venerdì 27 maggio 2016

MO: Ue, bloccare esecuzione sentenze morte a Gaza




Un appello ai dirigenti di Gaza affinché si astengano dall'eseguire diverse esecuzioni di condanne a morte - preannunciate ieri dai parlamentari di Hamas nella Striscia - è stato lanciato dalle missioni dell'Unione Europea a Gerusalemme e a Ramallah.
In un comunicato le missioni ribadiscono la tradizionale opposizione dell'Ue "in tutte le circostanze" al ricorso alla pena capitale. Ieri un appello identico a Hamas, affinché si astenga dalla esecuzione delle condanne, era giunto anche dal Commissario dell'Onu per i diritti umani.
A Gaza intanto la tensione resta elevata dopo manifestazioni di piazza in cui sono state invocate esecuzioni pubbliche per dodici palestinesi condannati a morte per omicidio. Secondo fonti locali, le autorità temono che un gesto di clemenza nei loro confronti potrebbe avere ripercussioni ben più gravi sull'ordine pubblico, innescando una catena di faide e di vendette private. L'allarme è dovuto fra l'altro alla constatazione che negli ultimi mesi gli episodi di criminalità a Gaza si sono moltiplicati.
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La scorsa notte l’aviazione dello Stato ebraico ha colpito a sud della Striscia dopo il lancio di un razzo da parte palestinese. Poche ore prima i deputati del movimento islamico avevano dato il via libera all’esecuzione di 13 condanne a morte
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della redazione
Gaza, 26 maggio 2016, Nena News –  Resta critica la situazione nella Striscia di Gaza. La scorsa notte i cacciabombardieri israeliani hanno preso di mira due presunte postazioni del movimento islamico Hamas, che controlla Gaza dal 2007, dopo il lancio di un razzo verso la regione di Shaar HaNeghev da parte di un piccolo gruppo “Le Brigate Omar Hadid” che si proclama affiliato allo Stato islamico. Non ci sono stati danni alla cose e alle persone da una parte e dall’altra del confine ma l’accaduto ribadisce la fragilità della situazione lungo le linee tra Gaza e Israele.
Nelle scorse settimane si era temuto l’inizio di una nuova offensiva israeliana in conseguenza delle incursioni delle forze armate dello Stato ebraico nella Striscia, alla ricerca, secondo la motivazione data dal portavoce militare a Tel Aviv,  di gallerie sotterranee scavate dall’ala militare di Hamas. Il movimento islamico aveva reagito proclamando di essere pronto a respingere le forze israeliane entrate a Gaza.
Un nuovo possibile attacco israeliano, simile a quello devastante di due anni fa (“Margine Protettivo”), non è l’unico argomento di discussione tra la gente di Gaza. La disoccupazione, la scarsità di acqua potabile e dell’energia elettrica e, naturalmente, il blocco israelo-egiziano di Gaza restano i temi principali per gli abitanti. Da qualche settimana però si discute anche dell’aumento della criminalità nella Striscia, dovuto all’aggravarsi delle condizioni economiche. Alla crescita del numero dei furti, in particolare nelle abitazioni, si è abbinata anche quella degli omicidi, in molti casi durante le rapine, e la popolazione è spaccata tra chi appoggia il pugno di ferro deciso da Hamas, ossia l’uso della pena di morte, e chi invece pensa che non sia quella la risposta giusta.
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Ieri i deputati di Hamas di Gaza nel Consiglio nazionale palestinese hanno votato a favore dell’esecuzione della pena di morte per 13 condannati per omicidi ed altri reati comuni. Un passo che segue l’annuncio fatto la scorsa settimana da uno dei leader di Hamas, Ismail Haniyeh, sulla esecuzione in tempi brevi delle 13 condanne a morte. Annuncio forse conseguenza delle pressioni dei familiari delle vittime degli omicidi che, peraltro, chiedono che le esecuzioni siano condotte in pubblico per dare un esempio (richiesta alla quale Hamas per ora sembra resistere). I centri per i diritti umani da parte loro hanno protestato per la decisione e chiedono all’esecutivo di Gaza di congelare le condanne a morte.
Il mantenimento dell’ordine pubblico a Gaza e della sicurezza degli abitanti è al momento uno degli obiettivi prioritari di Hamas. Gli ultimi provvedimenti presi dal governo prevedono, ad esempio, anche la rimozione dalla strade dei mendicanti, numerosi a causa della disoccupazione ma tra di essi vi sarebbero anche tante persone che raccolgono elemosine per conto di terzi.
La stampa locale riferisce che sarà avviata una campagna di sensibilizzazione che coinvolgerà oltre alla polizia anche i ministeri dell’ istruzione, degli affari sociali, della cultura e delle questioni religiose. Nelle intenzioni del governo solo chi dimostrerà di vivere in condizioni di estrema povertà sarà assistito, gli altri dovranno abbandonare le strade, altrimenti rischieranno pesanti ammende. Nena News



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