giovedì 21 aprile 2016

Ugo Tramballi : Da Gerusalemme a Roma: Ambasciator non porta pena ma un conflitto d’interessi:Fiamma Nirenstein


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Forse pensando di fare cosa grata agli italiani, qualche tempo fa Bibi Netanyahu aveva designato Fiamma Nirenstein come prossimo ambasciatore d’Israele a Roma. Fiamma è una giornalista nota, è stata deputata per Forza Italia in Parlamento dal 2008 al 2013, è un’autorevole personalità della comunità ebraica italiana.
Invece, il primo ministro israeliano ha creato un caso che potrebbe degenerare in un incidente diplomatico ma che nel frattempo è già una vicenda imbarazzante. Per tutti, soprattutto per Fiamma. Secondo Ha’aretz, il quotidiano della sinistra israeliana, Matteo Renzi avrebbe inviato a Bibi un “messaggio discreto”, proponendogli di “riconsiderare la nomina”. La ragione è il conflitto d’interessi – praticamente un armadio di conflitti d’interesse – che l’ambasciatore Nirenstein rappresenterebbe.
Per cominciare Fiamma che ha assunto la cittadinanza israeliana nel 2013, ha rappresentato a lungo gli elettori italiani. E nella sua carica di vice presidente della Commissione Esteri alla Camera conosceva alcuni segreti di stato. Fra l’altro il nuovo ambasciatore d’Israele, aggiunge Ha’aretz, “continuerebbe a percepire dal governo italiano la pensione maturata da ex parlamentare”.
Ma il più importante scontro fra interesse personale e pubblico è un altro. Il figlio di Fiamma Nirenstein è stato un consulente alla Farnesina, a stretto contatto con alcuni ministri degli Esteri; ora lavora in una posizione di rilievo nel Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza che controlla i servizi segreti. Israele è un paese amico ma non sempre il Mossad e la nostra intelligence hanno interessi e obiettivi convergenti. Utile per scoprirlo è l’essenziale lettura di “Mossad base Italia”, scritto da Eric Salerno (Saggiatore, 2010). Sarebbe piuttosto difficile accusare Eric di antisemitismo.
Come conflitto minore, potremmo anche aggiungere che Fiamma è tecnicamente una colona: vive nel quartiere di Gilo, nella parte di Gerusalemme che secondo il diritto e la comunità internazionale è oltre la frontiera del 1967, cioè nella Gerusalemme araba occupata da Israele. Il governo italiano non riconosce quell’occupazione. Recentemente il governo brasiliano ha rifiutato le credenziali a Dani Dayan, ex leader di Yesha, il movimento dei coloni, che Netanyahu aveva nominato ambasciatore a Brasilia.
Sempre secondo il resoconto di Ha’aretz, Matteo Renzi ha compiuto un passo molto discreto, senza l’intenzione di aprire un caso politico e diplomatico. Ma sia la Farnesina che il ministero della Difesa italiani hanno sottolineato con vigore l’inopportunità della scelta di Nirenstein per considerazioni di sicurezza nazionale: il figlio nel Copasir dovrebbe essere un ostacolo insormontabile.
Anche se qualcuno cercherà di buttarla in politica – destra contro sinistra, filo israeliani contro filo palestinesi, eccetera – l’opposizione a Fiamma Nirenstein è piuttosto orizzontale. Contro sono anche Ruth Dureghello, la presidente della potente comunità ebraica romana, e il rabbino capo Riccardo Di Segni. Ma anche a Gerusalemme potrebbero farsi avanti opposizioni di altissimo livello. Ha’arez ha scovato un articolo scritto da Fiamma Nirenstein nel 1996, poco dopo la prima vittoria elettorale di Bibi Netanyahu. “Un mostro vestito da first lady: la moglie del primo ministro è adatta al ruolo”. Il pezzo è un durissimo attacco alla moglie di Bibi, accusata di tentare un’imitazione puerile di Jacqueline Kennedy. Molti sostegono che Sara Netanyahu sia piuttosto vendicativa.
Come aveva detto anche al presidente israeliano Reuven Rivlin, venuto in visita a settembre, il rabbino Di Segni teme che la nomina di un ambasciatore così potrebbe ridare fiato alle polemiche sulla doppia lealtà degli ebrei italiani. La destra ideologica e quella sciovinista oggi è troppo impegnata con immigrati, musulmani e neri. Ma tutti sanno che come la droga e la prostituzione, l’antisemitismo non si esaurisce mai: rimane sempre sotto traccia, da qualche parte.
Naor Gilon, che presto tornerà in Israele, è un ambasciatore equilibrato e dalle eccellenti qualità diplomatiche. Chi la conosce – io credo di averla abbastanza conosciuta – e chi ha avuto a che fare con lei, sa che Fiamma è una polemista naturale e appassionata. Io trovo che avere una doppia cittadinanza e l’amore verso due patrie sia una fortuna, non un limite. Ma non credo che esercitare questa qualità occupando la carica di ambasciatore di uno dei due focolari, sia una scelta saggia.
Aggiungo che come le madri italiane, quelle israeliane sono piuttosto invadenti e protettive rispetto alla vita dei loro figli. Se Nirenstein è una vera ima, mammina in ebraico, sa che accettando l’incarico diplomatico mette a rischio la carriera di suo figlio.
Per tutta questa serie di ragioni, Fiamma, lascia stare: rimani libera di polemizzare, continuando a ripartire equamente e legittimamente il tuo amore per due paesi molto belli, pur con molti difetti.

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