lunedì 11 luglio 2016

Giorgio Bernardelli : Quei calciatori sgozzati (nell'indifferenza) durante Euro2016 - Mondo e Missione

 
 
 
 
 
Quattro giocatori della squadra di Raqqa in Siria sono stati uccisi dall’Isis mentre il mondo guardava la finale dell’europeo di calcio. Coincidenza non casuale. Eppure…
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Quattro giocatori della squadra di Raqqa in Siria sono stati uccisi dall’Isis mentre il mondo guardava la finale dell’europeo di calcio. Coincidenza non casuale. Eppure il mondo del pallone non sta dicendo una sola parola su questa storia


La notizia è cominciata a circolare martedì scorso: l’Isis ha ucciso pubblicamente quattro giocatori dell’al Shaba, la squadra di calcio di Raqqa. L’accusa ufficiale? Essere spie delle milizie curde che stanno avanzando da est verso la capitale del sedicente califfato.
A lanciare l’allarme è stata subito una fonte molto attendibile: l’account twitter @Raqqa_SL (sigla che sta per “Raqqa is Being Slaughtered Silently“, cioè “Raqqa viene massacrata nel silenzio“). @Raqqa_SL è un account ben noto a chi fa informazione sulla Siria: è una delle poche voci che riescono a far uscire qualche notizia, il più delle volte storie dei siriani che vengono uccisi dall’Isis. Storie che spesso – nel giro di qualche giorno – vengono purtroppo terribilmente confermate proprio dai filmati della propaganda jihadista, che ostenta come trofei quelle stesse vittime.
Anche per questo @Raqqa_SL si è guadagnata negli ultimi mesi parecchi servizi sui media internazionali. Se n’è parlato anche all’ultima edizione del Festival del giornalismo di Perugia. Eppure la storia di questi calciatori decapitati a Raqqa proprio mentre le tv di tutto il mondo trasmettevano gli Europei di calcio e la Coppa America, non l’avete letta da nessuna parte. E non la trovate nemmeno sui giornali di oggi, nonostante ieri – poco prima della finalissima Portogallo-Francia – l’Isis abbia puntualmente diffuso il solito video da voltastomaco che mostra l’esecuzione pubblica dei calciatori. Indossano la solita tuta arancione che abbiamo imparato a conoscere. In realtà nel filmato compaiono in cinque e non è chiaro se siano tutti calciatori o se ci sia anche una persona estranea al gruppo.
È evidente la concomitanza tra la partitissima e le immagini dell’esecuzione. E porta dentro di sé qualcosa più di un mero accostamento macabro. L’esecuzione dei giocatori dell’al Shaba è infatti una sfida a quello che è avvertito come l’unico serio «avversario» nella conquista dell’immaginario dei giovani arabi: la passione per il calcio, appunto. Chi conosce il Medio Oriente lo sa: c’è una sola cosa in grado oggi di far sognare i ragazzi anche in posti come Gaza o le periferie martoriate della Siria o dell’Iraq; le partite del Barcellona o del Real Madrid; i gol di Messi e Cristiano Ronaldo. Ma proprio i sogni sono ciò che fa più paura agli uomini vestiti di nero. Ed è per questo che adesso se la prendono anche con il calcio.
Se n’era parlato in occasione dell’attacco allo Stade de France nel novembre scorso. E proprio per questo gli Europei di Francia 2016 erano iniziati – ricordate – con l’ossessione sulla sicurezza e l’incubo attentati. Ma il punto è che questa guerra è ben più globale e noi invece continuiamo a combatterla pensando solo a noi stessi. Così l’attacco compiuto il 13 maggio scorso contro un club del Real Madrid a Baghdad è passato via come uno tra i tanti massacri della capitale irachena. E oggi – in mezzo alla marea di chiacchiere sull’infortunio di Cristiano Ronaldo, l’epopea del Portogallo, la delusione della Francia – non c’è una sola reazione proveniente dal mondo del calcio alle decapitazioni di Raqqa.
Sarebbe bastato poco ieri: un lutto al braccio alle due squadre che giocavano la finale dell’Europeo nello stesso Stade de France che i jihadisti a novembre volevano far esplodere. In memoria di quei morti e dei tifosi del Real Madrid a Baghdad, se proprio non se la sentivano di fidarsi di @Raqqa_SL prima della conferma venuta dalle tragiche immagini. Sarebbe stato un deterrente più forte di tutte le misure di sicurezza; un modo per dire ai giovani delle periferie arabe che lo sport può essere davvero anche il loro sogno.
Ma non è stato fatto; non si è voluta guastare la festa. Così questa sua partita l’Isis l’ha vinta. Contro un calcio sempre più pavido e attento solo ai suoi interessi. Indifferente a un mondo intero che brucia tutto intorno.
 

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