giovedì 7 luglio 2016

Lo Stato israeliano deve fare chiarezza sulla sorte dei bambini yemeniti








Tra il 1948 e il 1952, migliaia di bambini yemeniti, figli di immigrati nel neonato stato di Israele, sarebbero stati sottratti ai loro genitori dal nascente sistema sanitario di Israele per sparire nel nulla. È giunto il momento che lo stato israeliano faccia chiarezza su ciò che è realmente accaduto.
di Tom Mehager
+972, 26.06.2016

In tutto il nostro candore credevamo che, portando testimonianze di famiglie sul modo in cui i loro figli sono stati rapiti, si potesse iniziare un processo di guarigione sociale, di narrazione di una verità collettiva e, in un futuro lontano, di riconciliazione. Ma la risposta di molti Ashkenazi israeliani alla Giornata della memoria e della sensibilizzazione per la vicenda dei bambini yemeniti, balcanici e Mizrahi è fatta solo di distorsioni e vittimismo. Pertanto, è importante ribadire alcuni fatti fondamentali.
Le tre diverse commissioni d'inchiesta sono state inondate con oltre mille testimonianze di famiglie a cui sono stati portati via i figli. Queste testimonianze il più delle volte narrano la stessa storia: personale medico dice alle famiglie che il bambino è malato, il bambino viene sottratto alla famiglia e dopo un certo numero di giorni viene dato per morto. Alle famiglie non viene consegnato un certificato di morte, né viene detto dove il bambino è stato sepolto. Oggi centinaia di famiglie stanno fornendo testimonianze ad Amram, una ONG dedicata a investigare la scomparsa e il traffico di bambini ebrei dallo Yemen, dai Balcani e dei paesi arabi, mentre altre centinaia la scorsa settimana hanno partecipato a manifestazioni in tutto il paese per celebrare la loro giornata della memoria. Coloro che si rifiutano di credere a queste testimonianze dovrebbero, nella stessa logica, rifiutarsi di credere anche alle testimonianze dei sopravvissuti all'Olocausto.
Quelli che si prenderanno il disturbo di leggere i documenti sul tema scopriranno che ci sono testimonianze di membri dell'establishment israeliano che rafforzano quelle delle famiglie. Prendiamo, per esempio, la testimonianza di Ahuva Goldfarb, supervisore nazionale dei servizi sociali dell'Agenzia Ebraica, alla commissione nazionale di inchiesta: "I bambini venivano inviati al di fuori dei campi di transito senza registrazione, è stata una cosa fatta in modo assolutamente sistematico". Goldfarb ammette che la risposta data ai genitori quando chiedevano notizie del loro bambino era "non è più in vita". Roja Kushinsky, infermiera presso il campo di transito Ein Shemer, ricorda una situazione simile: "prendevo due-tre bambini, poi mi mandavano ad Afula su un'ambulanza, e lasciavo dei bambini sani. Il giorno dopo facevo la stessa cosa e chiedevo dei bambini del giorno prima. Mi dicevano che erano morti. Morti?! Ma erano in buona salute. Dicevano che non ce l'avevano fatta. Non è vero. Non è vero. Venivano dati in adozione".
Domande sul destino di questi bambini devono essere indirizzate allo stato, che deve portare tutto il peso di questo problema. Ci sono gravi sospetti che questi bambini siano stati venduti all'estero per ogni sorta di scopo. Eido Minkovsky, il cui nonno Reuven presiedette il comitato Minkovsky-Bahlul, incaricato di esaminare le accuse di rapimenti, ha risposto a queste testimonianze sulla sua pagina personale di Facebook: "Il comitato Minkovsky-Bahlul ha scoperto la semplice verità sui bambini yemeniti scomparsi. Hanno scoperto oltre 300 morti! Per una ragione oggi sconosciuta, mentre sappiamo dove sono, con nomi e registrazioni".
Minkowsky non dice la verità. Poiché sono stati rappresentanti dello stato a sottrarre i bambini ai loro genitori, ed è stato il personale medico a sostenere che i bambini fossero morti, è lo Stato ad avere la responsabilità di mostrare alle famiglie  dove sono sepolti esattamente. Finché non ci saranno tombe con i nomi dei bambini, e nessun test del DNA per associare i defunti alle loro famiglie, non potremo stabilire che i bambini sono morti e sono stati sepolti in Israele. Fino ad oggi, lo Stato non ha aperto alcuna tomba di sua iniziativa per dimostrare la morte dei bambini e la loro sepoltura. Per questo siamo in grado di sostenere che lo Stato di Israele non ha mai realmente dato a queste famiglie una risposta adeguata sulla sorte dei loro figli. E oltretutto non stiamo parlando di centinaia, ma di migliaia. Secondo il Comitato Kedmi, il numero è fra 1500 e 5000 bambini scomparsi - e questo solo tra il 1948 e il 1954.
Queste cose sembrano ovvie. Fin dall'inizio non abbiamo avuto alcun dubbio sull'affidabilità delle famiglie, e abbiamo sostenuto che lo Stato è responsabile di dare loro una risposta. Ma la negazione e la manipolazione creano un effetto opposto. Invece di farci venire incontro e cercare una riconciliazione, la settimana della memoria ha solo esasperato l'animosità tra mizrahim e ashkenaziti. Una cosa deve essere chiara: noi andremo avanti. Fino a quando i governanti non riconosceranno pienamente i crimini commessi contro queste famiglie.
Tom Mehager è un attivista di Amram. Questo articolo è stato pubblicato in ebraico su Haokets

 Tradzione di Giacomo Graziani per Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze

“Migliaia di bambini rapiti ai primi immigrati ebrei arrivati in Israele”

Nessun commento:

Posta un commento