giovedì 7 luglio 2016

RegeniLeaks: il ruolo di Mahmoud, il figlio di Al Sisi ufficiale dei servizi segreti

I figli del dittatore occupano posti chiave nei servizi e negli apparati dello Stato. E potrebbero avere avuto un ruolo nel caso Regeni come sembra emergere da alcune segnalazioni giunte alla nostra piattaforma protetta

di Brahim Maarad e Marco Pratellesi
RegeniLeaks: il ruolo di Mahmoud, il figlio di Al Sisi ufficiale dei servizi segreti
«In verità non vi ho mai parlato di me, ma voi avete bisogno di sapere alcune cose. Permettetemi quindi di raccontarvele. Parlo a tutti gli egiziani, chi è nell’esercito mi conosce bene. Conosce i miei modi e la mia educazione. Ma non tutti gli egiziani sanno ogni cosa su di me e questo è normale». Sono le parole del presidente Abd al Fattah al Sisi, il 13 aprile scorso, davanti ai rappresentanti della società civile. In piena crisi di governo con il caso Regeni e la cessione delle due isole egiziane Tiran e Sanafir all’Arabia Saudita.

Il generale ha voluto raccontare se stesso al popolo per rassicurarlo. Queste le parole che ha speso: «Quando fui nominato ministro della Difesa (durante il governo Morsi, ndr) chiunque si sarebbe pronunciato a favore del governo. Io no, ho detto loro chiaramente che non appartengo ai Fratelli musulmani e non mi unirò mai a loro, non sono salafita e mai lo sarò». Un applauso fragoroso lo ha interrotto. «Io sono un egiziano d’onore, non mi vendo e non mi faccio comprare. Sono dell’esercito e quest’istituzione mi ha insegnato a rispettare e proteggere ogni egiziano».

Al Sisi è questo, prima di tutto: un soldato. Un uomo che ha dedicato la propria vita all’esercito. Dall’accademia militare fino alla nomina come membro più giovane del Consiglio supremo delle forze armate. L’organismo che, sotto il suo comando, avrebbe poi destituito il presidente Morsi e preso il controllo del Paese.

Al Sisi negli anni è passato dalla direzione dei servizi segreti militari alla guida del ministero della Difesa. Un ufficiale circondato da ufficiali. Anche in casa. Gli armadi della famiglia sono pieni di divise. Dei figli ha parlato in poche occasioni, in televisione solo una volta durante la campagna elettorale per la candidatura alla presidenza: «Ho tre maschi e una femmina. Mahmoud, il più grande, è un ufficiale nell’apparato di Informazioni generali; Mustapha lavora nell’Autorità per la sorveglianza amministrativa. Ma per favore, vi dico subito che io sono contrario a raccomandazioni e nepotismo. Hassan, il terzo figlio, ha presentato due volte domanda al ministero degli Esteri ed è sempre stato respinto. La prima volta quando ero direttore dei servizi segreti militari e la seconda quando ero ministro della Difesa. Non sono mai intervenuto. È vero che lo diciamo tutti e alla prima occasione facciamo passare i nostri figli, ma io non sono fatto così. La mia famiglia lo sa».

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La realtà è più complicata. La famiglia del presidente è un intreccio di potere, tra amicizie di lunga data, matrimoni semi-combinati e nomine fiduciarie. Il caso più eclatante riguarda proprio il figlio Mahmoud. Molti lo indicano come successore del padre. Il percorso intrapreso lascia pochi dubbi. È un ufficiale dei servizi segreti generali, la sezione più potente dei Mukhabarat egiziani. Quella che si occupa in modo prevalente di sicurezza interna e controspionaggio, con la possibilità anche di svolgere operazioni di intelligence all’estero. In pochi mesi la sua carriera è schizzata dal grado di maggiore a quello di colonnello. È solo questione di tempo prima che arrivi in testa alla catena di comando. Il padre in passato è stato direttore dei servizi segreti militari, l’altro ramo dell’intelligence cairota.

Difficile non pensare che il figlio di al Sisi non sia stato a conoscenza degli spostamenti di Regeni ancora prima della sua sparizione. Eppure finora nessuno ne ha mai fatto cenno. Alcune segnalazioni anonime arrivate attraverso RegeniLeaks, la piattaforma protetta creata da “l’Espresso” per cercare verità e giustizia sul ricercatore italiano, riferiscono dettagli inquietanti in merito. Per la delicatezza della materia sono ancora al vaglio della redazione.

Il secondogenito del generale al Sisi non è da meno. È diplomato all’accademia militare, tenente colonnello all’Autorità per la sorveglianza amministrativa. In sostanza l’anticorruzione, una delle istituzioni più importanti dello Stato egiziano. Pur non essendo (ancora) ai vertici dell’apparato, ha un ruolo indiscutibile nella gestione dell’authority. Fonti rivelano che entrambi i figli siano costantemente presenti alle riunioni del presidente. Hanno peso nelle decisioni che vengono assunte. Mahmoud per ciò che riguarda la sicurezza nazionale (spesso gli sono stati affidati i casi più sensibili) e Mustapha quando si parla di amministrazione e gestione delle finanze.

Il potere familiare di al Sisi non finisce qui. Il terzo figlio, Hassan, che non ha potuto accedere alla diplomazia estera (è laureato in lingue), ha un incarico da ingegnere in una importante società petrolifera. E ha sposato Dalia Hegazy, la figlia del tenente generale Mahmoud Hegazy, l’attuale capo di Stato maggiore e vicepresidente del Consiglio supremo delle forze armate. In passato è stato direttore dei servizi segreti militari. Ha in sostanza un curriculum identico a quello del consuocero. Nell’aprile scorso Dalia è stata assunta dalla procura amministrativa del Cairo, uno degli incarichi a cui aspirano tanti giovani laureati egiziani. Sui social non sono state risparmiate le critiche al presidente per l’ennesimo schiaffo alla meritocrazia.

Aya, l’unica femmina, si è dimostrata all’altezza dei fratelli. È diplomata all’accademia navale. È convolata a nozze con il figlio del generale Khaled Fouda, ex capo delle protezione civile ed attuale governatore del Sud Sinai. Del suo operato si ricorda in particolare la trasformazione di un liceo in una scuola militare, la prima del governatorato.

Così facendo al Sisi sembra avere concentrato tutto il potere in una cerchia ristrettissima composta in primis dalla propria famiglia e dagli uomini di fiducia più vicini. In particolare, grazie al ruolo dei due figli e del consuocero riesce ad avere l’assoluto controllo sugli apparati dei servizi segreti, sia civili che militari. L’attuale presidente sembra muoversi per scongiurare ciò che egli stesso ha portato avanti ai danni dell’allora presidente Morsi: un colpo di Stato dall’interno.

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