domenica 15 maggio 2016

Palestina. "Dalle ceneri della Nakba risorgeremo per resistere"

"Dalle ceneri della Nakba risorgeremo per resistere" - La testimonianza di Mahmoud Zwahre http://bit.ly/1VXwoCk

La famiglia di Mahmoud Zwahre è stata cacciata dal villaggio nel quale aveva vissuto per generazioni nel 1948. I suoi nonni trovarono rifugio nel villaggio di Al-Ma’sara, nei Territori Palestinesi Occupati, dove Mahmoud è nato, cresciuto, e diventato un leader dei Comitati di Resistenza Popolare. In queste righe, spiega che significato abbia oggi la Nakba per lui.


Mio nonno veniva da Al-Malhah, un piccolo villaggio a sud-ovest di Gerusalemme. E’ un rifugiato. Nel 1948 viveva lì con la sua famiglia. Erano tutti contadini. 
Dopo essere stati cacciati mio nonno disse: “Ci hanno estirpati dalla nostra terra e dalle nostre case, esattamente come si sradicano gli alberi dal terreno. Non assaporeremo mai il significato della vita vera fin quando non torneremo alla nostra terra, che abbiamo ereditato dai nostri padri e dai nostri nonni”
Questa storia me la raccontò mio padre. E mi raccontò anche della qualità della frutta e della verdura che suo padre coltivava, e di come andasse a Gerusalemme e Jaffa per vendere i prodotti del suo lavoro.
Mio nonno era vicino ai gruppi di Abed Al Qader e Al Husseini, che resistettero al movimento Sionista. Non dimenticherò mai ciò che mi diceva mio padre sulla repressione subita da questi gruppi da parte degli israeliani, che violavano i loro diritti anche dopo averli cacciati dalle loro stesse terre.
Mio nonno fu arrestato per il suo coinvolgimento nella resistenza, anche dopo essere stato reso un rifugiato. 
Dopo aver lasciato Al-Malhah, la famiglia di mio nonno arrivò ad Al-Ma’sara, in Cisgiordania. Mio nonno vendette la lana dei materassi e mia nonna i gioielli pur di mettere insieme i soldi necessari ad acquistare un pezzo di terra nel nuovo villaggio.
Non volevano perdere il contatto ed il legame con la terra. Il foglio che attestava la proprietà di quella terra fu passato a mio padre, e oggi lo conserva ancora in una scatola di ferro. 
La mia famiglia vive ancora ad Al-Ma’sara. Qui sono entrato a far parte del Comitato di Resistenza Popolare che lotta pacificamente contro l’Occupazione israeliana e il Muro di Apartheid che stanno costruendo nel nostro villaggio. 
Dopo la sofferenza patita da mio nonno a causa della Nakba, per me è davvero triste oggi vedere quella di mio padre per la costruzione del Muro e la colonizzazione continua della terra che suo padre, dopo la Catastrofe, riuscì a comprare. 
Mio nonno direbbe che è una vergogna essersi ridotti a mendicare dalle mani delle Nazioni Unite dopo essere stati per tutta la vita contadini che vendevano ovunque i loro frutti. 
Per noi palestinesi, Nakba significa ingiustizia. 
Significa il terrore del movimento Sionista, e il tradimento del mondo nei nostri confronti. 
Ma possiamo resistere a questo progetto coloniale attraverso le azioni della nostra vita quotidiana e la resistenza popolare non armata. 
Dalle ceneri della Nakba, risorgeremo per resistere.  

La versione originale di questo articolo è stata pubblicata qui. La traduzione dall’inglese è a cura di Cecilia Dalla Negra. 



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