domenica 10 luglio 2016

No di Israele all'ingresso a Gaza": parlamentari M5s protestano a Gerusalemme





GERUSALEMME - Mentre aspettano i giornalisti sul monte Herzl di Gerusalemme, nel punto in cui Israele commemora le vittime del terrorismo, Luigi Di Maio, Manlio Di Stefano e Ornella Bertorotta fanno partire da Roma una nota che critica Israele per il mancato permesso di entrare a Gaza.

Sapevano di non poterlo fare già da un paio di giorni, i parlamentari del Movimento in visita nell'area da giovedì scorso, ma hanno aspettato questa mattina, che sarebbe dovuto essere il momento della visita nella Striscia, per esprimere il loro disappunto.

"Abbiamo appreso dalla nostra ambasciata che il governo israeliano impedisce alla delegazione guidata dal vicepresidente della Camera dei deputati di recarsi nella Striscia di Gaza per visitare il progetto di un’organizzazione non governativa italiana pagato con i soldi dei cittadini - scrivono in una nota - questo è un cattivo segnale non tanto per il Movimento 5 Stelle ma soprattutto per quello che è l’approccio dello stesso esecutivo israeliano rispetto alla situazione nella Striscia di Gaza e della pace nella regione”.

Non è semplice ottenere i permessi per Gaza, l'ha ottenuto la presidente della Camera Laura Boldrini, anche grazie al suo passato ruolo come portavoce di un'agenzia delle Nazioni Unite. Non ci è invece riuscita qualche tempo fa una delegazione del partito di sinistra spagnolo Podemos. "È proprio questo che è grave - ribatte Manlio Di Stefano - che Israele non consenta di entrare a osservatori come noi". E Di Maio spiega: "E' una decisione che ci rammarica, lì ci sono progetti della cooperazione internazionale che volevamo andare a conoscere".





Poco dopo la diffusione della nota, arriva una prima replica alle parole dei tre parlamentari, attraverso il portavoce dell'ambasciata israeliana a Roma, Amit Zarouk: "La Striscia di Gaza è controllata dall'organizzazione terroristica di Hamas che è un'entità ostile ad Israele. L'ingresso da Israele a Gaza e viceversa deve coinvolgere permessi specifici e speciali che sono soggetti a considerazioni di sicurezza".


La visita M5s in Israele. Nei giorni scorsi i parlamentari pentastellati non hanno risparmiato critiche a Israele, promettendo anche il riconoscimento dello Stato della Palestina nel caso governassero in Italia. "Un riconoscimento che ovviamente - ha aggiunto il capogruppo in commissione affari esteri alla Camera Manlio Di Stefano - si deve basare sui confini del '67 e che deve comportare anche il ritiro dal Golan. E' quello che diremo agli israeliani". Il tema è stato affrontato anche nell'incontro con il sindaco di Betlemme Vera Bahboun. Secondo Di Maio, il riconoscimento avrebbe un effetto trascinamento sulle altre nazioni europee. "Perché è la Ue - ha aggiunto - che deve avere un peso fondamentale nella questione, visto anche gli attori abituali si sono usurati".




2   Manlio Di Stefano - M5S
Il governo israeliano ci ha negato il permesso di entrare oggi nella Striscia di Gaza.
Di fatto lo nega a chiunque dal luglio del 2014, dall'operazione Margine di Protezione (ma non l'avevano resa ai palestinesi?).
Io credo sinceramente che sia inammissibile che una delegazione di parlamentari italiani, guidata dal vice presidente della Camera, non abbia il permesso di visitare un progetto di un'organizzazione non governativa italiana pagato con i soldi dei cittadini italiani. Saremmo infatti entrati con l'associazione Vento di Terra e questo era noto fin da principio. Questo è un cattivo segnale non tanto per il Movimento 5 Stelle ma soprattutto per quello che è l'approccio dello stesso esecutivo israeliano rispetto alla situazione nella Striscia di Gaza e della pace nella regione.
Abbiamo quindi deciso di visitare ugualmente la cooperazione italiana fuori dalla Striscia di Gaza, andremo a conoscere i progetti italiani in Cisgiordania ed in particolare la Scuola di Gomme.



Manlio Di Stefano - M5S.




Manlio Di Stefano - M5S
COLONIE: DOVE FINISCE LA LIBERTÀ
Oggi pomeriggio siamo stati a Hebron e abbiamo incontrato il sindaco Daoud Zatari.
Gli abbiamo raccontato cosa sia il Movimento 5 Stelle, il senso di questo nostro viaggio e le nostre posizioni sulla questione Israelo-palestinese. Ci ha dimostrato gioia per la coerenza delle nostre scelte e l'assenza di ideologie precostituite e speranza in una politica nuova, fresca e giovane che possa contagiare il resto del mondo.
Da lì siamo andati a conoscere i nostri carabinieri della TIPH a Hebron, una missione che ha il compito di monitorare le violenze sul territorio e riportarle alle Nazioni Unite. Ci hanno spiegato di come circa l'80% dei conflitti nella zona siano dovuti agli attacchi dei coloni israeliani e di come nel 99% dei casi non avvenga nulla in loro presenza. Siamo orgogliosi degli uomini e delle donne dell'Arma dei Carabinieri e del loro ruolo di deterrenza alle violenze.
Abbiamo incontrato i giovani del comitato Youth Against Settlement che si battono pacificamente per non perdere le loro terre.
Abbiamo passato due checkpoint con fucili puntati e passeggiato lungo Shuhada Street, quella che un tempo era la via commerciale di Hebron e che oggi è chiamata "la città fantasma" perché abbandonata dai palestinesi forzatamente e abitata dai coloni sostanzialmente in gabbia sotto la stretta sorveglianza di militari ad ogni angolo.
A chi serve tutto questo?
Può un'ideologia, la religione e persino la storia creare tutto questo?
Può la politica, nazionale e internazionale, sostenere tutto questo?
Nelle colonie finisce la libertà, di chi scappa ma anche di chi ci abita.
Serve un risveglio sociale, serve un'azione internazionale di sensibilizzazione e serve, soprattutto, una condanna vera da parte dell'Unione Europea contro le colonie.
Un futuro pacifico passa da questo, noi siamo pronti, una volta al governo, a farci portavoce in Europa di questa necessità.



NON CI PUÒ ESSERE PACE ALL'OMBRA DI UN MURO
Ci sono esempi di integrazione culturale e religiosa cui dobbiamo guardare con fiducia.
Uno di questi è la città di Betlemme dove, sotto la guida della sindaco Vera Baboun, convivono pacificamente cristiani, musulmani ed ebrei.
Questa mattina, dopo aver visitato il campo profughi palestinesi di Aida, uno dei più grandi creatisi dopo la guerra del 1948, nonché simbolo della lotta palestinese per il diritto al ritorno, abbiamo incontrato la sindaco e visitato la Basilica della Natività.
Betlemme porta con sé tutta la pazzia di questo conflitto anacronistico, vi si celebra insieme la storia di Gesù, è considerata una delle sedi della spiritualità dei più antichi credo religiosi e, al contempo, si vede divisa, spaccata, umiliata da un muro, alto 8 metri, che corre tra le sue strade e la taglia fuori dal mondo ricordandoci che non ci può essere pace senza integrazione e dialogo. Non ci può essere pace senza il rispetto del diritto internazionale e umano.
Non ci può essere pace all'ombra di un muro illegale.




LA POLITICA È ASCOLTO
Guardate questa foto, siamo in Palestina nel villagio di Bil'in e stiamo ascoltando il Comitato Popolare per la Resistenza Non Violenta. Si tratta di un movimento che si oppone al muro israeliano e che da dodici anni ogni venerdì fa una manifestazione cui partecipano anche cittadini israeliani ed associazioni internazionali.
Era presente anche il sindaco di Bil'in, seduto con noi sotto un albero per spiegarci la storia di successo della loro resistenza non violenta.
Ogni muro a protezione di una colonia in territorio occupato è illegale e rappresenta un ostacolo alla pace. Questa non è una dichiarazione politica ma rispetto del diritto internazionale.




C'È TANTO DA CONOSCERE
Prima giornata a Tel Aviv veramente interessante.
Siamo stati accolti dall'ambasciatore Francesco Talò ed in ambasciata abbiamo incontrato esponenti della società civile israeliana.
Abbiamo incontrato la portavoce di "Start-Up Nation Center", un'associazione che aiuta i giovani ad avviare start-up inserendoli in una rete già collaudata di acceleratori e incubatori.
Un sistema da cui possiamo prendere spunto anche in Italia.
Poi abbiamo incontrato i portavoce di Parent Circle, Breaking the Silence e B-Tselem, associazioni create da israeliani e palestinesi che insieme combattono contro l'occupazione dei territori palestinesi, per la libertà d'informazione e per giungere ad una vera pace. Genitori di vittime israeliane e palestinesi, ex soldati e giornalisti, tutti impegnati a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza di una convivenza pacifica.

Domani saremo a Gerusalemme: visiteremo il Museo dell'Olocausto, dopo ci sposteremo a Ramallah. Vi terrò informati.

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