mercoledì 6 luglio 2016

Chi è l’uomo che compare sui media come vittima in diversi attacchi terroristici?

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Chi è l’uomo che compare sui media come vittima in diversi attacchi terroristici?
Il suo volto potrebbe risultarvi familiare. È una delle vittime dell’ultimo attentato terroristico all’aeroporto di Istanbul. Ed è anche una delle persone uccise durante la sparatoria di Orlando. E prima ancora era tra i morti dell’incidente aereo di EgyptAir.
Come è possibile che i media abbiano associato la sua foto a ognuno di questi tragici avvenimenti?
In seguito a un articolo della BBC sulle bufale di internet, il team di factchecking di France24 ha deciso di scavare un po’ più a fondo.
La foto è stata associata anche ad altre notizie tragiche, come la recente manifestazione contro la riforma dell’educazione in Messico, durante la quale la polizia ha sparato sulla folla uccidendo 11 persone. In quel caso però, invece di essere segnalato come vittima, è stato additato come la persona che ha dato l’ordine di sparare.

Come creare una notizia (falsa)

Il procedimento è sempre la stesso. In seguito a una notizia tragica, come quella di un attentato terroristico, i giornalisti hanno l’abitudine di monitorare i social network (in particolar modo Twitter) nella speranza di ricavare informazioni di prima mano dalle persone coinvolte, da chi si trova sul posto, o dai familiari delle vittime.
È in quel momento di confusione e concitazione per coprire la breaking news che diversi profili Twitter hanno lanciato la loro esca ai giornalisti di tutto il mondo, segnalando l’uomo misterioso come una delle vittime e riuscendo ad attirare l’attenzione di alcune delle redazioni più prestigiose del pianeta. Troviamo la sua immagine anche in un video del New York Times sulla strage di Orlando.

Chi è?

Dalle indagini dei giornalisti francesi risulta che questo misterioso individuo è vittima di una vendetta da parte di una o più persone che affermano di essere state truffate da lui.
Alcuni dei profili Twitter coinvolti nella diffusione delle sue foto hanno risposto alle domande di France24, spiegando che conoscevano quell’uomo e che sono stati truffati per una somma di 1.000 dollari. «Il nostro obiettivo è rovinare la sua reputazione. Vogliamo che tutto il mondo riconosca la sua faccia».
L’uomo, del quale France24 non pubblica il nome reale, vive in Messico e ha confermato ai giornalisti che tutto questo è iniziato con un contenzioso legale: «La mia foto è ovunque per colpa di qualcuno che ha iniziato questo scherzo dopo una disputa legale».
Ha detto di essersi messo in contatto con le redazioni della BBC e del New York Times per chiedere loro di cancellare la sua foto, «ma non mi hanno mai risposto».
Che cosa potrebbe fare una persona nella sua situazione? In questo caso particolare, la vittima non ha intrapreso nessuna azionale legale, sostenendo che sarebbe inutile: «in Messico non succede ma niente in questi casi».
E cosa succederebbe in Italia? Abbiamo chiesto un parere legale a Bruno Saetta, avvocato specializzato in diritto applicato alle nuove tecnologie e collaboratore di Valigia Blu.
Occorrerebbe verificare le modalità di diffusione dell’immagine e dei dati della persona in questione caso per caso. In teoria potrebbe configurarsi un reato di illecito trattamento di dati personali (il volto e il nome), e in tal caso è sufficiente anche solo una condotta di diffusione online per rischiare fino a 3 anni di carcere. Ma la giurisprudenza pretende un nocumento, cioè un danno effettivo e dimostrabile per la vittima del reato, inteso come perdita patrimoniale o mancato guadagno derivante dalla diffusione dei dati. In casi di condotte ripetute potrebbe ritenersi sussistente il reato di atti persecutori (stalking), se le pubblicazioni generano nella persona un grave stato di ansia. Invece inserirlo tra le vittime di un evento tragico non dovrebbe portare ad una lesione della sua reputazione e della sua dignità, e quindi potrebbe essere difficile configurare una diffamazione. Ovviamente dipende anche da eventuali commenti inseriti a corredo dell’immagine.

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