sabato 10 settembre 2016

Israele legalizza alla chetichella gli avamposti pirata in Cisgiordania.


di ISABEL KERSHNER
The New York Times, 30 agosto 2016
Gli insediamenti illegali costellano la cima delle colline in Cisgiordania, ma i Palestinesi e le organizzazioni anti-insediamenti sostengono che la loro legalizzazione retroattiva è un sistematico tentativo di sovvertire la mappa della regione.ragazzi




Ragazzi fotografati questo mese nell’avamposto di Mitzpe Danny, nella Cisgiordania occupata. Mitzpe Danny fa parte di un’estesa rete di circa 100 avamposti creati per lo più negli ultimi venti anni senza autorizzazione governativa. Uriel Sinai per il NYT.
MITZPE DANNY, Cisgiordania –  Una sera nell’autunno del 1998, un autoproclamatosi “imprenditore di avamposti” portò tre caravan sulla cima di un’aspra collina nella Cisgiordania occupata da Israele e fondò il suo primo insediamento pirata.
Dozzine di giovani sostenitori arrivarono per dar man forte all’imprenditore, Simon Riklin, che fu raggiunto pochi giorni dopo dalla moglie, un bambino e un neonato. Una seconda famiglia seguì il loro esempio. All’inizio furono sorpresi che nessuno dall’esercito o dal governo venisse ad allontanarli. “Dopo sei mesi,” ha detto Rifkin in una recente intervista, “ho capìto che l’affare era fatto.”
Chiamarono il loro avamposto Mitzpe Danny, dal nome di un immigrato britannico che era stato accoltellato a morte da un Palestinese nell’insediamento che si trova dall’altra parte dell’autostrada. Nei mesi successivi contribuirono a fondare Mitzpe Hagit e poi Neve Erez che si trova a pochi minuti di auto. “Saltavo da una collina all’altra”, ha detto Riklin.
Oggi più di 40 famiglie di Ebrei ortodossi vivono a Mitzpe Danny, che fa parte di una catena di avamposti su un crinale strategico che a sud-ovest ha viste mozzafiato fino al Monte degli Ulivi di Gerusalemme, mentre ad est la vista arriva fino alla Giordania. Fanno parte di una vasta rete di circa 100 avamposti, fondati per lo più negli ultimi venti anni senza autorizzazione governativa.
Almeno un terzo di questi avamposti sono stati legalizzati retroattivamente, oppure -come nel caso di Mitzpe Danny- è in corso quello che secondo gli osservatori anti-colonie è un tentativo silenzioso ma metodico da parte del governo di cambiare la mappa della Cisgiordania (ormai nel suo 50esimo anno di occupazione israeliana) rafforzando gli avamposti che si stanno estendendo sul territorio come le dita di una mano.
In un momento in cui il processo di pace israelo-palestinese è “in sonno” e la comunità internazionale è sempre più scettica circa l’effettivo impegno del governo di destra israeliano per la formazione di un futuro stato palestinese, gli avamposti vengono occupati proprio per dimostrare che è impossibile sbrogliare il conflitto. Nel suo rapporto di luglio, il cosiddetto Quartetto per il Medio-Oriente (formato da Stati Uniti, Unione Europea, ONU e Russia) ha visto questi sviluppi come qualcosa che “mette in pericolo la fattibilità della soluzione a due stati.”
Il primo ministro Benjamin Netanyahu, che era al suo primo mandato quando fu fondata Mitzpe Danny, ha in seguito avallato l’idea di uno stato palestinese a fianco di Israele e ha detto che il suo governo non avrebbe costruito nuovi insediamenti né espropriato altra terra per quelli esistenti. Ma Ziv Stahl, direttrice di ricerca di Yesh Din, uno dei gruppi di difesa della sinistra, ha detto che “li stanno autorizzando mascherandoli in qualche modo.”
Secondo Ziv Stahl, Israele cerca di evitare la condanna internazionale registrando gli avamposti del tipo di Mitzpe Danny come “sobborghi” di insediamenti già costituiti, anche se alcuni sono molto distanti e funzionano come comunità separate.
Gli avamposti in Cisgiordania
mappa avamposti
Dei 100 avamposti fondati per lo più negli ultimi venti anni, circa un terzo sono stati o saranno legalizzati retroattivamente. By Rudy Omri/New York Times
Quanto ad altri provvedimenti di Israele, tra cui la demolizione di costruzioni palestinesi non autorizzate in Cisgiordania, Ziv Stahl aggiunge: “Vediamo tutto ciò come una manovra molto graduale verso l’annessione.”
A una domanda sulla legalizzazione degli avamposti (con le relative critiche internazionali), il portavoce di Netanyahu, David Keyes, non ha risposto direttamente, ma ha girato la domanda sulla posizione dei leader palestinesi secondo cui -in un eventuale accordo futuro- nessun insediamento potrebbe rimanere in Cisgiordania.
“La pretesa così spesso ripetuta dai Palestinesi di far pulizia etnica degli Ebrei nel loro futuro stato,” ha detto Keyes in una email, “è scandalosa, immorale e antitetica all’idea di pace.”
Prima illegali, poi legali
Gli avamposti sono disposti strategicamente a fianco degli oltre 120 insediamenti ufficialmente approvati da Israele e ospitano una parte  dei 350.000 coloni ebrei della Cisgiordania.
Un gruppo si estende a est di Shilo, come una catena di perle: Shvut Rahel, Adei Ad, Ahiya, Kida, Esh Kodesh. Questi avamposti dominano le colline che separano villaggi palestinesi come Qusra, Jalud, Al-Mughayyer e Duma. Quest’ultimo è il villaggio in cui l’anno scorso è avvenuto l’attentato incendiario mortale per cui un giovane Israeliano è stato accusato di omicidio e un altro di complicità.
Rabbah Hazameh, un Palestinese la cui famiglia possiede oliveti e campi coltivati nella zona, dice che i coloni hanno impedito a lui e ai suoi familiari di lavorare la loro terra vicino ad Adei Ad ed hanno danneggiato e avvelenato gli alberi. Dice che suo zio, nel corso degli anni, ha presentato 86 denunce alla polizia, ma poi “non è successo niente.”
Mentre nella maggior parte del mondo questi insediamenti sono visti come una violazione della legge internazionale, Israele, per parte sua, fa delle distinzioni, a seconda che si trovino o meno su proprietà private palestinesi e a seconda che abbiano avuto o meno l’approvazione governativa a costruire.
Un’indagine del 2005 che il governo aveva affidato a Talia Sasson, un ex procuratore dello stato, contò almeno 105 avamposti che si erano insediati “in flagrante violazione della legge” e chiese che fossero presi “drastici provvedimenti,” tra cui l’immediata rimozione di quelli costruiti su proprietà private.
Ma nel 2012 Netanyahu aveva insediato un’altra commissione che era giunta a conclusioni del tutto diverse.
Presieduta da Edmund Levy, un ex giudice della Corte Suprema israeliana, la commissione concluse che la Cisgiordania non è veramente occupata (anche perché i precedenti 19 anni di governo da parte della Giordania non hanno mai avuto riconoscimento internazionale) e che non c’erano ostacoli all’approvazione di avamposti che fossero costruiti su terreni di proprietà dello stato e che avessero quello che veniva definito “l’implicito consenso” di alti funzionari israeliani. Tuttavia, il rapporto Levy confermò il criterio israeliano secondo il quale gli insediamenti su proprietà private palestinesi sono illegali.
Sotto la pressione internazionale, Israele si è ripetutamente impegnata ad eliminare gli avamposti non autorizzati. Ma allo stesso tempo ha cercato di salvarne alcuni, anche se costruiti su proprietà private, come quello di Amona, che per ordine della Corte Suprema Israeliana dovrebbe essere demolito entro il 25 dicembre. Gli abitanti di un altro avamposto di questo tipo, Migron (costruito anche questo con l’aiuto di Simon Riklin), sono stati trasferiti nel 2012 in abitazioni provvisorie su un suolo pubblico vicino.
Nel 2011 il governo di Netanyahu aveva già silenziosamente introdotto quella che chiamava una nuova “regolamentazione combinata.” L’idea era che Israele avrebbe smantellato gli insediamenti costruiti su proprietà private palestinesi, ma nelle zone dichiarate da Israele come proprietà dello stato avrebbe invece “regolarizzato il piano del progetto”, ossia -in altre parole- avrebbe legalizzato a posteriori le costruzioni.
il colono simon
Simon Riklin fotografato questo mese a Mitzpe Danny, che l’autoproclamato “imprenditore di avamposti” ha fondato nell’autunno 1998. Uriel Sinai for The New York Times
Un processo cauto e ambiguo
I primi sintomi di un cambiamento di status di un dato avamposto emergono di solito dalle risposte del governo israeliano alle cause legali avanzate dai gruppi anti-insediamenti.
Come, ad esempio, l’anno scorso, quando la Corte Suprema Israeliana ha respinto una istanza di demolizione per una costruzione illegale a Mitzpe Danny, dopo che lo stato aveva comunicato che era in atto un procedimento per autorizzare l’avamposto.
La Corte ha citato una decisione dell’ottobre 2015 di un comitato di pianificazione israeliano inteso a promuovere un vecchio piano generale per la crescita della popolazione ebrea nella zona.
In questo piano, Mitzpe Danny è definito un “sobborgo” di Ma’ale Michmash, l’insediamento originario al di là dell’autostrada, anche se una parte dell’avamposto si trova fuori dai confini più esterni dell’insediamento. Secondo il piano, nel 2040 Mitzpe Danny dovrebbe contenere 189 abitazioni permanenti.
L’avamposto non ha un piano urbanistico dettagliato come sarebbe richiesto per ottenere la piena autorizzazione da Israele, e anche la Corte ha riconosciuto che la pianificazione procedeva a rilento. Tuttavia Peace Now, un altro gruppo anti-insediamenti, riferisce che almeno 20 avamposti hanno già completato la pianificazione o hanno piani dettagliati in via di realizzazione e già approvati dal ministro della difesa, mentre altri 14 sono in fase di sviluppo.
Mitzpe Danny, dal 2001 al 2015
foto aerea di Mitzpe Dannyfoto aerea di Mitzpe Danny 2011
foto aerea di Mitzpe Danny 2015
Fotografie aeree da Peace Now
By Rudy Omri/The New York Times
Hagit Ofran, direttore del programma di monitoraggio degli insediamenti realizzato da Peace Now, dice che il messaggio del governo è “costruite e poi noi sistemiamo tutto a cose fatte.”
Il Ministero della Difesa e l’Amministrazione Civile (che è il ramo dell’esercito israeliano che si occupa degli affari civili in Cisgiordania) hanno rifiutato di parlare degli avamposti o di fornire alcun dato circa il loro status. Anche i leader dei coloni dicono che hanno tentato di avere informazioni su quanti avamposti stiano per essere legalizzati. “Non ho capito se è un terzo o la metà o il 100 per cento,” ha detto Oded Revivi, il principale delegato agli esteri dello Yesha Council che rappresenta i coloni.
La maggior parte delle procedure di legalizzazione avviene con cautela e con una certa dose di ambiguità. Simon Riklin, il fondatore di Mitzpe Danny e degli avamposti vicini, lo ha descritto come un gioco “tutto gatto e topo” tra Netanyahu e il presidente Obama, il quale ha detto ripetutamente che qualunque espansione degli insediamenti rappresenta un ostacolo alla pace.
Yigal Dilmoni, il vice amministratore delegato del comitato dei coloni, ha detto che gruppi come Peace Now hanno in realtà fatto un favore ai coloni quando hanno fatto causa allo stato, perché spesso questo costringe lo stato a prendere una posizione. Dopo che un procedimento giudiziario si era concluso con l’autorizzazione governativa per un edificio illegale di un insediamento e per un avamposto, il comitato dei coloni mandò un mazzo di fiori a Peace Now. Il biglietto di accompagnamento diceva: “Saremo lieti di proporre il nome ‘Peace Now’ per una strada del nuovo quartiere.”
Uscire dal recinto
Nel 1998, quando era ministro degli esteri, Ariel Sharon aveva esortato i coloni a “correre ad impossessarsi” delle colline della Cisgiordania. Ma non c’era niente di improvvisato nel progetto degli avamposti.
L’indagine della Sasson del 2005 ha descritto come i funzionari dei ministeri dell’edilizia, della difesa e altri lavorassero in modo sistematico per stabilire la localizzazione dei nuovi insediamenti, per finanziarli e per aiutarli a procurarsi le infrastrutture.
All’inizio degli anni 1990, gruppi di coloni avevano disegnato i primi progetti per Mitzpe Danny che, come molti avamposti, secondo il rapporto Sasson, si estende sia su terreni pubblici che terreni privati. Si trova al di sopra di una strada tortuosa che prende il nome da Yigal Allon, generale israeliano e uomo politico del Labor Party che, dopo la guerra arabo-israeliana del 1967, era a favore di un ritiro di Israele dalla maggior parte delle zone della Cisgiordania che erano densamente popolate da Palestinesi, mentre suggeriva di mantenere il territorio strategico lungo la Valle del Giordano.
colonia di Micmash
By Rudy Omri/The New York Times
Simon Riklin e altri attivisti cominciarono il loro lavoro mentre Netanyahu, al suo primo mandato, stava negoziando un accordo del 1998 con cui cedeva alla neonata Autorità Palestinese altri territori della Cisgiordania che Israele aveva sottratto alla Giordania nel guerra del 1967.
Riklin, che ha ora 53 anni ed è una voce forte nei media israeliani a favore dei coloni, dice (riferendosi alla Cisgiordania col suo nome biblico): “Ho pensato che in Giudea e Samaria non c’erano abbastanza coloni per garantire il futuro degli insediamenti,” e aggiunge: “Abbiamo sentito che dovevamo uscire dal recinto.”
Daniel Frei, l’immigrante inglese assassinato che ha dato il nome all’avamposto, era stato il vicino di casa di Riklin a Ma’ale Michmash. Era un ingegnere informatico di 28 anni e fu ucciso nella sua casa mentre la figlia di 18 mesi stava dormendo.
Un paio di settimane dopo che Riklin e i suoi amici si erano impadroniti della collina, il Binyamin Council (l’autorità governativa regionale che conta attualmente 50 colonie e avamposti nella zona) fornì loro generatori elettrici e autocisterne d’acqua. Riklin dice che arrivò anche il ministro dell’edilizia e gli chiese di cosa aveva bisogno. C’era insomma un’atmosfera che definisce di “euforia.”
Ora l’avamposto ha dozzine di caravan, oltre ad alcune spaziose case rivestite in pietra e un nuovo campo di pallacanestro in un avvallamento che è poco visibile dall’autostrada. C’è un asilo e un parco giochi che pochi giorni fa avevano un soldato a far la guardia. Tra i residenti c’è un avvocato, un architetto e alcuni insegnanti.
In un punto panoramico vicino, un sistema audio descrive l’insediamento ebraico nella zona come l’adempimento della profezia di Geremia: “I tuoi figli torneranno dentro i loro confini.”
Riklin, il fondatore dell’avamposto, è poi rimasto ad abitare a Ma’ale Michmash. L’attuale leader dell’avamposto ha rifiutato di essere intervistato per questo articolo.
Yehuda Naamad, 30 anni, lavora in una drogheria e due anni fa si è trasferito a Mitzpe Danny da Gerusalemme “per lo spazio”, come dice lui. Questo mese si è trasferito di nuovo in un’altra caravan nell’insediamento di Hemdat nella Valle del Giordano, dove i progetti di costruzione sono stati recentemente approvati dopo esser stati bloccati per 19 anni.
”Credo che questa sia la nostra terra” ha detto riferendosi alla Cisgiordania, e ha aggiunto: “Dio ci ha fatto tornare. Dio scrive la nostra storia.” E riferendosi ai Palestinesi ha detto: “Chiunque ci accetta può vivere qui tranquillamente.”
Non si mostrava preoccupato per la lunga attesa di una casa definitiva. “È scritto che la redenzione si sviluppa lentamente: come la natura, come un albero di olivo.”
Isabel Kershner si può seguire su Twitter @IKershner.
Una versione a stampa di questo articolo è comparsa il 31 agosto 2016 a pagina A1 della edizione di New York col titolo: Israel Legalizes Outposts in the West Bank, Step by Quiet Step.
Traduzione di Donato Cioli
A cura di Assopace Palestina

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