sabato 2 luglio 2016

L’attacco di Dhaka “mira al governo e vuole destabilizzare il Paese”

 



Una fonte locale spiega ad AsiaNews: “Dietro il massacro degli stranieri c’è la precisa volontà di far cadere l’esecutivo e far precipitare la piccola ripresa economica del Bangladesh. L’obiettivo è creare caos e paura, in modo da poterne fare una roccaforte del terrorismo”. L’alternativa “non è migliore: la militarizzazione totale della nazione e la sospensione dei diritti civili”. Morti tutti gli ostaggi stranieri, ancora non identificati. Fra le vittime italiani e giapponesi. Parroco di Tejgoan: “Pieni di dolore, condanniamo l’accaduto”.
Dhaka (AsiaNews) – La strage compiuta da un commando dello Stato islamico nel cuore della capitale del Bangladesh “ha un obiettivo preciso, ovvero il governo in carica, e uno scopo evidente: destabilizzare il Paese per renderlo una roccaforte del terrorismo simile ad alcune aree del Pakistan”. Lo dice ad AsiaNews una fonte locale, anonima per motivi di sicurezza, commentando l’assalto all’Holey Artisan Bakery. Il locale, nel distretto di Gulshan, era famoso fra gli stranieri che lavorano delle ambasciate presso il Bangladesh.
Nell’attacco, rivendicato dallo Stato Islamico, sono morti almeno 20 ostaggi stranieri: per la maggior parte si tratta di italiani e giapponesi, anche se non si hanno ancora notizie sulla loro identità. A questi vanno sommati almeno sei terroristi, uccisi dalle forze armate intervenute per liberare il locale, e due poliziotti. Il totale, purtroppo ancora parziale, è dunque di 28 vittime e decine di feriti.
Il parroco della chiesa cattolica di Tejgoan, p. Kamal Corraya, dice ad AsiaNews: “Non sappiamo quanti stranieri siano morti, ma siamo veramente dispiaciuti per l’accaduto. Condanniamo con forza l’attentato”. Lawrence Gana, anche lui cattolico, lavora nella ristorazione: “Ho cinque compratori italiani, al momento scomparsi. Erano nel ristorante la scorsa notte, ma non ho loro notizie e non posso confermarne la morte”.
La fonte di AsiaNews spiega che l’assalto, compiuto da otto o nove persone al grido di “Allah è grande”, è molto simbolico: “Hanno voluto colpire dove fa più male, ovvero nel mondo degli investimenti stranieri in Bangladesh. Sperano di allontanare tutti gli stranieri del Paese perché a loro non importa nulla del benessere della popolazione. Inoltre hanno voluto dimostrare di poter attaccare il cuore diplomatico della capitale, un’area che doveva essere molto controllata”.
Lo scopo “è creare caos e paura, in modo da poter fare del Bangladesh una roccaforte del terrorismo. Ma per ottenere questo risultato devono prima far cadere l’esecutivo e poi spargere ovunque caos e paura. Certo, l’alternativa non sembra molto positiva: la militarizzazione del Paese e la sospensione dei diritti civili e democratici fino alla fine della crisi”.

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