lunedì 4 luglio 2016

Italiani online alla deriva, tra bufale ed emotività

Lo studio "Infosfera 2016" dell'Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli conferma la deriva della disinformazione e della manipolazione cognitiva legata ai nuovi media.

Siamo alla deriva della disinformazione e della manipolazione cognitiva, a causa di Internet, i social network e i media in genere. È la sintesi brutale della ricerca "Infosfera italiana 2016" realizzata dell'Università degli studi Suor Orsola Benincasa. I due curatori scientifici, Umberto Costantini ed Eugenio Iorio, hanno condotto un'indagine su un campione di 1157 individui su quali siano i criteri di scelta delle fonti di informazioni e cosa regoli i meccanismi di influenza dei media – in special modo online – e l'efficacia in termini di persuasione.
Infosfera 2016
Il team di ricerca, dopo aver analizzato i dati relativi alla cosiddetta infosfera, ha evidenziato la trasformazione in atto delle dinamiche che riguardano il "senso comune e la costruzione degli immaginari collettivi ed individuali strutturati".
Se da una parte questa "deriva" è sotto gli occhi di tutti, pare che manchi la doverosa autocritica. Una colpa che viene tendenzialmente imputata agli altri e spesso sdoganata come un un effetto collaterale dell'ignoranza, incompetenza o superficialità. In realtà il tema è ben più complesso ed ha a che fare con lo "scenario in cui l’individuo si specchia nei media (ne è il contenuto) creati dall’individuo stesso (che ne è anche il produttore), in un gioco autoreferenziale di riflessi".
infosfera 2016 
 
 
infosfera 2016
Una sorta di "autismo comunicazionale" rafforzato ad esempio dalla logica binaria del "mi piace" e "non mi piace" su Facebook. È in atto una distrazione diffusa generata dalla raccolta delle informazioni per farsi un'opinione. Si danno per certi i contenuti presenti nella prima pagina dei risultati di Google, non si riesce a discernere l'autorevolezza delle fonti e infine l'affollamento informativo richiede velocità e sempre meno pazienza.
"Dovendo gestire più informazione di quanta possiamo effettivamente processarne, il rischio è di cadere vittime del confirmation bias, la tendenza a rimanere legati ad un’idea che ci siamo fatti sulla base di informazioni preliminari, anche quando evidenze successive contraddicono quell’idea", puntualizza lo studio.
infosfera
La mole di narrazioni e informazioni ruba il tempo ed "evita la strutturazione del pensiero razionale, rendendolo fragile". Non si procede più per scelta, ma solo per automatismi, replicando costantemente gli stessi modelli. I fatti si confondono con le opinioni e viceversa sia nell'informazione sia fra i lettori.
"L’economia dell’attenzione ha delle regole rigide, aritmetiche e ordinali, se una notizia arriva prima, il posto sul podio è occupato, tutte le altre scendono di uno scalino", prosegue il rapporto. "In un contesto nel quale l’informazione è sovrabbondante, si assiste a una concrescente scarsità di attenzione. E la scarsità di attenzione ne aumenta il valore per chi riesce a produrla e rivenderla".
Fondamentale l'affermazione della condivisione emotiva che condiziona lo spazio pubblico. Diventa "opinione emotiva" generata da immaginari a loro volta derivati dalla polarizzazione del sentimento (mi piace / non mi piace). Il passo successivo è la nascita di comunità "che condividono interessi comuni, selezionano informazioni, discutono e rinforzano le proprie credenze attorno a una narrazione del mondo condivisa".
Gli individui si ritrovano "come su delle zattere violentemente sospinte dalle correnti informazionali, che solo a volte riescono a surfare, capendone limiti, criticità e problematicità" conclude lo studio. "Molte volte, se pur alla ricerca di ancoraggi stabili e appigli, l’individuo sembra andare alla deriva della disinformazione e della manipolazione cognitiva".
Una ricerca approfondita, seria, che conferma la percezione quotidiana della frequentazione dei social network. Laddove Lercio supera la realtà.
 
 
 
 
 
 
 
 
Lo studio "Infosfera 2016" dell'Università Suor Orsola Benincasa conferma la deriva generata dalla disinformazione online e della manipolazione cognitiva.
tomshw.it|Di Dario d'Elia
 
 
 

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