mercoledì 4 maggio 2016

Corte israeliana decide arresto senza processo per giornalista palestinese

Quattro mesi di carcere per Omar Nazzal di Falestin al-Yawm. Secondo Israele aveva partecipato alle attività di un “gruppo terrorista” palestinese. L’avvocato respinge l’accusa: “è un processo politico”
In arabo: "Il sindacato dei giornalisti palestinesi chiede l'immediato rilascio di Omar Nazzal"





In arabo: “Il sindacato dei giornalisti palestinesi chiede l’immediato rilascio di Omar Nazzal”
della redazione
Roma, 3 maggio 2016, Nena News – Detenzione amministrativa (arresto senza processo) di quattro mesi per il giornalista palestinese Omar Nazzal. E’ quanto ha stabilito ieri un tribunale militare israeliano. Nazzal è stato arrestato lo scorso 23 aprile mentre era in viaggio verso la Giordania da dove sarebbe dovuto volare alla volta della Bosnia per partecipare ad un incontro della Federazione europea dei giornalisti. La notizia, resa nota dall’agenzia palestinese Wafa, è stata confermata dalla portavoce dell’esercito Luba al-Samri. Il giornalista – ha detto al-Samri – dovrà restare in prigione fino al 22 agosto perché accusato di “attività illegale” con il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp), il principale partito di sinistra palestinese, ma che Tel Aviv considera un “gruppo terrorista”.
Secondo l’avvocato di Nazzal, Mahmoud Hassan, il suo assistito sarebbe stato preso di mira dalle autorità israeliane per il suo attivismo politico. Hassan ha poi sottolineato come sotto la detenzione amministrativa, Israele può arrestare presunti sospetti per periodi indefiniti di tempo senza che questi abbiano un regolare processo o vengano accusati formalmente di un reato.
Il giornalista 54enne lavora per la televisione Falestin al-Yawm che Israele ha deciso di chiudere alcuni mesi fa per “istigazione alla violenza” e per la sua “vicinanza” alla formazione islamista palestinese della Jihad islamica. La decisione del tribunale è giunta, per ironia della sorte, proprio alla vigilia della giornata mondiale della libertà di stampa, occasione in cui la stampa palestinese è solita denunciare le dure restrizioni imposte da Israele agli operatori dell’informazione locale. Accanto all’arresto di giornalisti, Tel Aviv ha stabilito negli ultimi mesi la chiusura di alcune radio e televisioni palestinesi.
La decisione del tribunale israeliano ha scatenato subito le ire di Ramallah. Hanan Ashrawi, tra le principali esponenti dell’Autorità palestinese, ha dichiarato che bisogna ritenere “Israele responsabile per la sfacciata e pianificata escalation contro i media palestinesi”.
Secondo dati forniti dal sindacato locale della stampa, Tel Aviv detiene attualmente 19 tra giornalisti e studenti di giornalismo palestinesi. Uno di questi è in carcere da più di 20 anni. A febbraio erano complessivamente 627 i palestinesi sotto detenzione amministrativa. Il loro numero è raddoppiato a partire da ottobre, da quando cioè sono iniziati gli attacchi palestinesi (veri e presunti) contro target israeliani (per lo più militari) che hanno portato all’uccisione di più di 200 palestinesi (28 le vittime israeliane). L’ultimo attacco con i coltelli è avvenuto ieri sera nella città vecchia di Gerusalemme. Ferito un 60enne israeliano le cui condizioni di salute non destano preoccupazioni. Fermato un 19enne palestinese: dovrà scontare ora 4 mesi di carcere.
Ad essere arrestati da Israele sono però anche gli attivisti dei diritti umani. Due giorni fa le forze armate israeliane hanno fermato Hasan Safadi mentre attraversava il ponte di al-Karameh. Secondo la versione fornita da ad-Dameer, l’associazione che sostiene i prigionieri palestinesi, Safadi sarebbe stato interrogato per 4 ore e poi sarebbe stato trasferito al centro di interrogazione di al-Moskobiyyeh. Prevista per oggi l’udienza a Gerusalemme: il giudice dovrà decidere se estendere o meno il periodo di detenzione per sette giorni. Ufficialmente per continuare l’inchiesta. Nena News




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