venerdì 20 maggio 2016

Hebron :Ladri di ciliegie


Mercoledì 18 Maggio 2016 13:03
Palestina/Israele
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C’è una luce di miele che si posa sulle colline, queste colline screziate da boschetti magici e ordinati. Nei paesini gli asini suonano il flauto e i gatti il tamburello, i bambini hanno il naso sporco di briciole di pane e marmellata. Nel cielo volano coloratissime mongolfiere pilotate da uomini con grandi baffi e ampi sorrisi, i fazzoletti delle donne si confondono con le nuvole e ti viene quasi il dubbio che i raggi colorati del tramonto siano proprio quei pezzi di seta volanti.

La sera un omino curvo e grinzo, con occhi brillanti e capelli di neve si arrampica su una scaletta da pollaio e appende al cielo una luna rosata che protegge i sogni dei bambini. Sono i tramonti nelle south Hebron hills. Poi un colono si maschera il volto e inizia a rincorrerti. Fine della magia.

Inizia la corsa che non vorresti mai fare. Quella del cuore che viene sparato in gola e a ogni pulsare ti fa male. Quella dei polmoni che diventano sempre più piccoli. Quella della testa che continua a dire “non ti fermare, non ti fermare, ti prego non ti fermare ora, continua, credimi preferisci che il cuore ti esploda che prenderti le botte di un colono“. Ti scapicolli giù per una discesa tra rovi e sassi, ti arrampichi lungo una salita infinita che non smetterai mai di maledire. Sarebbe maledettamente eccitante, un inseguimento quasi degno di Assasin’s creed, se non fosse che è tutto vero. La persona che ti insegue ti odia, forse è armata, forse ti vuole solo mettere paura (e ci sta riuscendo) e tu dalla tua hai le gambe e una macchina fotografica che speri lo intimorisca abbastanza da fare dietro front. Quando finalmente raggiungi la cresta e capisci di essere in salvo iniziano gli insulti a tutti gli dei mai esistiti e che devono ancora venire. Ma perché? Perché mi devo mettere in questa situazione? Perché se la deve prendere con me? Che ci faccio io in questo posto dimenticato da tutti alla quale non appartengo? Questa non è la mia guerra! Perché devo rischiare le penne per questo? La paura è una brutta cosa, ti paralizza il cervello, ti fa dimenticare il tuo nome, sei il coniglio nelle praterie che fissa la ruota di una macchina. Troppo vicina.

La national geographic fa dei documentari bellissimi. Vorrei viaggiare come fanno loro, andare a New York, poi in Brasile, e anche in Spagna e in Francia e se ho tempo a Londra
Dice H. mentre stesi su un sasso sorvegliamo le pecore. “Che ne pensi dell’Australia?” “E’ molto bella, ma ci sono tantissimi animali pericolosi, come i serpenti” “Io odio i serpenti…allora magari l’Australia no“.
Lunga pausa. “Dalla Giordania i biglietti sono costosissimi“. Pausa. “Non mi lascerebbero mai andare. Siamo un popolo profugo nel suo stesso Paese“.
Giri la testa perché non vuoi che veda la Cartagine di sale che è diventato il tuo cuore. Quando tornerai a casa tu potrai andare a New York, in Francia, in Spagna, in Nepal, dove vorrai. Certo dovrai lavorare per guadagnare i soldi del biglietto ma sai che non è così difficile, sai che se vuoi un lavoro lo trovi e nessuno ti sparerà mentre provi ad attraversare quella frontiera invisibile, che non esiste, per entrare in Israele. Sai che nessuno ti farà perquisizioni estenuanti in aeroporto, nessuno ti interrogherà per ore, nessuno ti rifiuterà i visti per la sola ragione che sei arabo. Arabo e palestinese.
Lui studia legge, ha più o meno la tua età, avete molte cose in comune, amate viaggiare e odiate i serpenti, però lui è incatenato a questa terra che nonostante gli appartenga pochissimi gli riconoscono come sua.
A 14 anni è stato arrestato perché quando i coloni hanno iniziato a costruire recinti intorno alle sue terre lui le ha tagliate. Sai che tutti i ragazzi con cui parli sono stati in carcere militare. La vita di un palestinese vale davvero poco.

Adesso sai perché sei qui. Per correre così forte devi volere che la tua vita valga quanto la loro, la loro quanto la tua. La dignità che nessun carcere preventivo, per aver rubato ciliegie, potrà mai toglierti, è la bandiera sotto la quale tutta l’umanità dovrebbe unirsi ed è quello che significa resistere. Questo concetto così umano, così universale, che è la dignità, è il motivo per cui sei qui, per cui spezzi il pane con loro, condividi la fatica e fai un pezzetto di strada. Non sei palestinese e non sei israeliano, non tifi né per l’uno né per l’altro e alle elezioni non voti tu, ma puoi scegliere di restare umano. Puoi scegliere la dignità.

M.


Ladri di ciliegie (0)


http://www.operazionecolomba.it/palestina-israele/2626-ladri-di-ciliegie.html

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