venerdì 3 giugno 2016

Il dramma dei malati gravi, uscire da Gaza è un inferno

Le procedure per lasciare la Striscia per motivi di salute,  passando per il valico di Erez con Israele, sono lunghe e complesse, possono bloccarsi in qualsiasi momento, quasi sempre per “ragioni di sicurezza”. E altrettanto difficili sono sull’altro valico, Rafah, verso l’Egitto, ormai chiuso per gran parte dell’anno
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di Federica Iezzi
Khan Younis (Striscia di Gaza), 2 giugno 2016, Nena News  - Nel solo mese di marzo, le richieste di permessi alle autorità israeliane di uscita dalla Striscia di Gaza, attraverso il valico di Erez, per cure mediche sono state 2.205. Di queste ne sono state approvate solo il 69%. Rifiutata l’uscita a 121 pazienti tra cui 5 bambini. Nessuna risposta per 564 pazienti. Quasi impossibile ottenere permessi di uscita nell’età compresa tra 16 e 55 anni.
Il maggior numero di richieste è quello per cure oncologiche, seguono pediatria, ortopedia, cardiologia, ematologia, oftalmologia, neurochirurgia, medicina nucleare, urologia e chirurgia generale.
In Cisgiordania, Israele e Giordania. E’ qui che vengono curati i pazienti di Gaza. I principali ospedali che accolgono i malati della Striscia sono il Makassed hospital, l’Augusta Victoria hospital, il St John Eye hospital e l’Hadassah Ein Karem hospital di Gerusalemme Est, la Najah university-hospital di Nablus, il Tel-Hashomir di Ramat Gan in Israele e l’al-Ahli hospital di Hebron.
E’ lunga la trafila che un paziente palestinese deve seguire per uscire da Gaza. Intanto deve avere una garanzia finanziaria valido del Ministero della Salute palestinese e un appuntamento già fissato con l’ospedale ospitante. Già se la validità di questi due documenti scade prima che il paziente riceva il permesso, tutto il processo ricomincia mestamente da capo.
Dopo visita medica da parte di specialisti di Gaza o certificazione da parte del direttore generale di un ospedale gazawi, ciascuna pratica deve essere approvata da una commissione medica del Service Purchasing Department del Ministero della Salute palestinese, sia sulla Striscia di Gaza sia a Ramallah. I criteri maggiori per l’approvazione sono l’assenza di un particolare servizio sanitario nel territorio di Gaza e l’evidenza della copertura dell’assicurazione medica.
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Dunque la richiesta di permesso corredata da documenti di identità del paziente e della famiglia, visita medica e certificazione completa per la copertura dei costi deve essere presentata all’Israeli District Liaison Office almeno 7-10 giorni prima della data del ricevimento nell’ospedale ospitante, pena l’esclusione.
Parallelamente inizia l’arduo cammino per la richiesta del visto di entrata in Israele, per cure mediche. La pratica dura almeno tre settimane.
Stessa trafila tocca agli accompagnatori: che sia una mamma per la sua bambina o una moglie per il marito o un figlio per il genitore malato. I permessi adesso sono stati ristretti solo ai parenti di primo grado con età superiore a 55 anni. Tutto sotto la condizione dei controlli di sicurezza.
E allora chi copre i costi delle cure per i pazienti palestinesi che riescono ad uscire dalla Striscia? Per il 94% è il Ministero della Salute di Ramallah con circa dieci milioni di shekel (due milioni e mezzo di dollari) al mese. Seguono le organizzazioni non-governative Nour al-Alam, Peres Centre for Peace, Physician for Human Rights, Military Medical Services. Solo il 2% riesce a coprire autonomamente tutte le spese.
I costi per la cura dei palestinesi fuori dal territorio della Striscia raggiungono il 30% dell’intero budget per la sanità. Sicuramente sono una significativa fonte di entrate per gli ospedali cisgiordani e israeliani.
Nei Paesi arabi, il tempo medio di permanenza in ospedale di un paziente palestinese è di circa tre settimane, per periodi di cura più lunghi è necessario ottenere un ulteriore permesso.
Ultimo scoglio per chi ha un nome ‘vicino’ alle famiglie di Hamas, sono le cosiddette interviste di sicurezza da parte dell’Israeli General Security Services. Lo scorso marzo, 82 pazienti sono stati sottoposti ad interviste di sicurezza. Il risultato è stata l’interruzione del processo utile ad ottenere il permesso di entrata in Israele. E ad Erez non mancano nemmeno gli arresti di pazienti palestinesi con regolare permesso di uscita. Naturalmente si parla di detenzioni senza legale processo.
E visto che attualmente i servizi e i sistemi di sicurezza israeliani sono strettamente legati a quelli egiziani, a un palestinese a cui venga negato l’ingresso in Israele, verrà negato anche quello in Egitto. Questo si aggiunge alla ormai quasi completa chiusura del valico di Rafah, al confine tra Striscia di Gaza e Egitto, durante l’intero anno.
Secondo i dati del Medical Referral Directorate di Ramallah, nel 2015, 23.896 pazienti hanno ottenuto i permessi di uscita dalla Striscia di Gaza per cure mediche. E 6.689 dall’inizio di quest’anno. Nena News


Il dramma dei malati gravi, uscire da Gaza è un inferno

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