venerdì 13 maggio 2016

PALESTINA. Gli insegnanti lottano per un sindacato autonomo


 
 
 
 
 
 
 
Dopo lo sciopero di 5 settimane, i lavoratori della scuola hanno creato un comitato che diventi il loro rappresentante, liberandoli dal sindacato ufficiale legato all’Olp
nena-news.it





Dopo lo sciopero di 5 settimane, i lavoratori della scuola hanno creato un comitato che diventi il loro rappresentante, liberandoli dal sindacato ufficiale legato all’Olp
Il meeting degli insegnanti a Ibdaa, nel campo profughi di Dheisheh (Foto: Chiara Cruciati/Nena News)
Il meeting degli insegnanti a Ibdaa, nel campo profughi di Dheisheh (Foto: Chiara Cruciati/Nena News)
di Chiara Cruciati
Betlemme, 13 maggio 2016, Nena News – Gli insegnanti entrano alla spicciolata nel piccolo ristorante all’ultimo piano del centro Ibdaa, nel campo profughi di Dheisheh. Si accomodano e inizia la discussione: c’è da creare un nuovo sindacato. Indipendente, libero dai lacci imposti dall’Autorità Nazionale Palestinese, creatura della base e delle sue esigenze.
L’eredità dello sciopero di 5 settimane che ha svuotato le scuole della Cisgiordania fino al 12 marzo è tangibile. L’Anp ha promesso un aumento del 10% dello stipendio solo a partire dal 2017, portando così il salario medio effettivo al 60% di quello ufficiale: i 42mila insegnanti palestinesi incasseranno poco più di 3mila shekel (circa 690 euro), quando la Ue ne manda 5mila per maestro.
Ma lo sciopero non è stato ucciso, nonostante le minacce del governo e la dura repressione della polizia alle manifestazioni di massa a Ramallah: la seconda richiesta degli insegnanti – un sindacato indipendente – è stata disattesa. A monte sta la spada di Damocle del Gupt, il General Union of Palestinian Teachers, la sigla sindacale che dovrebbe tutelare chi lavora nella scuola: «Il Gupt è nato all’interno dell’Olp con l’obiettivo di combattere l’occupazione israeliana e gli ostacoli al diritto all’educazione. Ma oggi non è altro che uno strumento del governo: la leadership è scollegata dalla base ed è stipendiata dall’Anp, calpestandone l’indipendenza», spiega a Nena News Iqam Deeryah.
(Foto: Chiara Cruciati/Nena News)
(Foto: Chiara Cruciati/Nena News)
Iqam è un insegnante nel villaggio di al-Ma’sara, a sud di Betlemme, e durante lo sciopero è stato scelto come uno dei 14 nuovi rappresentanti sindacali al di fuori del Gupt. «Stiamo creando il nostro sindacato, stiamo redigendo lo statuto interno – interviene Nancy, insegnante a Betlemme – Per farlo teniamo incontri in cui studiamo bene la legge sulla scuola e con il supporto di avvocati la approfondiamo. L’obiettivo è proseguire con la protesta ‘attraverso’ la legge, usare vie legali per ottenere quanto ci spetta».
«Il Gupt sta rifiutando le nostre proposte su tutta la linea – aggiunge Iqam – Come base abbiamo il comitato nato durante lo sciopero: ogni scuola ha eletto il proprio delegato e ogni distretto un rappresentante, formando così un comitato di 18 delegati. Durante lo sciopero abbiamo incontrato ufficiosamente il governo che ci ha liquidato: non interagiscono con nessuno che non sia il Gupt. E allora abbiamo deciso di trasformare quel comitato in un nuovo sindacato».
(Foto: Chiara Cruciati/Nena News)
(Foto: Chiara Cruciati/Nena News)
Il passo successivo è il riconoscimento della sua legittimità: «Il governo non ha il potere di legittimare il sindacato, ma può presentare entro tre mesi un eventuale ricorso. Se non lo fa, dopo 90 giorni saremo legali. Se lo fa, possiamo adire alla Corte Suprema». Gli insegnanti non intendono mollare e, durante la riunione, gli animi si accendono: se nulla cambierà entro pochi mesi, all’inizio del nuovo anno scolastico si torna nelle piazze.
A caratterizzare il mondo sindacale palestinese è la dipendenza dai partiti politici: se prima del 1993 e degli Accordi di Oslo a gestire la Pgftu (Palestinian General Federation of Trade Unions) erano Fatah e i partiti di sinistra, Fronte Popolare e Fronte Democratico, con il rientro nei Territori Occupati della leadership in esilio dell’Olp – guidata da Yasser Arafat – l’Anp ha cooptato la federazione. Subito la base ha accusato la Pgftu di non essere più rappresentativa dei lavoratori, ma piuttosto braccio politico di Fatah. Da lì alle prime scissioni il passo è stato breve. La più significativa ha portato nel 2004 alla nascita della Federation of Independent and Democratic Trade Unions che rappresenta oggi 50mila lavoratori conto i 290mila del Pgftu. Nena News
Chiara Cruciati è su Twitter: @ChiaraCruciati

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