mercoledì 10 agosto 2016

Fulvio Scaglione : ALEPPO E’ COME STALINGRADO


 
 
 
 
 
 
Gli Alleati preferirono Stalin alla vittoria di Hitler. Oggi, in Siria, l'islamo-fascismo di Isis non è il nemico per tutti. E tra Aleppo e Stalingrado...
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C’è una cosa che non mi torna. Per almeno un decennio ho sentito i neocon nostrani, e anche esteri, paragonare l’islam e molte sue manifestazioni al nazismo. Gli ayatollah dell’Iran? Nazisti. I terroristi islamici? Nazisti. Pure l’islam in generale, con il Corano, il jihad, il velo delle donne e così via, veniva spesso paragonato al nazismo. La definizione “islamo-fascista” veniva distribuita con grande facilità. Ovviamente paragonare un “prodotto” così completamente, tipicamente e irrimediabilmente europeo come il nazismo a un fenomeno così estraneo all’Europa come l’islam era ed è una sciocchezza politica e culturale, ma non importa. Se il paragone con il nazismo avesse avuto un qualche senso, oggi dovremmo trovare tutti compattamente schierati a favore di Bashar al-Assad e del suo regime relativamente laico, e impegnati a fare il tifo affinché Aleppo venga al più presto liberata dagli islamisti. Se il paragone tra nazismo e islamismo avesse avuto un senso, oggi la battaglia di Aleppo sarebbe considerata coma una nuova battaglia di Stalingrado.

Le analogie, per quanto possa sembrare strano, sono molte. A Stalingrado le truppe russe si opposero, tra l’estate del 1942 e il febbraio del 1943, alle truppe tedesche, italiane, rumene e ungheresi. Fino ad allora i nazisti erano sempre stati all’attacco e solo poche settimane prima dell’inizio dell’assedio avevano subito una battuta d’arresto a Mosca, che non era stata conquistata e da dove le truppe russe erano partite per la controffensiva. Un po’ quanto sta succedendo nelle ultime settimane all’Isis, che prima è sempre stato all’attacco e da anni mette sotto assedio la grande città del Nord della Siria.
Stalingrado, inoltre, era una città decisiva per l’Urss: era il fulcro del suo sistema industriale sovietico e uno snodo decisivo per i collegamenti con i bacini petroliferi del Caucaso. Aleppo è la stessa cosa per la Siria.
Altre analogie. Bashar al-Assad è un dittatore, un autocrate, un tiranno, quel che volete. Stalin, qualunque sia la definizione che avete scelto per Assad, non era da meno. E alle nazioni democratiche di allora non spiaceva affatto che la non democratica Russia di Stalin fosse al loro fianco. Né erano in alcun modo turbate dai metodi usati dai generali dell’Armata Rossa, dalla qualità e precisione dei loro bombardamenti, dal fatto che a Stalingrado i commissari politici sparassero alla schiena ai soldati che scappavano o si ritiravano. In altre parole, Gran Bretagna, Francia, Usa ecc. il ragionamento del “meno peggio” lo facevano eccome, in quei primi anni Quaranta: la Russia di Stalin che fermava i nazisti era assai meno peggio, per loro, di una vittoria di Hitler.
Infine: molti storici considerano Stalingrado la più importante battaglia della seconda guerra mondiale, il primo vero rovescio politico-militare imposto alla Germania e l’inizio della marcia delle truppe sovietiche verso Berlino, dove sarebbero arrivate due anni dopo. In un modo o nell’altro, dunque, Stalingrado fu un capitolo fondamentale della battaglia per sconfiggere il nazismo.
Aleppo è la stessa cosa. Se l’Isis conquistasse Aleppo diventerebbe uno Stato (nazista o islamo-fascista) abbastanza vero, perché avere la capitale a Raqqa non è come averla ad Aleppo. Stroncherebbe la sussistenza economica della Siria e la priverebbe dell’accesso ai campi petroliferi. Metterebbe un’ipoteca su tutta l’area che va dall’Iraq al Libano passando appunto per la Siria. Realizzerebbe uno dei sogni degli altri Stati islamo-fascisti, quelli del Golfo Persico in primo luogo. Offrirebbe a tutti gli islamisti radicali del mondo (nazisti, fascisti) un’ispirazione strategica e un modello cui guardare. Per non parlare di quello che potrebbe succedere ai cristiani e a molti altri abitanti di Aleppo, che farebbero la fine degli zingari o degli ebrei durante la Soluzione Finale.
E allora, cari neocon, perché siete così timidi? Perché, proprio ora che il nazismo islamista cerca di prendere la “sua” Stalingrado, non vi schierate come faceste ai tempi delle armi di distruzione di massa (inesistenti) di Saddam Hussein? Dove sono finite le certezze di allora? Aspettate indicazioni dagli Usa? E che qualche stratega israeliano vi dica “contrordine compagni, l’Isis adesso è un nemico”? È certo chiaro anche a voi che non passò mai per la testa di Winston Churchill né di Delano Roosevelt di permettere a Hitler di conservare il controllo di una parte di Russia per indebolire Stalin. Non fecero, insomma, ciò che americani ed europei fanno da anni per contenere l’Isis lasciandogli nel frattempo modo di smembrare Siria e Iraq.
Ma è un imbarazzo che si può capire. Per almeno due ragioni. Le teorie neocon, costruite sull’assioma che nulla può e deve essere fatto senza l’Arabia Saudita, di fatto hanno sempre incentivato l’islamismo. Il decennio neocon e la presidenza Bush non hanno fatto altro che aumentare le distruzioni, gli attentati e le morti. La “guerra contro il terrore” è stata in realtà una “guerra per il terrore”: dal 2000 al 2015 i morti per atti di terrorismo sono aumentati di nove, volte, ci sarà pure una ragione. E la ragione sta in quelle teorie sballate, che hanno demonizzato l’islam senza muovere un dito per bloccare i meccanismi del terrorismo, a partire da coloro che pagano perché altri sparino.
La seconda ragione è la probabile elezione di Hillary Clinton alla presidenza degli Usa. Tutti sanno che la Clinton avrebbe voluto e tuttora vorrebbe imporre una no fly zone sulla Siria. Impedire ai caccia siriani e russi di volare vuol dire, in concreto, cercare di far vincere Al Nusra, Jaesh al-Fatah e anche l’Isis. In altre parole, far vincere quelli che un tempo i neocon avrebbero definito islamo-fascisti e/o nazisti. Quindi li capisco, i neocon: con le elezioni Usa alle porte, e con l’ipotesi che diventi presidente la regina dei neocon democratici, meglio non scoprirsi.

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