venerdì 19 agosto 2016

BURKINI, IPOCRITI E BABBEI. VOILA! - Fulvio Scaglione

 
 
 
 
 
 


Sono convinto da tempo che la Francia, oggi, abbia una delle classi politiche più mediocri d’Europa e la polemica intorno al burkini, ovvero il costume da bagno che copre interamente il corpo e la testa, usato da certe donne musulmane, è l’ennesima dimostrazione di questo assioma. Frequento da anni, con un minimo di continuità ma senza pretese, le spiagge della Costa Azzurra e di burkini ne avrò visti sì e no due. Non credo quindi che si possa parlare di sfida ai “buoni costumi”, “alla laicità” e “alle regole d’igiene e sicurezza” alle quali si è riferito David Lisnard, sindaco di Cannes, nell’emettere l’ordinanza di divieto che è poi stata replicata da altri sindaci della Costa.

Assai più spesso, e certamente proprio a Cannes oltre che in altri luoghi del Sud della Francia, ho visto ricchi arabi in abbigliamento tradizionale, seguiti da donne velate con solo gli occhi liberi, con relativo stuolo di bambini, entrare e uscire dalle boutique carichi di borse e pacchetti, intavolare fitte conversazioni nelle agenzie immobiliari, uscire satolli dai migliori e più cari ristoranti, sbarcare nei porticcioli da barche da sogno. In altre parole: il burkini che in spiaggia, in rarissime occasioni, tanto turba il senso della laicità, dell’igiene e della sicurezza del sindaco di Cannes, gli è del tutto indifferente quando serve a far girare la moneta. Anche se questa moneta è la vera architrave dei regimi più ostili alla laicità e alle donne che esistano al mondo. C’è solo un personaggio più dannoso dell’ipocrita: l’ipocrita babbeo.
Parlavo di “classe politica”, all’inizio, perché il premier Manuel Valls ha ripetuto pari pari il comportamento (che è molto politico) del sindaco di Cannes. Ha detto il premier che “il burkini è incompatibile con i valori della Francia e della Repubblica, ed è l’espressione di un’ideologia basata sull’asservimento della donna”. Curioso che Valls si permetta dichiarazioni come questa, gonfie di orgoglio per i sacri principi. Perché Valls attacca il burkini ma difende in ogni modo, e nella pratica, proprio “l’ideologia basata sull’asservimento della donna” di cui il burkini è un prodotto alla fine secondario.
Come lo fa? Ecco qualche esempio. Il 4 marzo scorso il presidente francese Hollande (che ora sulla “questione burkini” tace) ha conferito la Legion d’Onore, massima onoreficenza francese, a Mohammed bin Nayef, principe ereditario della monarchia saudita e ministro degli Interni. In quel momento, Bin Nayef (che ritirò la Legion d’Onore in abiti tradizionali) aveva firmato ben 70 condanne a morte proprio per difendere l’ideologia wahabita e il regime che si basano, tra l’altro “sull’asservimento della donna” che tanto preoccupa Valls quando si manifesta con un paio di burkini sulla spiaggia. Scoppiarono molte polemiche e Valls intervenne per dire che la Francia ha “una relazione strategica” con l’Arabia Saudita. Strategica, capito? Però, certo, il burkini non può passare.
Nel 2015, inoltre, i vertici del governo francese erano stati per ben tre volte in Arabia Saudita: Hollande il 24 gennaio dopo la morte del re Abdullah e poi come ospite d’onore il 5 maggio a un vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo; Valls il 12 e 13 ottobre per firmare una serie di contratti che hanno reso alla Francia 10 miliardi di euro. Tra le “merci” trattate, anche tante buone armi di produzione francese. Armi che l’Arabia Saudita userà per difendere non il burkini ma proprio l’ideologia che genera “l’asservimento della donna” in generale. O che magari passerà ai tanti gruppi estremisti o terroristici che da decenni godono del suo appoggio morale, politico e materiale e che sono incaricati di diffondere anche altrove quella stessa ideologia.
Nella miseria politica dei francesi, però, possiamo comunque riconoscere la stessa miseria che affligge il mondo occidentale. Non siamo capaci o non abbiamo voglia (perché il denaro ci preme di più) di colpire le centrali dell’estremismo e del terrorismo islamico. Però facciamo fuoco e fiamme contro i simboli, belli o brutti, del mondo musulmano. E quindi, per pigrizia morale e incoscienza politica, ce la prendiamo con due o tre burkini. L’ordinanza del sindaco di Cannes è poi stata sdoganata dalla magistratura, che ha invocato lo stato di emergenza generato dalla strage di Nizza. Strage compiuta, giova ricordarlo, da uno psicopatico che non andava in moschea, non rispettava il ramadan (che è uno dei cinque pilastri dell’essere musulmani), andava a donne, beveva e così via. E voi volete che con politici così si vinca al battaglia contro il terrorismo islamico? Ma dai…


 

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