giovedì 9 giugno 2016

Truppe italiane e Stato Islamico



 
 
 
 
 
 
 
La carta mostra la presenza delle truppe italiane in Libano (missione Unifil) e in Iraq, oltre a rappresentare i fronti sui quali è impegnato lo Stato Islamico (Is). In Iraq, i nostri soldati e carabinieri sono a poca distanza dal territorio attualmente…
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La presenza militare italiana in Iraq, vicino ai territori controllati dallo Stato Islamico.
Carta in esclusiva per Limesonline.
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La carta mostra la presenza delle truppe italiane in Libano (missione Unifil) e in Iraq, oltre a rappresentare i fronti sui quali è impegnato lo Stato Islamico (Is).

In Iraq, i nostri soldati e carabinieri sono a poca distanza dal territorio attualmente controllato dai jihadisti.

Territorio che negli ultimi mesi si è ridotto: in Siria, l’organizzazione di al-Baghdadi ha perso al Qaryatayn e Palmira, riconquistate dal regime di Assad con il decisivo sostegno dell’aviazione russa.

I centri di Aleppo e Idlib continuano ad essere martoriati dalla lotta tra forze lealiste e il variegato fronte delle opposizioni, mentre i bombardamenti della Russia e del regime hanno l’obiettivo dichiarato di bloccare Jahbat al-Nusra – ad oggi l’unico dei gruppi combattenti in Siria, assieme all’Is, inserito nella lista Onu dei “gruppi terroristi”.

Damasco e Mosca hanno richiesto alle Nazioni Unite l’iscrizione nella lista delle altre formazioni che combattono il regime di al-Asad, tra cui Ahrar al-Sham (I liberi della Siria, in azione soprattutto a ovest di Damasco, tra Hama e Homs e a Zabadani e vicino al Qatar e alla Turchia) e Jaysh al-Islam (L’Esercito dell’Islam, che agisce soprattutto a est di Damasco e nei sobborghi della capitale con il supporto dell’Arabia Saudita). Il tentativo è stato frustrato dall’opposizione di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Ucraina; Kiev è membro del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per il biennio 2016-2017.

Sull’altro lato di quello che una volta era il confine tra Siria e Iraq, lo Stato Islamico deve affrontare a nord l’offensiva delle forze curde verso Mosul e a sud quelle dell’esercito regolare. Questo, affiancato dalle milizie sciite filo-iraniane e sostenuto dai bombardamenti statunitensi, preme in direzione della città-simbolo di Falluja, prima roccaforte irachena dell’Is. Per alleggerire la pressione sul suo territorio, i jihadisti hanno compiuto numerosi attentati nei quartieri sciiti della capitale.

Come ha scritto recentemente il generale Cucchi su Limesonline, “il totale dei soldati italiani impegnati ci identifica come i maggiori contributori di forze alla coalizione dopo gli Stati Uniti. Se poi andiamo a contare unicamente i boots on the ground, eliminando i militari schierati fuori dal territorio, dal secondo posto passiamo al primo, superando anche gli Usa”.

Le principali missioni consistono nell’addestramento della polizia locale e dei peshmerga curdi e nelle operazioni di recupero del personale della coalizione anti-Is rimasto isolato. È partita in questi giorni la prima parte del contingente che dovrà occuparsi della protezione della diga di Mosul, i cui lavori di consolidamento sono stati affidati alla ditta italiana Trevi.

Testo a cura della redazione di Limesonline. Carta di Laura Canali
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