martedì 9 agosto 2016

Musulmane sputano sul crocifisso: è una bufala

Il fattaccio avviene a Venezia, nella bellissima chiesa di San Zulian. Alcune donne musulmane, rigorosamente velate, entrano furtivamente nel tempio, si sollevano con destrezza il velo, e sputano platealmente sul Crocifisso. Poi fuggono facendo perdere le loro tracce. La stampa nazionale fa rimbalzare subito la notizia, impazzita, dalle colonne del Giornale sino a centinaia di pagine Facebook, dove l’indignazione arriva al parossismo. Vittorio Feltri definisce le colpevoli “puttanelle”. E giù di insulti su Facebook, da Salvini sino all’ultimo ragazzetto dotato di smartphone. Magdi Allam gode nel vedere un’ennesima conferma alla sua teoria: l’Islam è la religione dell’odio, null’altro.
Peccato che non sia vero. È una bufala, anzi una bufala grave e forse studiata ad arte. Non è colpa del Giornale, né di Facebook, né di Feltri e neppure – a quanto ne sappiamo – di Allam o di Salvini. È colpa nostra, che ci crediamo perché ci vogliamo credere.
Oggi, sulla Nuova Venezia, il parroco di San Zulian don Massimiliano d’Antiga ha ufficialmente dichiarato che “nessuno ha sputato al Crocifisso”. Punto e basta. E don Massimiliano – si noti – non è l’ultimo sprovveduto: è un sacerdote esperto di dialogo inter-religioso, che è stato fra i promotori a Venezia di una Cattedra dei non credenti, sul modello di quella promossa a Milano dal Cardinal Martini.
Il parroco ha anche sottolineato che, data la posizione di San Zulian in zona di forte passaggio turistico e sempre aperta, purtroppo comportamenti non appropriati ed episodi di maleducazione sono all'ordine del giorno. Non trattandosi poi della Basilica di San Marco, non c'è personale addetto che controlli i turisti, ma l'episodio dello sputo non c'è mai stato. Serve aggiungere altro?
Sì, serve. Perché bisogna confessarlo, che la notizia a molti piaceva. Era la notizia perfetta. Ma è con simili notizie, così come per la storia dell’accusa “del sangue” rivolta nel corso dei secoli contro gli Ebrei, che si prepara il campo per tutto ciò che di peggio l’uomo può partorire nella sua fantasia. E dire che bastava una telefonata, di un redattore del Giornale, al parroco di San Zulian.
Vogliamo smetterla, per piacere, con questo stile di giornalismo? Dobbiamo occuparci di cose serie. Di dialogo, di accoglienza, di reciprocità. Basta con le bufale, per cortesia.
Cordialmente, Edoardo Scarpanti

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