lunedì 26 settembre 2016

New York Times: un gruppo sionista liberal invoca la segregazione razziale per garantire la maggioranza ebraica

 



di Wilson Dizard
MondoWeiss, 23.09.2016
http://mondoweiss.net/2016/09/liberal-segregation-majority/

Il "Daniel S. Abraham Center for Peace", un importante gruppo di pressione sionista, considerato progressista, ha acquistato una pagina intera nell'edizione di venerdì del New York Times, invocando l'immediata separazione di israeliani e palestinesi in due paesi separati, per mantenere Israele come stato a maggiornaza ebraica.
"La separazione tra israeliani e palestinesi è essenziale. Nessuna separazione oggi significa una maggioranza palestinese entro il 2020", avverte l'annuncio.
La popolazione di Israele è per circa il 20 per cento palestinese, dunque questa pubblicità rifiuta che Israele debba essere responsabile di milioni di altri palestinesi, che oggi vivrebbero in uno stato di cui non farebbero parte. Allo stesso tempo, il leader dell'organizzazione, l'ex rappresentante al Congresso della Florida Robert Wexler, alleato di Clinton, nega che ci sia qualcosa che si chiama occupazione in Cisgiordania. C'è il suggerimento neanche troppo sottile di Trump che i cittadini palestinesi di Israele andranno a vivere altrove se vi sarà una soluzione a due stati. Forse andranno volentieri a vivere in un paese che ormai è a loro estraneo. O forse no, resta da vedere. Ma questo implica che i trasferimenti di persone in massa (forse coatti, chissà) sarebbero l'unico modo di garantire la pace e l'ordine tra "ebrei e arabi", come vengono chiamati nell'annuncio.
"E' venuto il tempo della separazione", spiega la pubblicità. "La separazione oggi significa una maggioranza ebraica, uno Stato di Israele per il presente e per le generazioni a venire."
O si potrebbero usare le parole del governatore dell'Alabama George Wallace: "Segregazione ora! Segregazione domani! Segregazione per sempre!"
Nel 1968, Wallace fu candidato a presidente degli Stati Uniti come "Dixiecrat," un dissidente democratico del sud, indignato per il sostegno della direzione del proprio partito alla fine della segregazione fra bianchi e neri nel sud degli Stati Uniti. (Come i Confederati che idolatrava, anche lui perse, ma conquistò cinque stati del profondo sud.) I Democratici sono ora in una situazione di stallo simile sulla questione dei diritti dei palestinesi, e su quanto loro importi. Alcuni democratici sono schierati con i segregazionisti, e questa volta sono la maggioranza. Il Times ha contribuito a diffondere il verbo sulla segregazione a due stati.
Il  Daniel S. Abraham Center for Peace ha acquistato la pubblicità, da diffondere nei giorni dell'Assemblea generale delle Nazioni, dove il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva rinnovato giovedì l'appello per la sua versione della soluzione a due stati, invitando il presidente palestinese Mahmoud Abbas a parlare alla Knesset. Il presidente Abbas ha detto che gli insediamenti stavano distruggendo ogni possibilità di una soluzione a due stati, e che avrebbe portato la questione alle Nazioni Unite.
Questa non è la prima volta che il Centro ha acquistato pubblicità sul Times. Nel 2015, in occasione della Hannukah, il gruppo aveva scritto che la creazione di uno "stato palestinese demilitarizzato non è un regalo ai palestinesi", ma è nell'interesse di Israele. "L'unico modo in cui Israele può rimanere uno stato ebraico democratico è che i palestinesi abbiano uno stato palestinese".
La pubblicità non spiegava come sarebbe implementata la "demilitarizzazione dei palestinesi". Il centro Abraham mostra ogni tipo di grafici e brochures sui numeri di "ebrei veri e propri", "arabi" e "altri" abitanti della regione. La mappa e il testo di quest'ultimo messaggio sul Times chiariscono che il motivo per cui il gruppo è così determinato a implementare una soluzione a due stati è la paura della diluizione della ebraicità di Israele.
Quello che, da lettore, non mi è chiaro, è cosa questo comporti per i cittadini palestinesi di Israele. Saranno tenuti a ritirarsi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza? I palestinesi nei territori occupati dovranno smettere di avere figli? La paranoia di Israele sul perdere la sua maggioranza ebraica è inconfondibile. La paura di uno stato bi-nazionale è anche messa nera su bianco.
"Secondo un recente sondaggio, il 97 per cento degli ebrei israeliani vogliono vivere in uno stato ebraico. Senza una soluzione a due Stati, Israele finirà per essere uno stato binazionale, mezzo ebreo e mezzo arabo", si legge. "Nel giro di qualche anno, sarà troppo tardi. Il sogno di uno stato ebraico andrà perso."
E si appella in particolare a Netanyahu: "Signor primo ministro, la sua gente vuole vivere in uno stato ebraico, non mezzo ebreo e mezzo arabo - lei può realizzarlo".
Il clamore suscitato dalla pubblicità segregazionista è cresciuto in rete dopo che il giornalista Max Blumenthal ha twittato la foto di una prima edizione del giornale.
"Il messaggio a tutta pagina sul New York Times di @AbrahamCenter, esplicitamente razzista ed espressione della quintessenza del sionismo liberal, mette in guardia sulla perdita della purezza etnica di Israele", ha scritto Blumenthal.
Blumenthal ha anche sottolineato che Wexler è stato uno dei membri del comitato della convention del Partito Democratico, nominato dal candidato presidenziale Hillary Clinton,  che ha votato contro la proposta di Cornel West di usare la parola "occupazione" nel piano di governo del partito. Poiché "mina il nostro comune obiettivo... che il partito democratico ottenga una soluzione negoziata a due stati che si tradurrà in un accordo sulle frontiere. E una volta che ci sono i confini, il problema di cui ti preoccupi e a cui ti riferisci come occupazione sarà risolto." Né i palestinesi né gli israeliani meritano niente di meno, secondo lui.
Daniel S. Abraham, oggi 92enne, è anch'egli legato ai Clinton. È uno dei più importanti donatori della Fondazione Clinton, nella casta fra 5 e 10 milioni di dollari.
Durante la discussione del comitato con West, Wexler non ha mai parlato di mantenere l'ebraicità dello stato ebraico. La pubblicità sul Times fornisce una visione ancora più schietta di quella che Gideon Levy ha chiamato, in un editoriale su Haaretz del 13 settembre,  l'"ossessione" di Israele per il mantenimento di una maggioranza ebraica in Israele. Levy scrive:
    "È tutto basato su un'ossessione: Israele deve essere uno stato ebraico ad ogni costo. Giusto o ingiusto, buono o cattivo, fiorente o meno - la cosa principale è che sia ebreo. E come per qualsiasi ossessione, pochi possono spiegarne il motivo e a nessuno è permesso di dubitare. Il giorno in cui Israele si libererà da questa ossessione e diventerà un paese come tutti gli altri, una democrazia come qualunque altra, sarà un luogo più sicuro e più giusto. Per il momento, abbiamo un grave blocco."

Nessun commento:

Posta un commento