domenica 26 giugno 2016

Un’isola-porto davanti a Gaza per superare il blocco


La proposta del ministro dei trasporti israeliano: i controlli di sicurezza rimarrebbero a Israele
lastampa.it
La proposta del ministro dei trasporti israeliano: i controlli di sicurezza rimarrebbero a Israele

26/06/2016
inviato a beirut
Un’isola di 8 chilometri quadrati, con un porto per le navi mercantili, un porticciolo per gli yacht, hotel, case vista mare e un aeroporto. È il progetto israeliano, rilanciato nei giorni scorsi dal ministro dell’Intelligence e dei Trasporti Yisrael Katz, per togliere il blocco a Gaza e mantenere i controlli di sicurezza in mano israeliana.

Il colpo di mano di Hamas
La Striscia è sottoposta al blocco dal 2007, quando con un colpo di mano prese il potere il partito oltranzista palestinese Hamas. Da allora ci sono state due grandi operazioni militari, “Piombo Fuso” e “Protective Edge”, e uno stillicidio di attacchi, lanci di razzi, rappresaglie con l’aviazione.

Civili allo stremo
È la popolazione civile che soffre più di ogni altro per il blocco. La disoccupazione è al 60 per cento, il reddito reale è calato del 26 per cento in dieci anni, scarseggia l’acqua potabile, l’elettricità è razionata e gli scambi con l’esterno sono ridotti al minimo, anche quelli clandestini con l’Egitto attraverso i tunnel, distrutti dal nuovo governo del Cairo sotto la presidenza di Abdel Fatah Al-Sisi.

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Pressioni turche
L’allentamento del blocco a Gaza era una delle richieste della Turchia a Israele in vista della normalizzazione delle relazioni, che sarà annunciata oggi a Roma. I rapporti erano stati rotti dopo il blitz delle teste di cuoio israeliane sulla nave turca Mar Marmara, che cercava di entrare nella acque davanti alla Striscia. Morirono nove cittadini turchi.

Cinque miliardi
L’isola-porto potrebbe dare di nuovo uno sbocco sul mare alla Striscia, ma si troverebbe a cinque chilometri al largo e collegata a Gaza da un ponte stradale. In questo modo le forze di sicurezza israeliane potrebbero controllare che non vengano introdotte armi, materiali esplosivi o altre forniture militari ad Hamas, e chiudere il sito facilmente in caso di problemi. Il nodo cruciale sono i costi, cinque miliardi. Ma, secondo Katz, ci sarebbe già l’interessamento di grandi aziende saudite. Riad potrebbe finanziare in parte l’opera.

“Ragioni di sicurezza”
“Non penso che sia giusto chiudere fuori dal mondo due milioni di persone – ha detto Katz -. Israele non ha interesse a rendere la vita più difficile alla popolazione di Gaza. Ma non possiamo costruire un porto e un aeroporto all’interno della Striscia per ragioni di sicurezza”.



  Dubbi palestinesi
Husam Zumlot, consigliere del presidente Abu Mazen, ha criticato la proposta, in quanto “dubbia” e con “motivazioni politiche”. In questo modo, ha commentato, si arriverà alla “separazione definitiva di Gaza dal resto dei Territori palestinesi occupati”. Il ministro Katz ha ammesso che né Hamas, né Al-Fatah, il partito di Abu Mazen al potere in Cisgiordania, sono stati consultati.

Gli altri progetti
Favorevoli sono invece sauditi e turchi. Fonti governative hanno rivelato al quotidiano turco “Hurriyet” che l’accordo Turchia-Israele su Gaza prevede anche la costruzione di un ospedale, che sarà rifornito da ong governative di Ankara, di una centrale elettrica e di un impianto di desalinizzazione. La centrale elettrica sarà costruita da un consorzio turco-tedesco, mentre sull’impianto di desalinizzazione dell’acqua non ci sono ancora dettagli. Potrebbero essere interessate aziende saudite.


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