mercoledì 8 giugno 2016

B’Tselem: “A Hebron giustiziato un altro palestinese insieme ad al-Sharif” (video)








Secondo due testimoni intervistati dalla ong israeliana, anche Ramzi ‘Aziz al-Qasrawi è stato ucciso da un soldato nonostante fosse a terra agonizzante e non rappresentasse alcuna minaccia. Morto per le ferite riportate il 20enne Dweikat: era rimasto ferito alla testa negli scontri di venerdì con le truppe di Tel Aviv


di Roberto Prinzi
Roma, 7 giugno 2016, Nena News – A Hebron le truppe israeliane hanno giustiziato a marzo due palestinesi non solo uno. A denunciarlo è stata ieri l’associazione israeliana B’Tselem che monitora dal 1989 le violazioni dei diritti umani nei Territori occupati palestinesi. I fatti risalgono a tre mesi fa: secondo la versione israeliana, il 21enne ‘Abd al-Fattah al-Sharif, insieme al coetaneo Ramzi ‘Aziz al-Qasrawi, si era recato la mattina del 24 marzo presso il checkpoint di Tel Rumeida. Arrivati al posto di blocco, i due avrebbero aggredito con un coltello un soldato (ferendolo leggermente) prima di essere raggiunti dai colpi di arma da fuoco sparati dai militari.
Una volta a terra agonizzante, al-Sharif è stato ucciso a distanza ravvicinata dal soldato-killer Elor Azarya come si vede nitidamente in un video che B’Tselem girò quel giorno. Il filmato ha avuto ampia diffusione e ha riportato al centro del dibattito politico il tema “dell’esecuzioni extragiudiziali” che Israele, denunciano i palestinesi e le associazioni umanitarie, avrebbe compiuto da quando è iniziata l’Intifada di Gerusalemme (“Intifada dei coltelli” per Tel Aviv). Le ricostruzioni dell’esercito circa la relativa minaccia rappresentata da alcuni aggressori palestinesi hanno più volte lasciato spazio ai dubbi al punto che anche l’Onu ha chiesto di aprire una inchiesta volta a stabilire se ci siano stati casi di “esecuzioni extragiudiziali”.
Il processo ad Azarya (eroe per la maggior parte degli israeliani) si è aperto a maggio. Proprio per l’ampio sostegno che ha ottenuto in patria, gli attivisti dei diritti umani e i palestinesi hanno a più riprese espresso i timori di una possibile mano leggera da parte delle istituzioni giudiziarie dello stato ebraico verso il militare (non sarebbe del resto una novità quando sotto processo è un israeliano). Eppure un nuovo video pubblicato una settimana fa darebbe ancora più consistenza alla tesi “dell’esecuzione”: nel breve filmato, infatti, si vede un autista di autoambulanza calciare un coltellino verso il corpo ormai inerte di al-Sharif. Un gesto non casuale per chi ritiene si sia trattato di un omicidio extragiudiziale: l’obiettivo è infatti quello di dimostrare che il giovane rappresentava una minaccia per i militari e, ça va sans dire, è stata legittima la sua uccisione a distanza ravvicinata.
Se il caso al-Sharif è stato in qualche modo sviscerato dai media, sugli ultimi istanti di vita di al-Qasrawi, invece, sin dall’inizio è calato il silenzio. Eppure anche qui alcuni punti meritano di essere chiariti. A partire da quel rivolo di sangue che scorre dalla testa della vittima.  Le testimonianze raccolte dalla ong potrebbero ora tentare di fare luce sulle cause di morte del giovane: siamo di fronte a un caso di dissanguamento (ferito perché “pericoloso”), o anche al-Qasrawi come al-Sharif, è stato vittima di un “omicidio extragiudiziale”? I due testimoni – entrambi residenti palestinesi di Tel Rumeida – non hanno dubbi: il giovane “è stato giustiziato con un colpo di arma da fuoco alla testa mentre, ferito, era steso sul terreno perché colpito in un’altra parte del corpo”.
Nella nota di B’Tselem si precisa, inoltre, che “quando al-Sharif e Qasrawi erano a terra feriti – non rappresentando chiaramente alcun minaccia alla vita di qualcuno e prima ancora che giungessero sul luogo della sparatoria altri militari e i paramedici – un soldato (o un ufficiale) si è avvicinato ad al-Qasrawi e lo avrebbe sparato due volte al collo e alla testa a diversi metri di distanza”.
La versione fornita dalla ong israeliana è stata respinta con forza dalla portavoce militare israeliana: “le affermazioni fatte dall’organizzazione B’Tselem contraddicono i risultati dell’indagine operativa e non coincidono con le informazioni che ha a disposizione a riguardo l’Idf [l’esercito di difesa israeliano, ndr]. Il colpo d’arma da fuoco rivolto all’aggressore è stato sparato per rimuovere la minaccia che egli poneva quando ha attaccato con un coltello le forze di sicurezza”.
Nel filmato di B’Tselem che vi proponiamo, al-Qasrawi (ha un maglioncino grigio) sembrerebbe essere stato colpito alla testa come mostra la chiazza di sangue che parte dal capo del giovane.
Ieri, intanto, è morto per le ferite riportate il 20enne Jamal Mohammad Dweikat. Dweikat era stato raggiunto al capo da un proiettile sparato dall’esercito israeliano venerdì durante gli scontri divampati vicino alla Tomba di Giuseppe (Nablus). Le violenze erano iniziate quando circa 4.000 estremisti israeliani, scortati da un ingente numero di soldati, avevano raggiunto il sito religioso per pregare imponendo così la chiusura dell’area ai residenti (nonostante sia area A e quindi, per gli Accordi di Oslo, sotto il pieno controllo palestinese). La stampa israeliana in lingua ebraica sostiene che tra i “visitatori” vi fossero presenti anche alcuni esponenti del governo e i leader dei coloni. Nena News


 
 
 
 
 
 
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