venerdì 6 maggio 2016

Video Palestina: aumentano gli aborti non sicuri



Palestina: la legge non permette l'aborto





Circa un quarto delle donne palestinesi, in Cisgiordania, ha praticato aborti con metodi non sicuri. Poiché la procedura dell’aborto è illegale secondo la legge palestinese, molti pazienti e operatori sanitari potrebbero finire in carcere. In realtà, però, non c’è una punizione per le donne che interrompono le gravidanze per conto proprio e ciò ha portato a un aumento di aborti non sicuri.
Nonostante, in casi limitati, sia tecnicamente possibile abortire, (cioè quando la gravidanza mette in pericolo la vita della madre o quando vengono rilevate gravi anomalie nel feto), l’aborto rimane assolutamente limitato dalla legge palestinese. Per abortire, una donna ha bisogno di ottenere un fatwa, cioè il responso del giudice per capire quale sia l’orientamento della religione riguardo a un determinato fatto giuridico. Per ottenere un fatwa, la donna ha bisogno dell’approvazione ufficiale di almeno tre medici. Se non la ottiene, lei e qualsiasi aiutante possono incorrere a sanzioni penali e affrontare il carcere.
Intanto gli attivisti per i diritti e gli esperti di salute pubblica non sono d’accordo. «Le donne che vogliono abortire avranno un aborto, a prescindere dal fatto che sia criminalizzato o meno», afferma Ayesha al-Rifai, una politica ed esperta di salute pubblica palestinese. Insomma, le donne palestinesi sono ben lontane dal diritto di abortire in modo sicuro e la strada da fare è ancora lunga.

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