferito in modo grave, ha reagito, il suo assalitore è morto. Venerdì scorso, le forze israeliane hanno ucciso tre aggressori arabi in episodi separati, a Gerusalemme Est e nella Cisgiordania. Dinanzi a queste tensioni, resta immutata l'indifferenza della comunità internazionale, che non è giustificata dalla questione siriana. Le tensioni in Terra Santa intanto ruotano attorno a questi perni. Colui che appare il deusexmachina dell'atroce conflitto siriano in corso da cinque anni appena oltre il confine della Terra promessa - ovvero il presidente russo Putin, sembra l'unico davvero interessato a far tornare al tavolo dei negoziati il premier israeliano Netanyahu e il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas. La settimana scorsa, il premier conservatore israeliano Netanyahu ha dichiarato che "i palestinesi vogliono compiere una pulizia etnica contro i coloni ebrei" che vivono negli insediamenti. Secondo il diritto internazionale, le colonie ebraiche sono illegali, ma Israele lo ha sempre ignorato come ha sempre violato le risoluzioni dell'Onu. Gli insediamenti - che nascono e si espandono senza sosta perché il verbo dei coloni è, ancora più che per i palestinesi, usare anche l'arma demografica per imporsi - sono il motivo per cui i negoziati sono finora falliti. Per le autorità palestinesi non è infatti possibile tornare a negoziare senza la pre-condizione del congelamento delle colonie. Precondizione che Israele non accetta. Uno Stato per essere reale e non solo nominale deve infatti avere una continuità territoriale che proprio le colonie concorrono a impedire. I coloni sono circa mezzo milione su una popolazione di 4 milioni di palestinesi. Persino la Lega contro la diffamazione (ADL), un gruppo di pressione costituito da ebrei americani allo scopo di denunciare l'antisemitismo e le falsità divulgate contro il popolo ebraico, ha rimproverato con toni aspri Netanyahu e bollato come propaganda l'accusa da lui mossa ai palestinesi di voler realizzare una pulizia etnica.  Nel giugno scorso, il quotidiano israeliano YediothAronoth ha svelato un piano dell'attuale governo che prevede la realizzazione di una barriera di cemento armato sotterranea lungo il confine con la Striscia di Gaza. Il muro dovrebbe arrivare alcune decine di metri sotto terra e altrettanto in superficie. Il motivo per cui dovrebbe scendere in profondità è l'eliminazione della minaccia dei tunnel realizzati da Hamas a cavallo della Striscia per infiltrarsi in territorio israeliano. Il muro, che si estenderà lungo i 96 chilometri che delimitano l'enclave palestinese, ha un costo stimato di 568 milioni di dollari. Intanto lo scorso aprile erano ripresi i lavori di costruzione di una sezione del muro che circonda la Cisgiordania, iniziato nel 2002. Nel 2004, la Corte internazionale di giustizia ha stabilito che la costruzione della barriera è illegale e, come ha fatto l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, ne ha chiesto la demolizione. Israele ha ignorato, ancora una volta, il verdetto di un ente internazionale, forte anche del fatto che il parere della Corte internazionale non è vincolante. Anche nella zona nord di Israele, l'Alta Galilea e le Alture del Golan rispettivamente al confine con il Libano e la Siria, potrebbero sorgere nuove recinzioni e barriere come forma di deterrenza nei confronti di Hezbollah. Nelle ultime due settimane, l'aviazione israeliana ha bombardato più volte alcune postazioni dell'esercito lealista di Damasco in risposta alla caduta di razzi dal versante siriano delle  alture del Golan. Il governo guidato da Netanyahu considera Damasco responsabile della caduta di qualunque razzo sui territori nel Golan. I gruppi jihadisti, tra cui l'Isis, che combattono il regime di Assad, nonostante la tregua in corso, cercano di avanzare e occupare le posizioni dell'esercito siriano anche nella zona situata a ridosso delle alture. Come ha riferito la tv israeliana Canale 10, lo Stato ebraico ha aperto lo scorso anno un passaggio per trasportare i "ribelli" islamici feriti verso gli ospedali israeliani. Secondo numerosi osservatori, Israele sosterrebbe i gruppi che combattono in Siria in funzione anti Assad. Ghassan Muhammad, esperto di affari israeliani intervistato da una emittente televisiva panaraba, ha dichiarato: "Israele ha paura del successo degli esiti dei colloqui di pace russo-americani e dell'eventualità di giungere a una soluzione politica in Siria perché per Tel Aviv significherebbe perdere i propri strumenti nella regione e vedere sfumare l'opportunità di una disintegrazione delle forze armate e dell'esercito siriano". Di sicuro c'è che Israele teme la nascita di una enclave sciita a ridosso del proprio confine e, pur di evitarlo, non si farebbe scrupolo a foraggiare i terroristi islamici, al cui confronto l'ortodossia oscurantista di Hamas impallidisce.


 
Israele tra i coloni, il muro e la pace che non vuole nessuno - Il Fatto Quotidiano
L’Intifada dei coltelli non è finita. Ieri un palestinese ha tentato di accoltellare un soldato israeliano in Cisgiordania. Il soldato è rimasto ferito in modo grave, ha reagito, il suo assalitore è morto. Venerdì scorso, le forze israeliane hanno ucciso tre aggressori arabi in episodi separati, a G...
ilfattoquotidiano.it|Di Roberta Zunini

Nessun commento:

Posta un commento