giovedì 7 luglio 2016

Se la Pace in Medio Oriente passa per la cucina

Se la Pace in Medio Oriente passa per la cucina

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PALESTINA





Mentre erano in atto i terrificanti attentanti all'aeroporto di Ataturk a Istanbul, io, ignara, ero a un'incontro di pace, e di cinema, in Piazza SS. Annunziata a Firenze. Forse non lo sapevamo neanche noi, li riuniti in quella piazza all'aperto sotto le stelle, che vedere due film palestinesi e seguire una velocissima dimostrazione video di una ricetta per la perfetta 'Maqlouba' avrebbero creato un movimento per la pace. Ma io sono convinta che ogni volta che decidiamo di guardare un film che descrive un'altra realtà, e tutte le volte che ci sediamo a tavola a mangiare la cucina dell'altro - 'the Other' - pratichiamo un'atto di accordo, di comprensione.
Così è accaduto per me grazie al programma curato dal Middle East Now e presentato durante Apriti Cinema 2016 una rassegna di film all'aperto che durerà fino al 9 luglio a Firenze. Per la serie intitolata 'Middle East Now/New Generation', ho assistito alla proiezione del cortometraggio candidato agli Oscar di quest'anno 'Ave Maria' e la presentazione di una ricetta deliziosa dal libro 'Pop Palestine: Viaggio nella cucina popolare palestinese' di Silvia Chiarantini e Fidaa IA Abulhamidiya, con foto di Alessandra Cinquemani.
Magari sono un'esaltata, oppure credo troppo negli esseri umani, ma io quando vado al cinema, sogno. Sogno di incontri inconsueti, di messaggi che mi possono accompagnare per la vita, e di persone che possono spiegarmi la situazione umana. Una situazione che, al momento, sembra sull'orlo di uno strapiombo. Il cibo, beh, io credo che quando ci sediamo a tavola, con qualcosa di buono e bello davanti a noi, tutto ciò che ci preoccupa svanisce. È forse per questo che i popoli più combattuti, e nei paesi più caotici, si trova il cibo più saporito.
Per quanto riguarda 'Ave Maria', penso che il regista Basil Khalil e il suo co-sceneggiatore Daniel Yáñez Khalil posseggano la chiave per ottenere la pace nel mondo. Presentando il film, ho chiesto a Basil Khalil, "se ognuno qui presente potesse solo portarsi via un singolo messaggio dal tuo film, che cosa vorresti che fosse?" Il film 'Ave Maria' in quindici corti minuti racconta una storia completa di due fazioni opposte, di cinque suore Carmelitane che hanno fatto un voto di silenzio, e una famiglia di coloni ebrei all'inizio della loro Shabbat (che gli proibisce di operare tutto ciò che è meccanico o elettrico) le cui vite si scontrano, quasi letteralmente. Attraverso un bisogno estremo che hanno entrambi le parti di liberarsi dell'altra per tornare alle loro vite quotidiane, gli ebrei e le suore trovano una soluzione, e un accordo.
La risposta di Khalil non mi ha sorpresa, ma forse non ci sarei mai arrivata a metterla in modo così semplice. Uso le mie parole, lo racconto come lo ricordo, ma Khalil ha detto che siamo tutti nati senza pregiudizi, e poi le nostre famiglie, le nostre origini, ci insegnano a seguire delle regole, regole che purtroppo ci separano da altri che non credono nelle stesse cose. Se tutti imparassimo a capirci, a comprenderci oltre queste regole, troveremmo che abbiamo molto più in comune di quello che ci rendi diversi. È come dice quella splendida poesia di Rumi, "Là fuori, oltre a ciò che è giusto e a ciò che è sbagliato, esiste un campo immenso. Ci incontreremo lì."
Dopo lo screening, e la presentazione del suo video ricetta, ho avuto l'opportunità di parlare un po' con Silvia Chiarantini, del suo libro 'Pop Palestine', che trovo sia in parte un ricettario, in parte libro di viaggio, ma anche una poesia dedicata alla terra incredibile che è la Palestina, e una "love song" ai suoi abitanti.
"Perché hai voluto scrivere questo libro?" le ho chiesto. "Il libro è nato dal desiderio di raccontare una Palestina diversa, una Palestina di cui raramente si sente parlare e che, invece, era rimasta impressa nei miei ricordi dei viaggi fatti negli anni in quella terra," ha risposto Chiarantini, poi continuando, "La cucina è parte della storia del popolo palestinese, ma non si ritrova nei libri di storia."
E come ha trovato la sua compagna di viaggio e di ricette, la chef e blogger palestinese Fidaa Abuhamdiya? Chiarantini mi ha raccontato la loro storia, "Casualmente mi sono imbattuta nelle sue ricette, pubblicate in italiano (Fidaa ha fatto l'università in Italia e parla e scrive perfettamente in italiano) sul suo blog e, finalmente, nel suo modo di raccontare di ingredienti e quotidianità ho ritrovato la Palestina che conoscevo. Una Palestina fatta di persone che cercano di condurre una vita il più possibile normale nonostante l'occupazione; una Palestina di piatti preparati per amici e parenti, visite al mercato alla ricerca delle verdure più fresche e gesti di chi si mette ai fornelli familiari a tutti ed in cui tutti potevano riconoscersi e sentirsi vicini."
E poi, in vero spirito palestinese, da questa terra incredibilmente bella che fa sentire tutti quelli che la visitano così a casa, a loro agio - e forse così si spiega il suo grandissimo problema - Chiarantini mi ha donato la ricetta per il perfetto 'hummus'. Che io condivido qui sotto, in nome della pace. Almeno a tavola, sappiamo che è possibile.
La ricetta dell'hummus è di Fidaa Abuhamdiya ed è tratta dal libro di cucina 'Pop Palestine Cuisine. Diario di viaggio nella cucina popolare palestinese'

Ingredienti:
100 gr di ceci secchi
6 cucchiai di tahine
1 limone spremuto
2 cucchiai d'olio d'oliva
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaino di cumino macinato
sale
prezzemolo, sommacco, za'ater (miscela di timo ed altre erbe) o semi di sesamo per guarnire
Procedimento:
Mettere i ceci a bagno in acqua fredda per almeno una notte e poi bollirli per un paio d'ore o più, secondo il tipo. Per capire se la cottura è giusta, dovranno risultare molto morbidi e rompersi stringendoli tra le dita. La giusta cottura è determinante per preparare un hummus morbido e cremoso. Una volta scolati, metterli nel frullatore, meglio se a immersione, insieme agli altri ingredienti: aglio, tahine, olio d'oliva, cumino, succo di limone e sale. Frullare il tutto fino a ottenere una purea; se necessario aggiungere un po' d'acqua fredda. L'unico semplice trucco per fare un hummus veramente eccezionale è di assaggiarlo per valutare se l'equilibrio tra limone, tahine e cumino va bene: nessun sapore dovrà avere il sopravvento sugli altri. Se si prepara per conservarlo nel frigo, ricordarsi di farlo un po' più liquido, perché la bassa temperatura tende ad addensarlo.
Fidaa consiglia di frullare i ceci caldi, per avere una purea ancor più cremosa.
Per decorare il piatto comporre dei cerchi utilizzando il lato concavo del cucchiaio, porre al centro qualche cece, coprire con olio d'oliva e decorare con semi di sesamo, prezzemolo, za'ater o sommacco.
HUMMUS! from Pop Palestine. Libro di cucina on Vimeo.

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