lunedì 18 aprile 2016

Resistere all'occupazione con il teatro e con le attività di impegno culturale. Lo Yes Theatre di Hebron


ISM, International Solidarity Movement, gruppo di al-Khalil (Hebron), Palestina occupata, Hebron, 3 Aprile, 2016,
http://palsolidarity.org/2016/04/yes-theatre-resisting-occupation-through-theatre-and-socially-engaged-art-practice/?utm_source=wysija&utm_medium=email&utm_campaign=Weekly+Digest
Lo Yes Theatre di Al-Khalil (=Hebron) è un teatro che annualmente ha un pubblico di oltre 30mila Palestinesi ma è anche ospitato in trasferte in Tunisia, Germania e Francia. Lo Yes Theatre cerca continuamente nuovi modi di sviluppare la sua decennale esperienza artistica. Stabilendo un dialogo con le comunità locali, condividendo le loro storie, ospitando seminari, prestando attenzione alla formazione dei giovani, anche con l'offerta di posti di lavoro al suo interno. I progetti comprendono seminari per donne su come esprimersi in pubblico, la messa in scena di molte rappresentazioni che comportano donne attrici, cosa niente affatto comune nel teatro Palestinese.
ISM ha intervistato Mohammad Issa, direttore del teatro, che afferma: “Diciamo sempre  che noi viviamo entro dei cerchi, abbiamo il cerchio della famiglia, e poi quello della società, poi il cerchio del nostro governo ed infine quello dell'occupazione. Partiamo dalla famiglia, ci dicono cosa fare e cosa non fare. Poi c'è la società, quello che è giusto, quel che è indegno, e quello che non lo è. Poi il governo e la gente, i poteri, il sindaco, il governatore, i capi religiosi, che spesso nelle moschee hanno criticato il nostro lavoro. Essi corrompono i nostri figli ed inibiscono il nostro sviluppo culturale. Se dovessimo dar retta al loro, avremmo dovuto smettere da tempo le nostre attività.”
Nello spettacolo a cui hanno assistito militanti ISM, le vicende rappresentate danno luogo a irresistibili ondate di risate e ridacchiamenti, e vedere dei Palestinesi sorridere o ridere è sorprendente data la tragicità della loro situazione. Ma questa forma collettiva di rilassamento sembra unire gli spettatori in modo intimo. Lo Yes Theatre è molto attento a questo spazio condiviso che è quello in cui si cementa la resistenza culturale. Il direttore Muhammad Issa sostiene che la resistenza non può avere successo attraverso l'uso della forza fisica o la politica bensì attraverso l'attività intellettuale, la cultura ed il rafforzamento delle donne dei giovani. Sostenibilità e competenza sono parole chiave che vanno di pari passo nelle attività sociali e nei programmi formativi dello Yes Theatre, il quale da lavoro ogni anno a 30 laureati.
“Sono perfettamente consapevole che la nostra è una fprma di Resistenza, a notro modo. Non possiamo buttar fuori gli Israeliani dalla Palestina, devono vivere con noi, dobbiamo vivere con loro. Quale che sarà la forma politica, due stati od uno stato, lo vedremo e forse è un aspetto che stabiliranno le giovani generazioni. Come Teatro non abbiamo una posizione su questo punto, non vogliamo imporre un punto di vista. Quel che riceviamo dalle comunità locali è il nostro materiale, che poi restituiamo alle comunità stesse rielaborato. E su questo materiale impostiamo il dialogo con le comunità. Questo cerchiamo di farlo anche per produzioni tradizionali, come Ali Babà, attualmente in fase di allestimento. Ho le mie opinioni sulla parità di genere, ma i locali possono avere punti di vista diversi, e dobbiamo tener conto seriamente di ciò. Questo non significa che dobbiamo rinunciare ad argomentare, ma che dobbiamo tener conto dello stato di fatto delle mentalità e delle situazioni.”
L'attività artistica di Muhammad Issa avviene in una situazione in cui pare davvero impossibile anche immaginare come possano i Palestinesi riuscire a resistere o a far terminare l'occupazione. La situazione che vivono ogni giorno non è solo umiliante e disumanizzante, è paralizzante. Ricercare la crescita e la solidarietà e attraverso la via culturale offre un mezzo per realizzare unità e comunità di intenti. Lo yes Theatre pone anche la questione: come immagina il nostro popolo che potrà essere la Palestina se e quando l'occupazione finirà?
(trad. e sintesi di Claudio Lombardi)

Nessun commento:

Posta un commento