domenica 19 giugno 2016

Robert Fisk :Perché il nostro accordo nucleare con l’Iran si sta trasformando in polvere






18 giugno 2016
Il Medio Oriente è disseminato di opportunità mancate, di occasioni perdute e di sogni trasformati in polvere. Il patto nucleare iraniano sta ora andando nella stessa direzione. Il presidente Hassan Rohani, eroe del momento e nuovo Signor Bravo Ragazzo in America, ha anche ottenuto l’appoggio del Capo Supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, quando l’anno scorso ha firmato l’accordo con sei potenze mondiali, per ridurre le attività nucleari in cambio della fine delle sanzioni occidentali. Sta però cominciando a sembrare un credulone.
E tutti i vecchi rivoluzionari iraniani, i figli dei martiri e i reduci di guerra, e i Corpi delle Guardie Rivoluzionarie e gli amministratori dei suoi conglomerati di imprese    del valore di miliardi di dollari risulta ora che abbiano avuto sempre ragione. Le sanzioni sono state abolite, ma non sono state abolite. Gli investimenti occidentali, malgrado tutte le promesse, non stanno riversandosi in Iran perché le banche, specialmente le banche europee hanno troppa paura di infrangere le leggi sul resto delle sanzioni dell’America, per trattare affari con la Repubblica Islamica. Washington dà e porta via; è uno slogan che ogni presidente iraniano dovrebbe imparare.
Mohamed Katami è stato l’unico vero statista che ha prodotto il Medio Oriente in mezzo secolo, ed era stato eletto presidente nel 1997. Voleva una “società civile”, quella più simile  da ottenere  per una nazione laica guidata da un governo sciita di democrazia-necrologia fatto per i morti e da morti. Ma gli Stati Uniti trattarono Khatami con disprezzo e così  lo svitato  Mahoud Ahmedinejad divenne il presidente successivo, un uomo con i cui farfugliamenti la destra dell’America si sentiva di gran lunga più a proprio agio.
Non avevano detto fin dall’inizio che i leader dell’Iran erano folli anti-semiti nucleari, perfino (questo detto dagli Israeliani) peggiori di Hitler? Ora Rohani, l’uomo con cui l’America potrebbe fare affari, potrebbe perdere l’elezione presidenziale del prossimo anno perché anche lui ha dimenticato lo slogan che, nel modo più semplice, si legge: non fidatevi dell’America.
L’Iran non è stato reintegrato nel sistema finanziario globale e non lo sarà, anche se i Cinesi saranno contenti di trattare affari. I sostenitori di Khamenei fanno capire ora che il Leader Supremo – non il presidente perspicace ma ingenuo – è il grande eroe della storia iraniana moderna (dopo l’Ayatollah Ruhollah Khomeini, naturalmente).
Dice che le banche temono gli americani che “non hanno agito in base alle loro promesse   e che hanno rimosso le sanzioni [soltanto] sulla carta.” Quel che è peggio, è che ha ragione. “La vita di Khamenei è una vita di cui si dovrebbe scrivere,” ha dichiarato uno dei suoi fedeli la settimana scorsa. “E’ il salvatore.” Sì, grazie all’America.
Infatti molte delle più grandi banche d’America non faranno affari con l’Iran per paura di infrangere altre sanzioni statunitensi che non hanno nulla a che fare con l’accordo nucleare, ma molto a che vedere con le agenzie e i pubblici ministeri    degli Stati Uniti che vanno a caccia di prove del riciclaggio del denaro iraniano, del finanziamento del terrorismo e dei reati monetari. Un paio di anni fa,  la francese BNP Paribas ha sborsato 6,3 miliardi di sterline per le sue operazioni commerciali iraniane – in 5 anni, e  insieme alla Standard Chartered Bank  e la HSBC (Hong Kong & Shangai Banking Corporation)  la cifra arriva all’enormità di 10,7 miliardi di sterline.
Perché allora la Standard Chartered del Regno Unito, la Societe General, il Credit Suisse o la Deutsche Bank  mettersi in fila per pagare altre multe soltanto perché i loro governi vogliono fare affari a Teheran? Alcuni banchieri americani – è una notizia dell’Economist – non consegneranno mai neanche i loro biglietti da visita agli iraniani. Questa sì che si chiama paura.
Spostiamoci, però, per un momento, a Beirut dove la Banca Centrale Libanese è coinvolta in una crisi con Hezbollah, la milizia sciita che ha cacciato via dal Libano l’esercito di occupazione di Israele nel 2000 e che adesso sta combattendo e morendo per conservare il governo di Bashar al-Assad (anche esso, naturalmente, sotto sanzioni) in Siria. Se, agli occhi di Washington , il primo è un crimine più grande del secondo, il fatto è che a nessuna banca libanese è permesso di fare nessuna operazione commerciale  o di tenere nessun  conto  che  coinvolga membri di Hezbollah o loro sostenitori. Le banche libanesi che infrangono queste regole perderanno il loro diritto di fare operazioni commerciali in dollari americani.
La dirigenza di Hezbollah ha offeso il Governatore della Banca Centrale, Riad Salameh, perché si è piegato alle richieste dell’America, sostenendo che le sanzioni degli Stati Uniti prendono di mira tutta la comunità Sciita in Libano. Il povero vecchio Riad è in trappola – un banchiere brillante che ha seguito vari governatori piuttosto indolenti e che ora è costretto a mettere in atto sanzioni su cui non ha potere e che distruggeranno qualsiasi banca privata libanese, disobbedendo alle regole americane imposte dalla Banca Centrale libanese. Dato che il 65% dei depositi  e il 70% di tutte le loro transazioni sono in dollari – infrangere le regole degli Stati Uniti
significa che le banche libanesi fallirebbero.
L’ufficio statunitense del Giusto Controllo dei beni  ha indicato  99 conti bancari con presunti collegamenti con Hezbollah, comprese istituzioni benefiche, scuole, compagnie e stazioni televisive. Perfino i deputati  di Hezbollah, legalmente e giustamente eletti al parlamento libanese, due dei quali sono ministri di governo, non possono più mantenere i loro conti bancari. Forse potete essere d’accordo che l’Occidente abbia tutti i diritti di  “mangiarsi” i milioni di Hezbollah. Che siano “terroristi” oppure no, sono più potenti dell’esercito libanese, ampiamente incolpati per non essere riusciti a eleggere un presidente libanese e per aver coinvolto pericolosamente il Libano nella guerra civile siriana. Se è per questo, nessun banchiere o governo sano di mente vuole dare carta bianca agli eserciti iraniani di uomini d’affari sospetti, legati a conti bancari segreti del regime o ad ambigue  operazioni militari.
Però tra le banche libanesi che obbediscono alle regole degli Stati Uniti approvate da Salameh, c’è la ricca banca Blom (una delle 6 banche libanesi quotate in borsa, n.d.t.); e soltanto questo fine settimana una bomba di 3-4 kg. è esplosa davanti alla sua sede centrale nell’elegante distretto di Verdun di Beirut. Era domenica notte, c’erano poche persone in giro – soltanto due sono state lievemente ferite – e la polizia ha rapidamente concluso che l’azione era stata più simbolica che militare. Quando i libanesi vogliono uccidere, lo fanno con l’accuratezza di Pablo Escobar (criminale colombiano, trafficante di droga, n.d.t),  ma il rumore fragoroso delle lastre di vetro delle finestre in andate in frantumi  raccontava la sua storia. Era un avvertimento di Hezbollah? Improbabile, hanno detto alcuni. Hezbollah non è così approssimativo. Ebbene, può darsi.
Potete vedere il quadro della situazione. Mentre l’Iran non può sfuggire alle   sanzioni dalle quali pensava di essere stato liberato, la sua milizia pagata in Libano – una nazione che un prelato sciita una volta ha definito “il polmone per mezzo del quale respira l’Iran” – sta venendo presa nella stessa rete finanziaria. Non è quindi difficile per gli iraniani individuare quella che chiamano in persiano “dasisa” e che Hezbollah, in arabo, definisce la “muamara”, che significa, molto semplicemente: Il COMPLOTTO.
Decidete da soli se è vero, ma in Iran l’abolizione delle sanzioni è una promessa non mantenuta; le Guardie della Rivoluzione sorridono e l’accordo nucleare andrà certamente a rotoli. In altre parole, un sogno che si sta rapidamente trasformando in polvere.
Nella foto: L’Ayatollah Ali Khamenei.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte:  https://zcomm.org/znetarticle/why-our-nuclear-deal-with-iran-is-turning-to-dust/
Originale : The Independent
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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