martedì 13 settembre 2016

Alture del Golan, Israele sostiene gruppi fondamentalisti islamici nella lotta contro Damasco


Alture del Golan, Israele sostiene gruppi fondamentalisti islamici nella lotta contro Damasco

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L’aviazione israeliana ha bombardato postazioni dell’esercito siriano in risposta al lancio di un razzo. Cresce la tensione fra Damasco e lo Stato ebraico lungo i confini nel Golan. Fonti locali parlano di un coinvolgimento diretto di Israele nel conflitto con raid aerei, colpi di artiglieria e rifornimento di armi ai mujaheddin.

Damasco (AsiaNews) - Questa mattina l’aviazione israeliana ha bombardato postazioni dell’esercito di Damasco, in risposta al lancio di un proiettile dal territorio siriano e caduto nella zona delle Alture del Golan sotto il controllo di Israele. Un portavoce dell’esercito con la stella di David sottolinea che la caduta del proiettile “non era intenzionale” ed è con tutta probabilità conseguenza di un “conflitto interno in Siria”.
A seguire, le forze armate di Damasco avrebbero abbattuto un caccia e un drone israeliano nel sud-ovest del Paese. Pronta la replica di Israele, che ha smentito con forza la notizia.
Il governo guidato dal premier Benjamin Netanyahu considera Damasco responsabile della caduta di qualunque razzo sui propri territori nel Golan sebbene, come in questo caso, l’esercito siriano non sembra essere l’autore del lancio. Quello di ieri è il quarto episodio negli ultimi nove giorni.
A dispetto della tregua frutto del cessate il fuoco entrata in vigore ieri, non si attenuano le tensioni sul fronte meridionale, nella zona di al Qunaytara, a ridosso di Israele. Ieri le milizie irregolari dei gruppi armati mujaheddin, i combattenti della fede islamica, che si battono contro il governo centrale, hanno cercato di avanzare e occupare le posizioni dell’esercito siriano. In risposta, Damasco ha bombardato Tal Al Himariya, a sud di Hadar e i dintorni delle fattorie Amal, nella pianura settentrionale di Qunaytara. Colpiti anche convogli di uomini armati anti-governativi che stavano percorrendo la strada che collega Tarnaja a Jabana el Khashab.
In questa zona della provincia siriana di al Qunaytara, situata a ridosso delle Alture del Golan occupate da Israele, lo Stato ebraico ha aperto un passaggio per trasportare i feriti tra i mujaheddin siriani verso gli ospedali israeliani. A riferire la notizia è il Canale 10 della tv israeliana e trova conferme anche fra le fonti locali contattate da AsiaNews. Un testimone riferisce che finora sono stati trasportati in Israele per cure mediche almeno 283 miliziani ribelli, colpiti dai bombardamenti o feriti durante gli attacchi sferrati contro l’esercito governativo siriano.
Se confermato, questo numero sarebbe superiore persino al totale dei feriti trasportati in Israele per cure durante tutto l’arco del 2016.
Di contro, la stampa siriana pur confermando la notizia relativa al trasferimento di feriti da parte dello Stato ebraico, si spinge oltre e parla di sostegno aperto e incondizionato di Israele ai combattenti anti-siriani. Un aiuto che va oltre una mera operazione di soccorso dei feriti, così come va oltre il passaggio di informazioni e di monitoraggio attraverso l’aviazione, inglobando anche “un intervento diretto con l’artiglieria e raid dell’aviazione militare”.
Le forze armate di Damasco hanno inoltre accusato l’aviazione israeliana di aver compiuto, nei giorni scorsi, un bombardamento aereo contro le postazioni dell’artiglieria siriana a Tal Ashaar; un sostegno in piena regola ai ribelli siriani, in quella che hanno definito la battaglia della “Qadissiya meridionale”. Il riferimento storico è alla battaglia di Al Qadissiya contro la Persia avvenuta nei primi anni delle invasioni islamiche; essa è considerata dalla storiografia della religione di Maometto come la più importante per “islamizzare” l’Iraq. Essa si è consumata fra il 16 e il 19 novembre del 636 d.C. ed è terminata con la vittoria dei musulmani e l’uccisione del comandante persiano Rustum Farkhazad.
Secondo Ghassan Muhammad, esperto di affari israeliani intervistato da una emittente televisiva panaraba, “Israele ha paura del successo degli esiti dei colloqui di pace russo-americani e dell’eventualità di giungere ad una soluzione politica in Siria”. Questo, aggiunge, significherebbe che Israele finirebbe per perdere “i propri strumenti nella regione e fallirebbe nell’obiettivo di raggiungere gli scopi strategici prefissati. Fra questi il crollo dello Stato siriano e la disintegrazione delle forze armate e dell’esercito siriano”.
Secondo un giornalista arabo, Husam Zaydan, presente nella zona degli scontri, il sostegno dell’esercito israeliano alle milizie armate siriane “nell’hinterland di al Qunaytara è evidente”. Esso sta a dimostrare la volontà di “far rivivere il progetto dell’innalzamento di un muro divisorio ad Al Tayeb, nel sud della Siria”.
La sera dell’11 settembre migliaia di persone sono scese in strada a Majdal Shams, nel Golan siriano occupato da Israele, per manifestare contro l’appoggio militare, logistico e medico dato dallo Stato ebraico ai gruppi armati uniti. Questo ultimi autori di un attacco a Hadr contro l’esercito siriano.
Secondo informazioni non confermate, Israele ha perfino consegnato ai combattenti mujahiddin  anti Regime armi moderne e droni.
Israele teme che a ridosso dell’Altipiano del Golan - in un’area di 1200 km occupata nel 1967 durante la guerra dei Sei giorni - possa sorgere una formazione di opposizione simile a quella creata dagli Hezbollah nel Sud del Libano, durante gli anni di occupazione israeliana. Un incubo durato anni, che ha infine costretto Israele a ritirarsi dal sud del Libano senza avere, per la prima volta nella sua storia, nessun accordo di pace in cambio di territori occupati evacuati.
Ora l’incubo del sud del Libano perseguita i sonni israeliani anche intorno al Golan.

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