lunedì 29 agosto 2016

Islamici ed ebrei insieme e con il cuore: il terremoto fa crollare anche i pregiudizi





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Islamici ed ebrei insieme e con il cuore: il terremoto fa crollare anche i pregiudizi




Ha fatto crollare case e palazzi, ma anche un po' di pregiudizi. Così ecco che tra le macerie di Amatrice, sul retro del palazzetto dello sport, si incontrano mentre lavorano fianco a fianco i volontari di Islamic Relief Italia e quelli di IsraAid. Musulmani ed ebrei in azione, insieme, per alleviare le sofferenze di una città famosa per un sugo a base di un animale, il maiale, tabù per entrambe le religioni. Non male, visto che qualche starlette vegana ha affidato ai social il suo dimenticabile pensiero, sentenziando che il sisma ad Amatrice, col suo carico di lutti e distruzioni, sarebbe opera del karma, proprio per aver la cittadina ideato il condimento col guanciale di maiale (e peccato per i fondamentalisti che tra i volontari ci siano anche i buddisti vegani della «Supreme Master Ching Hai international association», evidentemente meno schizzinosi, quando si parla di solidarietà).
Insomma, il terremoto distrugge, ma cancella anche diffidenze radicate. «Quando si tratta di aiutare chi ha bisogno, si pensa ad aiutare, non alla politica o alla religione», taglia corto Hemi Pedhazur, volontaria di IsraAid arrivata da Tel Aviv a dare una mano. Sono in due ad Amatrice, ma altri volontari ebrei volati in Italia da diversi Paesi sono al lavoro ad Arquata e ad Accumoli. «Non ho problemi a lavorare accanto alla Islamic Relief, stiamo qui per la stessa ragione, aiutare chi ha bisogno, e tanto basta», spiega ancora Hemi. E sulla stessa linea è anche Ossama El Hamriti, 23enne nato a Carpi, di famiglia marocchina, prossimo a laurearsi in economia e finanza a Modena. Lui è qui con altri otto volontari di Islamic Relief Italia, ed era già stato sul campo per i terremoti dell'Aquila e in Emilia, dove la sua organizzazione aveva portato aiuti e generi di prima necessità. «Qui abbiamo incontrato ex sfollati aquilani, ora volontari, che sono venuti ad abbracciarci appena ci hanno visti. In Abruzzo siamo stati una delle ultime ad andarcene, e anche qui siamo venuti per dare una mano, senza limiti di tempo, visto che facciamo tutti parte dello stesso paese». A coordinare e orientare gli aiuti e i soccorsi sono Croce Rossa e Protezione civile, così i ragazzi di Islamic Relief sono stati inviati a lavorare con il Sovrano Militare Ordine di Malta, praticamente i Crociati. Ma Ossama non fa una piega. «Collaboriamo con l'ordine di Malta alla gestione del palazzetto dello sport, portando aiuti agli sfollati all'interno». Ma davvero non ci sono pregiudiziali a lavorare con volontari di ogni paese e colore, dagli israeliani alle salamandre di Casapound, dai buddisti agli eredi dei Cavalieri Ospitalieri? Il volontario musulmano giura di no. «Non è una collaborazione scritta sulla carta, ognuno è autonomo, ma si viene qui, si incontrano altre realtà e si cerca di convivere con tutte, aiutandosi a vicenda e cercando di ottenere l'unico fine di portare speranza nelle vite di persone che hanno perso tutto: case, amici, madri, padri». Perché in fondo la morale di Hemi da Tel Aviv è la stessa di Ossama da Carpi. Più che la fede, conta aiutare. «Qui non si parla di credo, ma si parla di persone bisognose. E anche nell'Islam le persone vengono prima di tutto. Pure della religione».

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