sabato 21 maggio 2016

Uri Avnery :Lieberman e il colpo mortale alla democrazia israeliana. Le parole del Generale Golan



http://zeitun.info/2016/05/24/io-cero/ splendido

 Uri Avneri da giovane è stato membro dell’Irgun (i terroristi paramilitari sionisti), negli anni ’60 e ’70 è stato deputato alla Knesset e fondatore di Gush Shalom (Blocco della pace) nel 1993. E’ famoso per aver attraversato le linee durante l’assedio di Beirut per incontrare Yasser Arafat nel 1982. E’ giornalista ed ha 92 anni.
di Uri Avnery
21 maggio, 2016  Gush Shalom
“Per favore non scrivere di Ya’ir Golan!”, mi ha pregato un amico. “Qualunque cosa scriva uno di sinistra come te non farà che danneggiarlo!”
Così per alcune settimane ho evitato di farlo. Ma non posso tacere oltre.
Il Generale Ya’ir Golan, vice Capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano, ha tenuto un discorso in occasione del Giorno della Memoria dell’Olocausto. Indossando la sua uniforme, ha letto un testo preparato in anticipo e ben ponderato, che ha provocato uno scalpore non ancora sopito.
Decine di articoli sono stati pubblicati su di lui, alcuni di condanna, altri di lode. A quanto pare, nessuno ha potuto rimanere indifferente.
La frase principale è stata: “Se qualcosa mi terrorizza della memoria dell’Olocausto, è la consapevolezza dei terribili sviluppi verificatisi in generale in Europa, e particolarmente in Germania, 70, 80, 90 anni fa, e il ritrovarne traccia qui in mezzo a noi, oggi, nel 2016.”
Si è scatenato l’inferno. Come!!! Tracce di nazismo in Israele? Un paragone tra ciò che i nazisti hanno fatto a noi e ciò che noi stiamo facendo ai palestinesi?
Novant’ anni fa era il 1926, uno degli ultimi anni della repubblica tedesca. Ottant’ anni fa era il 1936, tre anni dopo l’ascesa al potere del nazismo. Settant’ anni fa era il 1946, all’indomani del suicidio di Hitler e della fine del Reich nazista.
Dopo tutto mi sento obbligato a scrivere riguardo al discorso del generale, perché io c’ero.
Da bambino sono stato testimone degli ultimi anni della Repubblica di Weimar (così chiamata perché la sua costituzione è stata stilata a Weimar, la città di Goethe e Schiller). In quanto ragazzo interessato alla politica, ho assistito alla Machtergreifung (“presa del potere”) nazista ed ai primi sei mesi di governo nazista.
So di che cosa parlava Golan. Benché apparteniamo a due differenti generazioni, condividiamo lo stesso background. Entrambe le nostre famiglie provengono da piccole cittadine della Germania occidentale. Suo padre ed io probabilmente abbiamo avuto molte cose in comune.
C’è un rigido precetto in Israele: nulla può essere paragonato all’Olocausto. L’Olocausto è unico. E’ successo a noi, gli ebrei, poiché noi siamo unici. (Gli ebrei religiosi aggiungerebbero: “Perché Dio ci ha prescelti”.)
Ho infranto quel precetto. Appena prima che Golan nascesse, ho pubblicato (in ebraico) un libro intitolato “La svastica”, in cui raccontavo i miei ricordi d’infanzia e cercavo di trarre da essi delle conclusioni. Era la vigilia del processo ad Eichmann ed io ero sconvolto dalla scarsa conoscenza riguardo al periodo nazista tra i giovani israeliani di allora.
Il mio libro non si occupava dell’Olocausto, che avvenne quando io ormai vivevo in Palestina, ma di una questione che mi ha turbato attraverso gli anni ed ancora oggi: come è potuto accadere che la Germania, forse la nazione più colta al mondo a quel tempo, la patria di Goethe, Beethoven e Kant, abbia eletto democraticamente come leader uno psicopatico delirante come Adolf Hitler?
L’ultimo capitolo del libro si intitolava “Può succedere qui!” Il titolo era preso da un libro dello scrittore americano Sinclair Lewis, intitolato ironicamente “Non può succedere qui”, in cui descriveva una ascesa nazista negli Stati Uniti.
In quel capitolo disquisivo sulla possibilità che un partito ebraico di tipo nazista arrivasse al potere in Israele. La mia conclusione era che un partito nazista può arrivare al potere in qualunque paese del mondo, se vi sono le condizioni giuste. Sì, anche in Israele.
Il libro fu ampiamente ignorato dal pubblico israeliano, che a quell’epoca era travolto dalla tempesta emotiva provocata dalle tremende rivelazioni del processo Eichmann.
Adesso arriva il generale Golan, uno stimato militare professionista, e dice le stesse cose.
E non con una considerazione estemporanea, ma in un’occasione ufficiale, indossando la sua uniforme di generale, leggendo un testo preparato e ponderato.
La tempesta è scoppiata, e non si è ancora calmata.
Gli israeliani hanno un atteggiamento autoprotettivo: quando si trovano di fronte a verità scomode, evitano di affrontare l’essenziale e si occupano di aspetti secondari e irrilevanti. Tra le decine e decine di reazioni sulla stampa, in televisione e sulle piattaforme politiche, quasi nessuna si è confrontata con la dolente opinione del generale.
No, l’accesa discussione che si è scatenata verte sulle seguenti questioni: è consentito ad un militare di alto grado dell’esercito esprimere un’opinione su questioni riguardanti l’istituzione civile? E farlo in uniforme militare? In un’occasione ufficiale?
Un ufficiale dell’esercito dovrebbe tacere le proprie convinzioni politiche? O esprimerle soltanto a porte chiuse – “in sedi appropriate”, come ha detto un furioso Benyamin Netanyahu?
Il Generale Golan gode di altissimo rispetto nell’esercito. Come vice capo di Stato Maggiore era finora quasi sicuramente candidato a capo di Stato Maggiore, quando il titolare lascerà la carica dopo i consueti quattro anni.
L’avverarsi di questo sogno, condiviso da ogni generale dello Stato Maggiore è ora molto lontano. Praticamente Golan ha sacrificato la sua prossima promozione per estrinsecare il suo allarme e dargli la più ampia risonanza.
Si può solo aver rispetto per un tale coraggio. Credo di non aver mai incontrato il generale Golan e non conosco le sue opinioni politiche. Però ammiro il suo gesto.
(In certo modo mi torna alla mente un articolo pubblicato dalla rivista inglese Punch prima della prima guerra mondiale, quando un gruppo di giovani ufficiali dell’esercito fece una dichiarazione contro la politica del governo in Irlanda. La rivista disse che, pur disapprovando l’opinione espressa dagli ufficiali ribelli, era orgogliosa del fatto che ufficiali così giovani fossero pronti a sacrificare la loro carriera per le proprie convinzioni.)
La marcia nazista verso il potere iniziò nel 1929, quando la Germania fu colpita dalla terribile crisi economica mondiale. Un minuscolo e irrisorio partito di estrema destra diventò una forza politica con cui fare i conti. Da allora in quattro anni divenne il più grande partito del paese e prese il potere (anche se ancora aveva bisogno di governare insieme ad altri partiti).
Io c’ero quando ciò accadde, un ragazzo di una famiglia nella quale la politica diventò il principale argomento a cena. Ho visto quando la repubblica è crollata, gradualmente, lentamente, passo dopo passo. Ho visto i nostri amici di famiglia sventolare la bandiera con la svastica. Ho visto il mio insegnante delle superiori alzare il braccio entrando in classe e dire “Heil Hitler” per la prima volta (per poi rassicurarmi in privato che niente era cambiato).
Ero l’unico ebreo in tutto il ginnasio (scuola superiore). Quando le centinaia di ragazzi – tutti più alti di me – alzarono le braccia e cantarono l’inno nazista, ed io non lo feci, mi minacciarono di rompermi le ossa se fosse successo nuovamente. Pochi giorni dopo lasciammo la Germania per sempre.
Il Generale Golan è stato accusato di paragonare Israele alla Germania nazista. Nulla del genere. Un’attenta lettura del suo discorso dimostra che ha paragonato gli sviluppi in Israele agli eventi che condussero alla disintegrazione della Repubblica di Weimar. E questo è un paragone fondato.
I fatti che accadono in Israele, soprattutto dopo le ultime elezioni, assomigliano paurosamente a quegli eventi. Certo, il contesto è totalmente diverso. Il fascismo tedesco nacque dall’umiliazione della resa nella prima guerra mondiale, dell’occupazione della Ruhr da parte di Francia e Belgio dal 1923 al 1925, dalla tremenda crisi economica del 1929, dalla miseria di milioni di disoccupati. Israele riporta la vittoria nelle sue numerose azioni militari, noi viviamo una vita agiata. I pericoli che ci minacciano sono di natura del tutto differente. Derivano dalle nostre vittorie, non dalle nostre sconfitte.
Certo, le differenze tra l’Israele di oggi e la Germania di allora sono molto più grandi delle similitudini. Ma queste similitudini esistono, e il generale ha fatto bene a segnalarle.
La discriminazione nei confronti dei palestinesi praticamente in tutte le sfere della vita può essere paragonata al trattamento degli ebrei nel primo periodo della Germania nazista. (L’oppressione dei palestinesi nei territori occupati ricorda di più il trattamento dei cechi nel “protettorato” dopo il tradimento di Monaco [cioé l’accettazione da parte di Francia e Gran Bretagna dell’occupazione della Cecoslovacchia da parte dei nazisti, ndt.].)
Il diluvio di leggi razziste alla Knesset (Parlamento israeliano), quelle già adottate e quelle in itinere, richiama fortemente le leggi adottate dal Reichstag nei primi giorni del regime nazista. Alcuni rabbini invitano al boicottaggio dei negozi arabi. Come allora. Il grido “Morte agli arabi” (“Judah verrecke”?) si sente sistematicamente durante le partite di calcio. Un membro del parlamento ha auspicato la separazione tra neonati ebrei ed arabi negli ospedali. Un capo rabbino ha dichiarato che i goyim (i non ebrei) sono stati creati da Dio per servire gli ebrei. I nostri ministri dell’educazione e della cultura sono impegnati a sottomettere scuole, teatri ed arti alla linea di estrema destra, cosa che era conosciuta in Germania come “Gleichschaltung”. La Corte Suprema, il vanto di Israele, viene attaccata senza sosta dal ministro della giustizia. La Striscia di Gaza è un enorme ghetto.
Ovviamente nessuno sano di mente potrebbe paragonare neanche lontanamente Netanyahu al Fuhrer, ma qui ci sono partiti politici che emanano un forte odore di fascismo. La marmaglia politica che occupa l’attuale governo Netanyahu avrebbe facilmente trovato posto nel primo governo nazista. 
Uno dei principali slogan del nostro attuale governo è sostituire la “vecchia dirigenza”, considerata troppo liberale, con una nuova. Uno dei principali slogan nazisti era sostituire “das System”.
Tra l’altro, quando i nazisti arrivarono al potere, quasi tutti gli ufficiali di alto grado dell’esercito tedesco erano convinti antinazisti. Presero anche in considerazione un putsch contro Hitler. Il loro leader politico fu giustiziato sommariamente un anno dopo, quando Hitler liquidò i suoi oppositori nel suo stesso partito. Ci viene detto che il generale Golan è ora protetto da una guardia del corpo personale, cosa mai accaduta ad un generale nella storia di Israele.
Il generale non ha menzionato l’occupazione e le colonie, che sono sotto il controllo dell’esercito. Ma ha ricordato l’episodio avvenuto poco prima che lui tenesse il suo discorso, e che sta ancora scuotendo Israele: nella Hebron occupata, sotto controllo dell’esercito, un soldato ha visto un palestinese gravemente ferito che giaceva senza aiuto a terra, si è avvicinato e lo ha ucciso con un colpo alla testa. La vittima aveva tentato di assalire alcuni soldati con un coltello, ma non costituiva più una minaccia per nessuno. Si è trattato di una chiara trasgressione agli ordini vigenti nell’esercito, ed il soldato è stato trascinato di fronte alla corte marziale.
Si è alzato un grido in tutto il paese: il soldato è un eroe! Dovrebbe essere decorato! Netanyahu ha telefonato a suo padre per assicurargli il suo appoggio. Avigdor Lieberman [leader di un partito ultranazionalista, ndt.] è entrato nell’affollata aula del tribunale per esprimere la propria solidarietà al soldato. Pochi giorni dopo Netanyahu ha nominato Lieberman ministro della difesa, il secondo più importante incarico in Israele.
Prima di ciò, il Generale Golan ha ricevuto un forte appoggio da parte del ministro della difesa, Moshe Ya’alon e del Capo di Stato Maggiore, Gadi Eisenkot. Probabilmente è stata questa la ragione immediata della revoca di Ya’alon e della nomina di Lieberman al suo posto. Assomiglia ad un putsch.
Sembra che Golan non sia solo un ufficiale coraggioso, ma anche un profeta. L’inserimento del partito di Lieberman nella coalizione di governo conferma i più neri timori di Golan. E’ un altro colpo fatale alla democrazia di Israele.
Sarò condannato ad assistere agli stessi sviluppi per la seconda volta nella mia vita?
(Traduzione di Cristiana Cavagna)


I Was There: Uri Avnery on Israel’s new “Defense” Minister Avigdor Lieberman
[Editor's note: Lieberman has made so many demeaning statements against Palestinians that most Israeli peace movement people see him as an overt racist and hater whose stated goal is to rid the Land of Israel of Palestinians. Uri Avnery is chair of the Israeli Peace Movement Gush Shalom in Tel Aviv]

“PLEASE DON’T write about Ya’ir Golan!” a friend begged me, “Anything a leftist like you writes will only harm him!”
So I abstained for some weeks. But I can’t keep quiet any longer.
General Ya’ir Golan, the deputy Chief of Staff of the Israeli army, made a speech on Holocaust Memorial Day. Wearing his uniform, he read a prepared, well-considered text that triggered an uproar which has not yet died down.
Dozens of articles have been published in its wake, some condemning him, some lauding him. Seems that nobody could stay indifferent.
The main sentence was: “If there is something that frightens me about the memories of the Holocaust, it is the knowledge of the awful processes which happened in Europe in general, and in Germany in particular, 70, 80, 90 years ago, and finding traces of them here in our midst, today, in 2016.”
All hell broke loose. What!!! Traces of Nazism in Israel? A resemblance between what the Nazis did to us with what we are doing to the Palestinians?
90 years ago was 1926, one of the last years of the German republic. 80 years ago was 1936, three years after the Nazis came to power. 70 years ago was 1946, on the morrow of Hitler’s suicide and the end of the Nazi Reich.
I FEEL compelled to write about the general’s speech after all, because I was there.
As a child I was an eye-witness to the last years of the Weimar Republic (so called because its constitution was shaped in Weimar, the town of Goethe and Schiller). As a politically alert boy I witnessed the Nazi Machtergreifung (“taking power”) and the first half a year of Nazi rule.
I know what Golan was speaking about. Though we belong to two different generations, we share the same background. Both our families come from small towns in Western Germany. His father and I must have had a lot in common.
There is a strict moral commandment in Israel: nothing can be compared to the Holocaust. The Holocaust is unique. It happened to us, the Jews, because we are unique. (Religious Jews would add: “Because God has chosen us”.)
I have broken this commandment. Just before Golan was born, I published (in Hebrew) a book called “The Swastika”, in which I recounted my childhood memories and tried to draw conclusions from them. It was on the eve of the Eichmann trial, and I was shocked by the lack of knowledge about the Nazi era among young Israelis then.
My book did not deal with the Holocaust, which took place when I was already living in Palestine, but with a question which troubled me throughout the years, and even today: how could it happen that Germany, perhaps the most cultured nation on earth at the time, the homeland of Goethe, Beethoven and Kant, could democratically elect a raving psychopath like Adolf Hitler as its leader?
The last chapter of the book was entitled “It Can Happen Here!” The title was drawn from a book by the American novelist Sinclair Lewis, called ironically “It Can’t Happen Here”, in which he described a Nazi take-over of the United States.
In this chapter I discussed the possibility of a Jewish Nazi-like party coming to power in Israel. My conclusion was that a Nazi party can come to power in any country on earth, if the conditions are right. Yes, in Israel, too.
The book was largely ignored by the Israeli public, which at the time was overwhelmed by the storm of emotions evoked by the terrible disclosures of the Eichmann trial.
Now comes General Golan, an esteemed professional soldier, and says the same thing.
And not as an improvised remark, but on an official occasion, wearing his general’s uniform, reading from a prepared, well thought-out text.
The storm broke out, and has not passed yet.
ISRAELIS HAVE a self-protective habit: when confronted with inconvenient truths, they evade its essence and deal with a secondary, unimportant aspect. Of all the dozens and dozens of reactions in the written press, on TV and on political platforms, almost none confronted the general’s painful contention.
No, the furious debate that broke out concerns the questions: Is a high-ranking army officer allowed to voice an opinion about matters that concern the civilian establishment? And do so in army uniform? On an official occasion?
Should an army officer keep quiet about his political convictions? Or voice them only in closed sessions – “in relevant forums”, as a furious Binyamin Netanyahu phrased it?
General Golan enjoys a very high degree of respect in the army. As Deputy Chief of Staff he was until now almost certainly a candidate for Chief of Staff, when the incumbent leaves the office after the customary four years.
The fulfillment of this dream shared by every General Staff officer is now very remote. In practice, Golan has sacrificed his further advancement in order to utter his warning and giving it the widest possible resonance.
One can only respect such courage. I have never met General Golan, I believe, and I don’t know his political views. But I admire his act.
(Somehow I recall an article published by the British magazine Punch before World War I, when a group of junior army officers issued a statement opposing the government’s policy in Ireland. The magazine said that while disapproving the opinion expressed by the mutinous officers, it took pride in the fact that such youthful officers were ready to sacrifice their careers for their convictions.)
THE NAZI march to power started in 1929, when a terrible world-wide economic crisis hit Germany. A tiny, ridiculous far-right party suddenly became a political force to be reckoned with. From there it took them four years to become the largest party in the country and to take over power (though it still needed a coalition).
I was there when it happened, a boy in a family in which politics became the main topic at the dinner table. I saw how the republic broke down, gradually, slowly, step by step. I saw our family friends hoisting the swastika flag. I saw my high-school teacher raising his arm when entering the class and saying “Heil Hitler” for the first time (and then reassuring me in private that nothing had changed.)
I was the only Jew in the entire gymnasium (high school.) When the hundreds of boys – all taller than I – raised their arms to sing the Nazi anthem, and I did not, they threatened to break my bones if it happened again. A few days later we left Germany for good.
General Golan was accused of comparing Israel to Nazi Germany. Nothing of the sort. A careful reading of his text shows that he compared developments in Israel to the events that led to the disintegration of the Weimar Republic. And that is a valid comparison.
Things happening in Israel, especially since the last election, bear a frightening similarity to those events. True, the process is quite different. German fascism arose from the humiliation of surrender in World War I, the occupation of the Ruhr by France and Belgium from 1923-25, the terrible economic crisis of 1929, the misery of millions of unemployed. Israel is victorious in its frequent military actions, we live comfortable lives. The dangers threatening us are of a quite different nature. They stem from our victories, not from our defeats.
Indeed, the differences between Israel today and Germany then are far greater than the similarities. But those similarities do exist, and the general was right to point them out.
The discrimination against the Palestinians in practically all spheres of life can be compared to the treatment of the Jews in the first phase of Nazi Germany. (The oppression of the Palestinians in the occupied territories resembles more the treatment of the Czechs in the “protectorate” after the Munich betrayal.)
The rain of racist bills in the Knesset, those already adopted and those in the works, strongly resembles the laws adopted by the Reichstag in the early days of the Nazi regime. Some rabbis call for a boycott of Arab shops. Like then. The call “Death to the Arabs” (“Judah verrecke”?) is regularly heard at soccer matches. A member of parliament has called for the separation between Jewish and Arab newborns in hospital. A Chief Rabbi has declared that Goyim (non-Jews) were created by God to serve the Jews. Our Ministers of Education and Culture are busy  subduing the schools, theater and arts to the extreme rightist line, something known in German as Gleichschaltung. The Supreme Court, the pride of Israel, is being relentlessly attacked by the Minister of Justice. The Gaza Strip is a huge ghetto.
Of course, no one in their right mind would even remotely compare Netanyahu to the Fuehrer, but there are political parties here which do 0                     emit a strong fascist smell. The political riffraff peopling the present Netanyahu government could easily have found their place in the first Nazi government.
One of the main slogans of our present government is to replace the “old elite”, considered too liberal, with a new one. One of the main Nazi slogans was to replace “das System”.
BY THE WAY, when the Nazis came to power, almost all high-ranking officers of the German army were staunch anti-Nazis. They were even considering a putsch against Hitler. Their political leader was summarily executed a year later, when Hitler liquidated his opponents in his own party. We are told that General Golan is now protected by a personal bodyguard, something that has never happened to a general in the annals of Israel.
The general did not mention the occupation and the settlements, which are under army rule. But he did mention the episode which occurred shortly before he gave this speech, and which is still shaking Israel now: in occupied Hebron, under army rule, a soldier saw a seriously wounded Palestinian lying helplessly on the ground, approached him and killed him with a shot to the head. The victim had tried to attack some soldiers with a knife, but did not constitute a threat to anyone any more. This was a clear contravention of army standing orders, and the soldier has been hauled before a court martial.
A cry went up around the country: the soldier is a hero! He should be decorated! Netanyahu called his father to assure him of his support. Avigdor Lieberman entered the crowded courtroom in order to express his solidarity with the soldier. A few days later Netanyahu appointed Lieberman as Minister of Defense, the second most important office in Israel.
Before that, General Golan received robust support both from the Minister of Defense, Moshe Ya’alon, and the Chief of Staff, Gadi Eisenkot. Probably this was the immediate reason for the kicking out of Ya’alon and the appointment of Lieberman in his place. It resembled a putsch.
It seems that Golan is not only a courageous officer, but a prophet, too. The inclusion of Lieberman’s party in the government coalition confirms Golan’s blackest fears. This is another fatal blow to the Israeli democracy.
Am I condemned to witness the same process for the second time in my life?
 

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