lunedì 16 maggio 2016

L’accordo fra Seoul e Teheran rischia di scatenare l’ira di Riyadh



La presidente Park Geun-hye ha firmato un pacchetto di contratti da 45 miliardi di dollari con l’Iran, aprendo a una possibile crisi con l’Arabia Saudita. Gli analisti asiatici preoccupati dallo sbilanciamento dei rapporti: le sanzioni della comunità internazionale non sono state ancora rimosse, e in bilico c’è il petrolio del Regno saudita. Che ora vorrebbe una “Riyadh Street” nella capitale coreana.
Seoul (AsiaNews) – La toponomastica rischia di creare un serio incidente internazionale fra la Corea del Sud e l’Arabia Saudita. Il governo della capitale coreana ha infatti rinominato una strada con il nome della controparte iraniana, e il Regno ha chiesto di avere lo stesso onore; questo sembra però molto difficile da ottenere. Non si tratta solo di scaramucce diplomatiche: dietro vi sono accordi commerciali da decine di miliardi di dollari e la possibilità di perdere l’accesso al petrolio saudita.
Il “balletto” è iniziato lo scorso 2 maggio, quando la presidente sudcoreana (la conservatrice Park Geun-hye) ha firmato un pacchetto di contratti con l’Iran di Hassan Rouhani dal valore di 45 miliardi di dollari. Si tratta del maggior compromesso commerciale estero nella storia moderna della Corea, e ha portato con sé l’entusiasmo della comunità industriale del colosso asiatico. Entusiasmo che sembra però essersi raffreddato: diversi analisti sudcoreani sottolineano come le sanzioni della comunità internazionale nei confronti di Teheran “sono sostanzialmente ancora in vigore”, e questo rischia di mandare in fumo un giro economico notevole.
A complicare la vicenda vi è l’Arabia Saudita, “arci-nemica” degli ayatollah e da tempo fornitrice di petrolio a Seoul. La compagnia petrolifera saudita “Aramco” ha proposto alla sussidiaria coreana S-Oil di inoltrare al governo la richiesta di una “Riyadh Street” nella capitale, dopo l’apertura di una “Teheran Street”. Per dimostrare la propria buona volontà, hanno aggiunto che si “potrebbe pensare” a una “Seoul Street” nella propria capitale.
I funzionari del distretto di Mapo, a Seoul, hanno dichiarato in pubblico che “non apprezzano” l’idea di ospitare una via che porta il nome “di un regime repressivo”. Queste dichiarazioni hanno spinto l’ambasciatore saudita in Corea a presentare le proprie rimostranze. E oggi, con l’arrivo del principe saudita Al-Waleed bin Talal nella penisola, si teme che la situazione possa aggravarsi. Il Chosun Ilbo, quotidiano conservatore, chiosa: “Rimane da vedere se il principe vorrà fare pressione su quella che essenzialmente è una questione triviale”.
Yu Dal-seung, docente presso il Dipartimento di persiano dell’università Hankuk, lancia l’allarme: “Dobbiamo gestire con molta attenzione la nostra diplomazia in Medio Oriente, evitando ogni situazione che possa spingerci nel conflitto fra Iran e Arabia Saudita. E ricordare sempre che, messi alle strette, i sauditi potrebbero escludere i coreani dal loro mercato petrolifero”.
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