giovedì 9 giugno 2016

Gaza, disoccupazione più alta al mondo, “Bisogna ripensare il blocco economico”

ROMA – Commercio praticamente inesistente, famiglie divise e persone che non possono muoversi per curarsi, studiare o lavorare. E’ questa la realtà quotidiana di Gaza, dove secondo le Nazioni Unite entro il 2020 sarà praticamente impossibile vivere per la mancanza di energia elettrica, il più alto tasso di disoccupazione al mondo e la scarsità per la popolazione di cibo e acqua pulita. A quasi 9 anni dal suo inizio, Oxfam denuncia le conseguenze del blocco imposto da Israele su Gaza,che scrive l’organizzazione «continua a distruggere la vita di 1,8 milioni di persone, privandole dei più basilari mezzi di sussistenza. Si tratta di una punizione collettiva ed una negazione dei diritti che, senza garantire maggiore sicurezza ad Israele, sta facendo piombare un intero popolo in una spirale di povertà di cui non si intravede la fine». L’Ong, di fronte al contesto drammatico, rinnova l’appello alla Comunità internazionale per la fine immediata del blocco israeliano su Gaza.

«Le limitatissime possibilità di circolazione per le persone e le merci ha paralizzato la crescita economica di Gaza e di conseguenza la vita dei palestinesi, che da ormai quasi un decennio non hanno praticamente accesso ai servizi essenziali e vedono negati i loro diritti fondamentali – spiega il responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia, Riccardo Sansone.  Il blocco sta peggiorando una situazione già gravissima».
Sono 75.000 le persone che ancora non possono tornare a casa dopo la devastazione causata dalla guerra dell’estate del 2014, soltanto meno del 10% delle case distrutte sono state ricostruite e l’80% della popolazione dipende dagli aiuti umanitari internazionali per sopravvivere. «Il blocco deve terminare prima che si arrivi ad un vero e proprio disastro umanitario» conclude Sansone. Nell’appello l’organizzazione chiede che la Comunità internazionale faccia pressione sul Governo israeliano per la fine immediata del blocco su Gaza, per facilitare la libertà di movimento delle persone e dei beni da e verso la Striscia e permettere così a quasi due milioni di palestinesi di esercitare i propri diritti fondamentali. Oxfam L’ong richiama anche l’Egitto, che controlla il valico di Rafah e qui ha imposto rigorose restrizioni, affinchè faciliti l’accesso verso la Striscia. Oxfam è al lavoro a Gaza assieme a partner locali per fornire acqua potabile alla popolazione, sostenere le comunità di contadini e pescatori,che non hanno accesso ai mezzi di sussistenza, aiutando i produttori locali a migliorare la qualità dei loro prodotti.


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Corriere della Sera‎ - 


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