lunedì 6 giugno 2016

Ebreo e omosessuale : primo gruppo ebraico Lgbt in Italia

 
Serafino Marco Fiammelli, fondatore del primo gruppo ebraico Lgbt in Italia





Serafino Marco Fiammelli, fondatore del primo gruppo ebraico Lgbt in Italia

Serafino Marco Fiammelli, luogotenente dell’Esercito italiano, è tra i fondatori di Magen David Keshet Italia (MDKI), il primo gruppo di ebrei Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) nel nostro Paese. MDKI (Keshet  = arcobaleno) è nato ufficialmente il primo luglio scorso a Roma, e riunisce a oggi una quarantina di persone, per lo più iscritti alla Comunità ebraica di Roma, ma anche ad altre comunità italiane e alla comunità riformata Beth Hillel, di cui lo stesso Marco è cofondatore. Per essere aggiornati sulle attività del gruppo, è possibile consultare la pagina Facebook Magen David Keshet Italia - Lgbt Jews Group, oppure scrivere a magen.david.keshet@gmail.com.
 
Magen David Keshet è il primo gruppo Lgbt ebraico in Italia. Quali sono gli obiettivi dell’associazione? Che cosa avete pensato quando avete deciso di fondarlo?
Magen David Keshet Italia (MDKI) è la prima organizzazione indipendente ebraica Lgbt italiana, affiliata al World Congress of Lgbt Jews (Keshet Ga’avah), il network mondiale che collega le più importanti realtà Lgbt ebraiche attive in Nord e Sud America, Europa e Israele. Ci proponiamo di promuovere all’interno delle comunità ebraiche, e non solo, la piena uguaglianza delle persone Lgbt. Da oltre 40 anni ormai in Europa, in Nord e Sud America e in Israele gruppi di omosessuali ebrei si organizzano in associazioni. In Italia questo fino a poco tempo fa non avveniva. Vogliamo recuperare in fretta il ritardo soprattutto aiutando i giovani nel processo di emancipazione personale. 
Quali sono le attività con cui cercate di declinare il vostro programma? 
Le finalità di MDKI sono di tipo sociale, e si realizzano innanzitutto all'interno del calendario ebraico. Le feste, comunque si intendano vivere, da osservanti rigorosi o meno, sono i momenti in cui il popolo di Israele si riunisce, perpetuando e rinnovando la propria identità collettiva. Noi ci siamo, facciamo parte di questa identità. E poi svolgiamo attività culturali. Il convegno sulle persecuzioni nazifasciste "Il triangolo rosa", tenuto al Senato della Repubblica e replicato a Roma al Pitigliani e per le scuole alla Casa della Memoria, replicherà presto a Milano. Partecipiamo al coordinamento delle associazioni Lgbt italiane. E molto altro ancora è in cantiere.
Avete delle associazioni partner a livello nazionale e internazionale?
Come organizzazione ebraica Lgbt siamo la prima e al momento l'unica in Italia. Sono appena tornato da Washington DC, dove ho partecipato all'assemblea annuale di Keshet Ga'avah, il Congresso mondiale degli ebrei Lgbt. Abbiamo discusso del programma delle attività del 2016, approvato il bilancio e modificato alcuni articoli dello statuto. In questa circostanza sono stato nominato coordinatore responsabile delle associazioni Lgbt europee e israeliane e membro del Consiglio direttivo del Congresso. Questo è un grande onere per noi ma anche un grandissimo onore e riconoscimento del lavoro che MDKI ha fatto in così poco tempo. 
Siete però ancora poco conosciuti negli stessi ambienti ebraici italiani…
Io non direi perché siamo conosciutissimi a Roma, molti sanno chi siamo e cosa facciamo, le nostre attività sono seguite da oltre mille persone tra Facebook, Twitter e Instagram, ai nostri eventi abbiamo sempre grande partecipazione di amici, simpatizzanti e curiosi, e i feedback che riceviamo sono sempre molto positivi. Poi abbiamo contatti con Firenze e Milano e contiamo di organizzare presto una cooperazione con realtà in queste città. 
Ebraismo e omosessualità: è possibile tenere insieme queste due dimensioni? 
Questa è la ragione della nostra esistenza. Molti fino ad ora hanno scelto di vivere pubblicamente la propria identità ebraica e privatamente, o addirittura clandestinamente, i propri rapporti affettivi. Considero questa soluzione mortificante. L'ebraismo è una cultura religiosa e un patrimonio normativo in cui la famiglia è centrale, e a buon diritto. Non si può vivere una piena vita ebraica mettendo la propria famiglia fra parentesi. Né si dovrebbe essere costretti a cercare un partner al di fuori della propria comunità. 
Vivere come ebrei omosessuali significa anche appartenere a una doppia minoranza. Immagino che i problemi non manchino.
Io dico sempre che si può essere discriminati perché ebrei, perché omosessuali, ma si può essere anche discriminati dagli ebrei in quanto omosessuali e dagli omosessuali perché ebrei, in questo secondo caso spesso per ragioni politiche legate a Israele. Anche di questo abbiamo discusso a Washington: uno dei fenomeni recenti è il manifestarsi di forme di antisemitismo all'interno dei movimenti Lgbt in varie parti del mondo. In Italia per fortuna le cose sono molto diverse, ma bisogna vigilare costantemente.
A lungo alcuni hanno ritenuto che mali della società come l’omofobia sfiorassero appena o addirittura non toccassero le comunità ebraiche. Oggi sappiamo che non è così. 
In Italia non abbiamo assistito e speriamo di non assistere mai a fatti gravi come quelli accaduti a Gerusalemme lo scorso luglio, quando una ragazza ebrea, Shira Banki zl, è stata accoltellata a morte nel nome del Dio degli ebrei. Qualche anno fa un'aggressione armata aveva colpito un'associazione gay di Tel Aviv. Sono pochi episodi isolati, per nulla paragonabili all'epidemia di intolleranza omicida che affligge altre comunità in molte parti del mondo, nei paesi islamici ma non solo. Però sono un campanello d'allarme. 
Di chi sono le responsabilità? Che cosa credi si possa fare per combattere questo fenomeno? 
L'omofobia e l'antisemitismo si manifestano quasi sempre in coppia, specie in tempi di crisi sociale come quelli che viviamo. Abbiamo visto quello che ha scatenato in Italia il ddl Cirinnà, una legge molto moderata che però ha dato la stura a fiumi di odio, paranoie e deliri in cui non di rado faceva capolino il fantasma del complotto mondiale, di burattinai lontani intenti a distruggere la “sana” società fondata sui valori cristiani, a volte riuniti sotto l’etichetta di "Internazionale sionista" o simili sciocchezze. Alcuni intellettuali, da ultima Ida Magli, erano già giunti a identificare il nemico nell'ebraismo internazionale. In quest'epoca in cui ciascuno può confezionare un'informazione fai-da-te, chi ricopre ruoli pubblici deve essere doppiamente attento a quello che dice e condannare nettamente e in ogni occasione le strumentalizzazioni, anche a costo di semplificare discorsi complessi.
Che cosa significa, invece, dichiararsi ebrei negli ambienti omosessuali?
Bisogna sempre essere accorti e capire bene con chi si parla. Nello specifico dobbiamo dire che nel movimento Lgbt italiano riscuotiamo sempre molta simpatia e soprattutto interesse sociale, culturale e religioso, riceviamo moltissime proposte di collaborazione con organizzazioni Lgbt di Roma e tutte seguono con passione le nostre attività.
HaKehillah ha pubblicato alcuni mesi fa una lunga e discussa intervista a rav Haim Fabrizio Cipriani. L’hai letta? Che cosa ne pensi? Hai letto anche la risposta di rav Riccardo Di Segni?
Non ho i titoli per entrare in discussioni halakhiche o inter-denominazionali. Né mi compete: MDKI non prende partito. Noi esortiamo tutti i rabbini a fare il massimo nei limiti delle rispettive appartenenze. Constato però che sia rav Cipriani, a cui sono personalmente riconoscente, sia rav Di Segni, per il quale ho il massimo rispetto, individuano un problema sociale serio e urgente. Un problema sociale prima che religioso, le cui radici sono da ricercare in una cultura bigotta e sessuofobica trasversale di matrice non ebraica. Posso testimoniare personalmente che quanto descritto da rav Cipriani nel suo articolo accade anche in Italia: dell'ambizione a farsi posto in società, nel segno di una malintesa rispettabilità, fanno le spese in primo luogo gli omosessuali. Vorrei poi capire perché tutto il discorso riguardi sempre gli uomini. Per le donne lesbiche i problemi halakhici sono di gran lunga più modesti. Perché non cominciamo a parlare delle loro famiglie?
Concludiamo con una domanda sul ddl Cirinnà: come avete vissuto le settimane di discussione parlamentare? Siete delusi o soddisfatti dell’esito fin qui raggiunto?
Siamo stati in prima linea con le altre organizzazione Lgbt e abbiamo partecipato ai sit-in e alle varie manifestazioni che si sono succedute durate il dibattimento della legge al Senato. L'esito è ancora incerto: la legge ora è alla Camera e quello che può succedere nessuno lo sa. Quello che possiamo dire è che se riusciremo a fare un passo avanti, sarà avvenuto calpestando la dignità di milioni di italiani vilipesi e umiliati quotidianamente sui media. Penso in primo luogo ai miei amici Gianfranco Goretti e Tommaso Giartosio, dipinti come criminali, schiavisti, ladri di bambini. Ci sono stati giorni in cui ho temuto per la loro incolumità.

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