sabato 16 aprile 2016

Pino Scaccia : La verità su “Tytty”



La storia di Tytty-Stefania comincia ad assumere contorni giganteschi, perché sono moltissime le persone che in qualche maniera aveva coinvolto. Preferisco per ora mantenere il materiale riservato,…
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La storia di Tytty-Stefania comincia ad assumere contorni giganteschi, perché sono moltissime le persone che in qualche maniera aveva coinvolto. Preferisco per ora mantenere il materiale riservato, per rispetto soprattutto agli informatori, ma è chiaro che bisogna arrivare a chiarire, perché tutti quelli che l’hanno conosciuta di persona parlano ora di “personalità disturbata” e con il rischio, dunque, che inventi altre bugie e provochi altri danni.
Il mio primo contatto è avvenuto all’alba del 2005 quando sul suo blog, allora su Splinder, “Biscotti allo zenzero”, aveva reso omaggio alla morte di Enzo Baldoni, e cominciando dunque la nostra corrispondenza, non assidua ma puntuale. Passando poi a Vic Arrigoni per poi arrivare in Siria attraverso interventi appassionati sui migranti. Tante le ombre, anche se personalmente non sono mai stato coinvolto nelle “battaglie” sanitarie, anche se spesso ha fatto cenno ai suoi presunti drammi (forse perché non ho mai dato l’impressione di essere coinvolto).
Adesso di quella signora si sa praticamente tutto. Che si chiama Stefania Cianfrini, che ha 39 anni, abita a Milano, separata dal marito Emanuele (già del gruppo di Ligabue), che ha lavorato per una società di De Benedetti, che la storia del figlio morto è una balla (si conoscono i nomi dei genitori autentici, che qui evito di divulgare), così come il rapporto con l’oncologo. In mezzo a tante bugie, qualcosa di vero c’è, come il viaggio in Togo documentato su Flickr (e di cui allego immagine). Molte altre questioni rimangono misteriose, come le sue origini, ma soprattutto una: il ruolo nel rapimento di Greta e Vanessa. Ma di questo si occuperanno gli inquirenti.
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A noi, popolo del web così duramente ingannato, resta il compito di scoperchiare tutto proprio sui social che per anni sono stati la sua forza. Ma in mezzo a tante parole diluite e a tante testimonianze provenienti da fonti diverse c’è bisogno ora di fissare dei punti fermi. Mettere dei paletti. L’unica soluzione è di fare tutti un passo indietro personale e di far convergere tutto (cioè ogni informazione) su un gruppo, magari segreto. Non per processare né per mettere al rogo, ma semplicemente per capire.

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