sabato 23 aprile 2016

Robert Fisk :Obama sa che l’11 settembre era collegato all’Arabia Saudita – le grandi riserve di petrolio del paese sono il motivo della sua visita ufficiale

Il presidente Barack Obama stringe la mano al re saudita Salman all'avvio di un incontro bilaterale nel palazzo Erga di Riyadh nel 2015 - Reuters




Il presidente Barack Obama stringe la mano al re saudita Salman all’avvio di un incontro bilaterale nel palazzo Erga di Riyadh nel 2015 – Reuters

di Robert Fisk – 23 aprile 2016
Povero buon Barack! Eccolo che va a Riyadh a parlare con il suo cosiddetto alleato, l’Arabia Saudita. Il regno sunnita wahabita ha perso la pazienza già da tempo con il presidente statunitense, che si è fatto amico dell’Iran sciita e che non ha distrutto il regime alawita (leggasi: sciita) in Siria. Dunque perché Obama si è preso mai il disturbo di venire nel Golfo? Gli sono rimasti degli amici tra i re, emiri e principi di Arabia Saudita, Kuwait, Bahrain, Qatar, Emirati e Oman?
Obama non entrerà nella tana del leone saudita. I sauditi non sono mai stati coraggiosi come i leoni – motivo per cui lasciarono il decisamente poco principesco Osama bin Laden guidare la legione araba in Afghanistan – ma i cucciolotti che ora cercano di governare il paese sono molto arrabbiati.
L’ambizioso e feroce secondo principe della corona e ministro della difesa, Mohamed bin Salman, ha lanciato l’anno scorso la folle guerra del regno contro i ribelli Houthi in Yemen, convinto (in assenza di prove) che li armasse l’Iran. Il giovane ministro saudita degli esteri Adel al-Jubair – brillante ex ambasciatore a Washington, uomo dalla lingua vellutata e pericolosamente eloquente – non ha esitato a denunciare la debolezza dell’occidente.
E, secondo il New York Times, i sauditi hanno addirittura minacciato di vendere miliardi di dollari dei loro attivi statunitensi se il Congresso approverà una legge che consente che il governo saudita sia ritenuto responsabile presso tribunali statunitensi dei crimini contro l’umanità dell’11 settembre.
E quella, in effetti, è la base del casino statunitense-saudita oggi. Dei 19 dirottatori coinvolti nell’11 settembre, 15 erano sauditi, un fatto diplomaticamente ignorato negli anni immediatamente successivi all’attacco. I sauditi hanno avuto i talebani a libro paga per molti anni.
Gli statunitensi credono – giustamente – che lo stesso Isis goda di grande appoggio in Arabia Saudita , anche se non si sono spinti tanto in là da dire che dietro di ciò c’è il governo. L’Arabia Saudita, in altre parole, è considerata da Washington una nazione parecchio inaffidabile per essere un’alleata.
Ma Obama ha fatto finta con il re Salman (il Babbo del principe della corona) che gli Stati Uniti sono categoricamente a sostegno della sicurezza e della sovranità del regno – per ovvi motivi non può dire che appoggerà la ‘democrazia’ saudita – ed è chiaro che le grandi riserve di petrolio del paese, i suoi milioni di barili di produzione quotidiana, la posizione strategica e il controllo delle finanze mussulmane sunnite, significano che l’occidente deve continuare a mostrare ossequio a tutti i tagliatori di teste della regione.
Potete essere certi che quando morirà re Salman (e possa vivere a lungo), David Cameron farà abbassare ancora una volta a mezz’asta la bandiera britannica in lutto, come ha fatto per il suo predecessore.
Il vero problema è che – dopo anni di fantasticherie con cui, contro ogni evidenza, gli statunitensi si sono auto-persuasi che i sauditi erano una “forza di moderazione” nel Medio Oriente – l’amministrazione Obama ha deciso che l’Iran sciita, con la grande influenza che esercita sui governi sciiti di Iraq e Siria (e sull’Hezbollah sciita in Libano), è una scommessa migliore che non i sunniti salafiti dell’Arabia. Di qui l’accordo sul nucleare con i nuovi leader di Teheran, la fine delle sanzioni contro l’Iran e la lenta presa di coscienza tra i sunniti che Washington ha intenzione di tollerare la prosecuzione del governo di Bashar al-Assad a Damasco.
L’Iran può, come fece sotto lo Scià, diventare il poliziotto del Golfo. I sauditi dovranno condividere il potere con esso. Gli USA non vogliono altri “approfittatori” (come Obama ha spocchiosamente descritto i sauditi) che sostengono l’Isis.
La linea di Obama, che sarà fortemente propagandata questa settimana, è che la diplomazia, anziché la guerra, deve risolvere il conflitto sunnita-sciita; che gli Stati Uniti non hanno intenzione di imbarcarsi in altre avventure militari in Medio Oriente (né, si sospetta, daranno grande sostegno all’avventura del principe della corona Mohamed in Yemen).
Sarebbe buona cosa sapere che cosa dicevano dei sauditi le 28 pagine censurate del rapporto ufficiale statunitense sull’11 settembre. Forse Obama le citerà a Riyadh? Qualsiasi altro discorso di ritirare miliardi di attivi statunitensi potrebbe convincere gli statunitensi ad aprire il libro e a lasciarci dare una sbirciata a quei segreti.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/obama-knows-911-was-linked-to-saudi-arabia-its-massive-oil-reserves-are-behind-his-official-visit/
Originale: The Independent
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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