domenica 1 maggio 2016

Case per la popolazione Ebraica, demolizioni per quella Palestinese


 Un piano, a est di Ramallah, per portare i coloni dai 6mila attuali a 77mila
http://www.btselem.org/planning_and_building/20160410_april_7_demolitions ; http://www.yesh-din.org/postview.asp?postid=332,Volunteers for Human Rights
Il masterplan progettato da Amana, ed appoggiato dal Consiglio Regionale, dal Dipartimento degli insediamenti e dal Ministero della difesa prevede ad est di Ramallah che ai tre insediamenti gia esistenti - Ma'ale Mikhmas, Rimmonim, Psagot e Kochav Hashachar- se ne aggiunga un quarto, Mikhmas Mizrah, portando la popolazione ebraica di tali colonie dagli attuali 6mila a 77mila entro il 2040 con la costruzione di 2500 unita abitative per soli ebrei. AMANA e' il Movimento dei coloni fondato nel 1978, volto a sviluppare le colonie nella Palestina occupata (Giudea, Samaria, alture del Golan, Galiea, Negev e Gush Katif)
Demolizioni per i Palestinesi
La campagna di demolizioni che le autorita' Israeliane hanno lanciato all'inizio di questo 2016: da gennaio 2016 sono state demolite 147 abitazioni e 150 edifici per altri usi nelle comunita' Palestinesi dell'area C(sotto amministrazione Israeliana) , lasciando senzatetto 563 persone di cui 306 minorenni.
Nella zona di Ma’ale Adumim le autorita hanno demolito un totale di sette abitazioni e stalle , lasciando senza tetto 53 persone di cui 30 minorenni, Successivamente la autorita si sono spostate nel villaggio di a-Za’ayem dove hanno demolito due stalle.
Demolizioni a Umm El Kheir di quanto realizzato con fondi UE, sulle colline a sud di Hebron in area C sotto controllo Israeliano. Nell'area C lo Stato Israeliano non riconosce in pratica alla popolazione Palestinese il diritto di edificare. Nella prima settimana di aprile sei edifici residenziali la cui costruzione era stata realizzata con fondi UE sono stati demoliti lasciando senza tetto 33 Palestinesi; situazione particolarmente inumana per le forti piogge nella zona in quel periodo
Massicce demolizioni in vista dell'espulsione: la quarta volta a Khirbet Tana. Il 7 aprile l'amministrazione civile e reparti militari Israeliani hanno proceduto a vaste demolizioni in sei comunita' Palestinesi della Palestina occupata. Di queste, cinque sono a nord est di Gerusalemme, la sesta Khirbet Tana si trova nella valle Giordan. Qui le autorita' hanno demolito praticamente ogni cosa:34 strutture comprese 19 abitazioni e 11 stalle, lasciando senza tetto 112 persone delle quali 55 minorenni. Hanno inoltre confiscato tre cisterne e due veicoli. Questa e' la quarta volta da febbraio 2016 che le autorita' demoliscono strutture in questa comunita' che si trova all'interno di una zona dichiarata dal 1970 zona di esercitazioni militari.

Demolizioni di case Palestinesi a Ummelik
(trad. e sintesi di Claudio Lombardi)
Si sono presi la tua casa
Chiara Rodano, Gerusalemme, 30 marzo 2016, Nena News
http://www.bocchescucite.org/video-they-took-your-house-viaggio-a-sheikh-jarrah
 “Spesso tornano a casa la notte tardi, completamente ubriachi, urlano e mettono la musica altissima, per disturbarci e non farci dormire. A volte si mettono completamente nudi davanti la finestra di fronte la nostra, e ci insultano, soprattutto a noi ragazze. Sono disgustosi e mia sorella piccola si spaventa”. Mona ha un timbro di voce potente, profondo e leggermente roco, che colpisce di fronte ai suoi soli 17 anni. “A volte girano col viso coperto da un passamontagna nero, che poi altre volte camuffano come se fosse un normle cappello di lana. E sono pure armati, sempre con una pistola in tasca: è il governo che gliene dà il diritto e che li incoraggia pure. Una mattina uno di loro l’ha puntata contro un mio vicino, un bambino di 4 anni che giocava qui fuori: li aveva svegliati coi suoi giochi!”.
“They Took Your House” è il breve racconto di una convivenza forzata all’interno di pochi metri quadrati: due abitazioni adiacenti, l’una la spalla dell’altra, il cancello e il vialetto d’ingresso in comune, un piccolo giardino, un alberello d’ulivo e una casa illegittimamente presa, occupata con la forza e la barbarie tipica dei coloni.
“Era il primo dicembre del 2009, quando hanno preso la nostra casa. Un gruppo di giovani e aggressivi coloni sionisti, sostenuti da tribunale ed esercito israeliano, sono arrivati la mattina con gli zaini grossi e le valige, buttando fuori tutte le nostre cose, distruggendone molte. Per la mia figlia più piccola è stato un trauma vedere il suo armadietto, il suo cuscino e molti dei suoi giochi rotti e ammucchiati nella terra di fronte casa”. Nonostante gli anni numerosi che gli si leggono sul viso, lo sguardo acuto del padre di Mona,Nabil, trasmette una gran forza e determinazione.
Nel 1956 suo padre, rifugiato palestinese scappato da Haifa dopo l’occupazione israeliana del 1948, ottenne dall’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite dedicata all’assistenza dei rifugiati palestinesi) una piccola casa nel quartiere di Sheikh Jarrah di Gerusalemme Est. È la casa dove Nabil è nato e dove ancora vive sua madre, la nonna di Mona, che ha poi nuovamente accolto il figlio e tutta la sua famiglia quando i coloni gli hanno preso la casa nel 2009. Quando si sposò, Nabil decise di costruire un nuovo piccolo edificio per la sua nuova famiglia, accanto alla dimora paterna. Tuttavia, con le loro politiche d’apartheid, le autorità israelia raramente concedono ai palestinesi di Gerusalemme i permessi edilizi, costringendoli dunque a trasferirsi fuori dalla città o a costruire senza permesso. Di conseguenza, sono attualmente oltre 23 mila le case a Gerusalemme Est che hanno ricevuto un’ordine di demolizione per la mancanza del permesso edilizio. In molti altri casi, invece, come in quello della famiglia di Mona e suo padre Nabil, le case non vengono demolite, ma sequestrate e poi assegnate, tramite associazioni sioniste, a coloni israeliani. Il sequestro, invece che la demolizione, è molto frequente soprattutto nella città vecchia di Gerusalemme e nei quartieri che la circondano (come Sheikh Jarrah, Wadi al-Joz, al-Tur e Silwan), in cui Israele sta attuando una pressante politica di colonizzazione e di pulizia etnica.

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