sabato 23 aprile 2016

Robert Fisk :Finalmente l’argomento Israele e Palestina è entrato nelle elezioni statunitensi






22 aprile  2016
Edward Said, morto da 13 anni ma  che non si può seppellire dal punto di vista intellettuale, era solito dire che c’era soltanto un “ultimo tabù” negli Stati Uniti. Si poteva parlare dei neri, dei gay –  praticamente  di ogni cosa che si voleva – ci diceva lo studioso, linguista, storico e musicista palestinese, ma non si può parlare dell’America e di Israele. Almeno non in senso critico.
Ma eccoci qui nell’anno di un’elezione americana e Bernie Sanders chiede un approccio più “imparziale”  verso i palestinesi; il Vice Presidente Joe Biden ha espresso la sua  “ enorme frustrazione”   nei riguardi di   Benjamin Netanyahu; perfino Hillary Clinton che, naturalmente sarà la prossima Presidente degli Stati Uniti – è riuscita (appena) a fare riferimento alle “azioni deleterie” di Israele, “comprese quelle riguardo agli insediamenti”.
Non sono certo cose stupefacenti, e tutti hanno pronunciato le solite preghiere. L’America è impegnata nella sicurezza di Israele che non è negoziabile (Clinton) e gli Stati Uniti sono “l’unico amico assoluto” di Israele (Biden). La futura Presidente Clinton ha raccolto 56 applausi quando in marzo a New York ha fatto un discorso all’Aipac (American Israel Public Affairs Committee), i lobbisti più potenti di Israele – cioè 18 applausi in più rispetto a quelli che ha avuto Netanyahu quando ha parlato al Congresso l’anno scorso, anche se lui ha ricevuto anche 23 standing ovation dai probabili membri della Knesset che rappresentano gli elettori americani.
Non diventiamo romantici. La Clinton ha perfino offerto all’Aipac “un nuovo protocollo d’intesa di 10 anni per la difesa” con Israele, ha fatto i soliti riferimenti ai “terroristi palestinesi” e alla “continua aggressione dell’Iran”, e ha ripetuto il mantra che “Israele e l’America sono considerati una luce diretta verso le nazioni” – anche se non, forse, verso la ‘nazione’ palestinese.
“Mi opporrei vigorosamente a qualsiasi tentativo di parti esterne,” ha annunciato, “di imporre una soluzione, compresa quella da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU”. In altre parole, addio alla Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU – il ritiro di Israele dai territori occupati nel 1967 che si supponeva fosse la pietra miliare dell’intero disgraziato  processo di pace.
Tuttavia il cambiamento di enfasi c’è chiaramente. Sanders è ebreo – suo padre era un immigrato dall’Europa dell’Est – e la maggior parte della sua famiglia è morta nell’Olocausto nazista. Ci si potrebbe aspettare  che cerchi di superare Hillary nel suo appoggio a Israele. L’ha tuttavia accusata di aver dedicato “soltanto una frase.. in cui citava il popolo palestinese” nel suo “abbraccio”  al’Aipac, “soltanto una riga sui palestinesi.”
Questo non è preciso, in senso stretto, sebbene un’attenta lettura del testo della Clinton dimostri che i suoi riferimenti ai palestinesi erano fatti di più come forma di appendice alla sicurezza di Israele che di denuncia della “sofferenza” palestinese, una parola che Sanders ha realmente usato circa gli Arabi occupati della Palestina.
Bernie crede che “Israele debba avere il diritto di vivere in pace e in sicurezza, proprio come i palestinesi devono avere il diritto a una patria in cui loro e soltanto loro controllano il proprio sistema politico e la propria economia”. In quella misura, è la solita cosa: nessuna menzione della sicurezza palestinese – quella verrà lasciata a Israele – ma possono fare quello che vogliono all’interno della loro patetica piccola “patria”.
Dove Bernie si è distinto, tuttavia, è stato nella sua condanna delle “uccisioni mirate” (o omicidi politici), “degli ulteriori insediamenti su terra palestinese” (o colonie) e della “distruzione di case palestinesi…”. Gli attacchi di Israele contro i palestinesi sono stati “riprovevoli”, dice.
Forse non ha detto pane al pane e vino al vino, ma ha fatto le cose in modo corretto. E’ stato il primo presidente americano che si è rifiutato di essere presente durante il discorso di Netanyahu alla sessione congiunta del Congresso l’anno scorso, dicendo che il primo ministro israeliano “ha usato in modo inappropriato la sua partecipazione per i suoi personali scopi politici.”oe Biden potrebbe non avere proprio lo stesso peso. E’ stato usato come il “silly mid-off (nel cricket è il giocatore più vicino al battitore) per difendere Obama, confutabile e scherzoso, ma comunque voce del suo padrone. Ha avvertito che “l’attuale corso di Israele non è quello che probabilmente gli assicurerà la sua esistenza come stato ebraico, democratico…dobbiamo assicurarci che comprendano che noi comprendiamo …dove è la soluzione finale.”
Tradotto, questo vuol dire che l’amministrazione statunitense ha continuato a dire a J- Street * e ad altri sostenitori americani moderati di Israele che: se Netanyahu e i membri del suo gabinetto continuano a rubare terra araba e a “trangugiare” la Cisgiordania, o devono dare la possibilità di votare agli arabi occupati – nel qual caso, addio a Israele, o devono gestire uno stato di apartheid in cui alla maggioranza degli arabi è negato la possibilità di votare.
Al di sotto di questa preoccupazione verbale c’è il crescente successo del movimento per il boicottaggio (o delegittimazione di Israele, come è definita da Netanyahu – l’uomo che sta facendo di più di qualsiasi altro per delegittimare Israele) e il disincanto ugualmente crescente degli ebrei americani riguardo a Israele che sembra sempre meno una luce diretta verso la nazione di qualcuno.
Ciò che è rimasto della Sinistra in Israele ha un’opinione angosciosa della campagna di boicottaggio, ma è molto più grave, nel lungo termine, il crescente disincanto di Washington verso il Medio Oriente.
I Sauditi ora vengono mollati a favore degli Iraniani (sia i Sauditi che Israele detestano Teheran) e un’America che può sopportare la rabbia di alleati arabi durata 70 anni,  non è chiaramente nello stato d’animo di soffrire per sempre umiliazioni da Israele.
No, “l’ultimo tabù non è stato infranto. Il cordone ombelicale tra Washington e Tel Aviv rimane, ma in futuro potrebbe non essere gratuito.
*J- (Jewish)Street è un gruppo di pressione politica con l’obiettivo di rappresentare gli ebrei americani di sinistra e controbilanciare l’influenza sulla politica estera americana dell’Aipac.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://zcomm.org/znetarticle/finally-israel-and-palestine-is-a-us-election-issue
Originale : The Independent
Traduzione di Maria Chiara Starace



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