sabato 9 luglio 2016

Senza elettricità, Gaza punta sui pannelli solari

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L’obiettivo è installare impianti fotovoltaici sui tetti di 10mila abitazioni della Striscia. A fronte di un investimento iniziale di circa 5mila euro a persona, che garantisce benefici nel lungo periodo. Dopo anni di restrizioni imposte da Israele oggi l’importazione dei pannelli è libera. E i prezzi si sono abbassati.
Gaza (AsiaNews/OLJ) – La crisi energetica che colpisce da tempo Gaza, oltre che la Palestina e altre aree del Medio oriente, potrebbe essere alleviata grazie all’uso dell’energia solare in grado di sopperire alla mancanza di centrali elettriche. Da qui l’obiettivo di installare, nel futuro prossimo, i pannelli solari sui tetti di almeno 10mila abitazioni della Striscia. Anche perché fra il blocco israeliano e i malfunzionamenti dell’unico impianto presente, l’enclave palestinese riesce a malapena a fornire qualche ora di corrente al giorno ai suoi 1,9 milioni di abitanti.
Fra i grandi sostenitori del fotovoltaico vi è un allevatore di bestiame, il 52enne palestinese Nahed Abou che oltre alle guerre – principali responsabili della morte dei suoi animali – doveva far fronte alle carenze energetiche durante la sua attività. Dopo aver ricostruito per due volte i capannoni dove tiene i volatili, egli è pronto a investire il suo denaro – se la banca approverà il prestito – per equipaggiare il tetto con pannelli solari.
“Ogni giorno si registrano tagli alle forniture di energia – racconta l’uomo – e bisogna usare generatori che costano assai cari per il carburante e che spesso hanno bisogno di manutenzione”. Con un investimento iniziale fra i 4.500 e i 5.400 euro, egli è pronto ad allestire un impianto che gli garantirà energia a costo zero per il futuro.
E come lui, sempre più abitanti della Striscia guardano al fotovoltaico in una regione in cui il sole brilla per gran parte dell’anno e le giornate di pioggia sono assai scarse. Negli ultimi anni sempre più tetti sono stati ricoperti di pannelli neri e grigi, mentre sempre più riviste e giornali pubblicizzano questa tipologia di energia alternativa.
Anche le autorità seguono con attenzione l’iniziativa di molti privati cittadini, autorizzando l’installazione di pannelli solari sui tetti di scuole, ospedali e istituzioni pubbliche; un tentativo, sebbene “parziale”, di risolvere “l’annoso problema energetico” spiega Raëd Abou al-Hajj, responsabile dei progetti sul fotovoltaico in seno all’Autorità per l’energia di Gaza.
Frenata in passato dalle restrizioni al commercio imposte da Israele, oggi l’importazione di pannelli solari è libera e ha determinato un drastico abbassamento nei prezzi. Una questione cruciale per questo piccolo territorio, in cui la metà della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.
Fra le altre conseguenze positive, oltre ad avere effetti benefici sul bilancio familiare e sull’ambiente (non inquina, a differenza dei generatori), l’energia solare è anche “più sicura” come sottolinea Mohammed Atallah, imprenditore del settore. Egli ricorda il pericolo costituito da generatori e candele che, secondo fonti sanitarie della Striscia, hanno provocato esplosioni e incendi che hanno causato la morte di 24 persone nel recente passato. E di queste vittime, la maggioranza sono bambini.
Tuttavia, a fronte di un crescente interesse il solare si è ritagliato sinora uno spazio marginale all’interno del mercato energetico di Gaza. La richiesta di elettricità proveniente dalla Striscia è stimata attorno ai 450 megawatt; di questi sono al momento disponibili solo 250, poco più della metà. Di questi, il 27% è fornito da Israele, il 22% dall’unica centrale elettrica presente - e attiva - a Gaza, infine il 6% proviene dall’Egitto.
Ad oggi, le energie rinnovabili coprono circa 3 megawatt sul fabbisogno totale” conclude Abou al-Hajj, il quale annuncia al contempo che “da qui a tre anni, speriamo di arrivare a toccare quota 15 megawatt”. Del resto il solare è fra le poche, e concrete alternative per sopperire alla crescente richiesta di energia da parte del pubblico e di privati.

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