Ramadan 2016: uno dei più sanguinosi della storia moderna?
Ramadan 2016: uno dei più sanguinosi della storia moderna?
Di Giusy Regina il 7 luglio 2016
Foto credit: AFP/AP/Reuters
Di Sigurd Neubauer. Al-Arabiya (4/04/2016). Traduzione e sintesi di Giusy Regina.
Negli ultimi 30 giorni ci sono stati una serie di attacchi terroristici che hanno sconvolto tutto il mondo per quanto per la portata che hanno avuto in termini di tempi, luoghi e violenza.
Di Sigurd Neubauer. Al-Arabiya (4/04/2016). Traduzione e sintesi di Giusy Regina.
Negli ultimi 30 giorni ci sono stati una serie di attacchi terroristici che hanno sconvolto tutto il mondo per quanto per la portata che hanno avuto in termini di tempi, luoghi e violenza.
I militanti hanno
scelto di colpire i diversi obiettivi durante il mese sacro del Ramadan,
facendo esplodere una bomba vicino alla Moschea del Profeta Mohammed
nella città santa di Medina e commettendo uno dei più violenti atti di
terrorismo da quell’11 settembre, con la sparatoria di massa a Orlando.
Anche se questi
attacchi non sono stati rivendicati, l’attacco ad uno dei luoghi più
sacri dell’Islam, durante il mese più sacro per i musulmani, ha portato
una nuova delucidazione agli osservatori internazionali: i militanti non
fanno distinzione tra musulmani o occidentali quando si tratta di
uccidere civili.
Durante tutto il
Ramadan, gli attacchi – per lo più rivendicati da militanti di Daesh
(ISIS) e gruppi affiliati – hanno preso di mira il Libano, l’Iraq, la
Turchia, la Siria, la Giordania, l’Egitto, lo Yemen, il Bangladesh e gli
Stati Uniti, uccidendo centinaia di persone.
L’ultima serie di
attacchi terroristici può essere direttamente attribuita al portavoce di
Daesh, Abu Muhammad al-Adnani, che ha rilasciato un messaggio audio
agghiacciante a fine maggio, in cui incitava affinché il Ramadan, mese
di conquista e di jihad, sarebbe dovuto diventare un mese di calamità
in tutto il mondo di non credenti.
Nell’attacco a
Orlando, Omar Mateen ha dichiarato la sua fedeltà a Daesh durante una
chiamata in diretta alle autorità il 12 giugno scorso, uccidendo 49
persone e ferendone molte altre.
Il 14 giugno,
un francese fedele a Daesh ha accoltellato a morte un comandante della
polizia davanti alla sua abitazione, uccidendo anche la sua compagna.
Il 21 giugno, sempre
Daesh ha rivendicato la responsabilità per un attacco suicida che ha
ucciso sette membri delle forze di sicurezza giordane e ne ha feriti
altri 13 in quello del 6 giugno ad un valico di frontiera con la Siria.
Il lunedì seguente, il 27 giugno, Daesh ha inviato kamikaze al villaggio cristiano libanese di Qaa, uccidendo cinque persone. Lo stesso giorno, attentatori suicidi hanno ucciso decine di civili in Yemen.
Il giorno dopo, ecco un altro attacco su larga scala presso l’aeroporto Ataturk di Istanbul, che ha ucciso almeno 45 persone e ferite altre decine.
Arriviamo al 1 luglio, quando altri militanti hanno ucciso 22 persone nella capitale del Bangladesh, Dhaka.
E il 3 luglio ancora
una volta Daesh ha rivendicato la responsabilità per l’attacco
nella capitale irachena di Baghdad, che ha ucciso circa 200 persone.
Mentre l’ultima
serie di attacchi terroristici può essere direttamente attribuita alla
dichiarazione di Adnani, Daesh non solo è stato in grado di motivare con
successo gli estremisti e di affiliarli alla sua ideologia radicale, ma
è anche riuscito a convincerli a una sorta di pegno di fedeltà al
gruppo nel momento della l’attacco. Sicuramente l’immagine di Daesh è
stata rafforzata dai social media, consentendo ai giovani scontenti
provenienti da tutto il mondo – e di tutte le estrazioni sociali ed
economiche – di effettuare atrocità di massa con poca preparazione
e con uno smartphone in una mano e una pistola o un esplosivo
nell’altra.
Ciò ha reso
estremamente difficile all’intelligence degli Stati Uniti
condividere dei dati con partner stranieri in tempo reale per prevenire
futuri attacchi terroristici.
Alcuni hanno sostenuto che le recenti vittorie sul campo di battaglia delle forze di sicurezza irachene contro quelle di Daesh,
soprattutto dopo la recente liberazione della città di Falluja, hanno
spinto gli estremisti a compiere attacchi su larga scala contro
obiettivi high profile come parte di una strategia di deviazione.
Secondo altri
invece, data la perdita significativa di territorio, Daesh si è ormai
trasformata da organizzazione che governava milioni di persone in Siria e
in Iraq, a una classica organizzazione terroristica che usa violenza
per raggiungere i suoi obiettivi politici, ovvero incrementare la
divisione tra Occidente e mondo arabo.
Sigurd Neubauer è un
esperto di Arabia Saudita, Oman, Yemen, Golfo Persico, Israele e
Palestina e Afghanistan. Collabora con Al-Arabiya dal 2015.
I punti di vista e le opinioni espressi in
questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non
riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu
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