mercoledì 20 aprile 2016

Nicola Perugini e Neve Gordon : Israele e la minaccia dei diritti umani




I diritti umani diventano un pericolo quando mettono in pericolo le strutture di dominio, scrivono il ricercatore italiano Nicola Perugini e il docente universitario israeliano Neve Gordon
shar.es/1jD5F3




Nicola Perugini e Neve Gordon
Una delle questioni più urgenti per i difensori dei diritti umani o per chi studia i diritti umani è di comprendere in quali condizioni questi possono diventare una minaccia per le strutture di dominazione esistenti. Il recente attacco da parte del governo Netanyahu contro le organizzazioni per i diritti umani—in particolare la “legge sulla trasparenza”, che impone alle organizzazioni che ricevono fondi da governi esteri di specificare all’interno dei materiali informativi che producono il nome dei paesi che le finanziano—aiuta a fare luce su tale questione.
In Israele i gruppi per i diritti umani, in particolare quelli che focalizzano il loro lavoro sui diritti della popolazione palestinese colonizzata, sono criticati ormai da anni da governi di diversi schieramenti politici e da una pletora di organizzazioni conservatrici. Tuttavia, solo recentemente le ONG per i diritti umani hanno iniziato a essere considerate come un pericolo per la sicurezza nazionale: una minaccia da addomesticare attraverso una serie di misure legislative repressive e di virulente campagne di attacco.
Numerosi esperti hanno interpretato questo assalto contro le ONG come parte di una più ampia battaglia tra forze liberali e illiberali in Israele. Anche se questo è indubbiamente vero, in particolare dato il carattere proto-fascista di alcuni partiti politici ora al governo, il prisma della battaglia tra forze liberali e illiberali non spiega interamente la recente deriva.
La nuova ondata di repressione va compresa in relazione al modo in cui lo stato è giunto a percepire le ONG per i diritti umani, vale a dire come una minaccia contro le sua intensificazione del progetto sionista. La minaccia dei diritti umani è sostanzialmente una minaccia alla natura etnocratica dello stato.
La pubblicazione del Report Goldstone—la Commissione delle Nazioni Unite che ha investigato le violazioni del diritto internazionale durante la Guerra di Gaza del 2008-2009—è stata senza dubbio uno spartiacque nella storia della campagna nazionale contro le organizzazioni per i diritti umani. Poche ore dopo la pubblicazione del report, NGO Monitor (un’organizzazione conservatrice che monitora il lavoro delle ONG per i diritti umani in Israele) ha rilasciato un comunicato stampa in cui definiva il report come un documento “copia-incolla”. L’accusa era di aver utilizzato prove e testimonianze contenute in report di ONG per i diritti umani “di parte”. Alcune di queste ONG erano israeliane.
Due giorni dopo l’allora Ministro degli Esteri fece eco a NGO Monitor e disse che il Report Goldstone “lega le mani dei paesi democratici che combattono il terrorismo su scala mondiale; [che] mette in questione la legittimità dei sistemi e dei meccanismi di investigazione nazionali; [e che] promuove indagini contro le forze che combattono il terrorismo in stati stranieri, cercando di espandere la giurisdizione del Tribunale Penale Internazionale oltre i limiti posti dal suo statuto stesso”.
Danny Ayalon, l’allora vice-Ministro degli Esteri, affermò che “oggi le trincee di guerra sono a Ginevra al Consiglio per i Diritti Umani, o all’Assemblea Generale dell’ONU a New York, o al Consiglio di Sicurezza, o all’Aia, al Tribunale Penale Internazionale”. Per celebrare la Giornata mondiale per i diritti umani del 2010, Ayalon denunciò “l’uso fazioso dei diritti umani” da parte delle ONG liberali e, in una conferenza stampa congiunta con i rappresentanti di NGO Monitor, rilanciò: “La Giornata internazionale per i diritti umani si è trasformata nella giornata per i diritti del terrorismo”. In quell’occasione i diritti umani furono definiti come una forma di lawfare—uno strumento metà giuridico, metà militare, utilizzato da attori politici non statali per minacciare le democrazie liberali e raggiungere obiettivi militari—e furono caratterizzati come un pericolo per la sicurezza.
Il problema è che la minaccia a cui Ayalon fa riferimento ha poco a che vedere con la radicalizzazione delle ONG per i diritti umani negli ultimi anni. Infatti, tutto sommato, queste organizzazioni hanno continuato a mandare report alle Nazioni Unite e a utilizzare strategie simili a quelle dei decenni precedenti. Per esempio, queste organizzazioni non si sono né trasformate in movimenti sociali dal basso né si sono unite alla crescente campagna internazionale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), che ha adottato anch’essa un approccio non violento basato sui diritti umani.
La trasformazione delle ONG per i diritti umani in una minaccia ha a che fare con altro, con il sempre più frequente uso della giurisdizione universale nel Tribunale Penale Internazionale, e nei tribunali regionali e nazionali, e con il fatto che le informazioni prodotte da queste ONG sono sempre più utilizzate come prova di violazioni dei diritti umani in questi stessi tribunali. A questo si aggiunge la crescente erosione di legittimità internazionale delle politiche discriminatorie di Israele nei confronti della popolazione non-ebraica nei territori palestinesi occupati e in Israele. La minaccia, in altre parole, emerge da più ampie trasformazioni nell’arena politica internazionale ed è una minaccia sistemica.
In altre parole, da un punto di vista legale, le organizzazioni israeliane per i diritti umani non hanno mai costituito un pericolo per lo stato. Le loro petizioni sono sempre state depositate all’interno di tribunali nazionali, le quali fanno parte integrante dell’apparato statale e di conseguenza hanno sempre legittimato le azioni di spossessamento e violenza di stato contro la popolazione palestinese.
La minaccia, in realtà, è il risultato di lunghi anni di lavoro e rivela come quantità e sistematicità possono produrre effetti inaspettati. I comunicati, i report, i documenti informativi, le mappe, le fotografie e i video prodotto da queste organizzazioni e dalle organizzazioni palestinesi per i diritti umani sono in circolo ormai da anni nella nostra cybersfera. Negli ultimi dieci anni almeno, un pubblico sempre più ampio è diventato sensibile a queste informazioni. Passo dopo passo, l’idea che le politiche israeliane di violazione dei diritti umani sono limitate nel tempo e sono una mera risposta alla violenza palestinese sta perdendo ogni tipo di attendibilità. Sempre di più, le prove delle violazioni creano imbarazzo diplomatico e mettono in moto campagne politiche internazionali dal basso.
In Israele le forze repressive sono preoccupate che queste prove, collezionate dalle ONG per i diritti umani (con il supporto di donatori internazionali), stiano eccedendo i confini del dibattito locale. Queste forze si sentono minacciate perché le accuse di abuso si stanno accumulando in un immenso archivio di violenza orchestrata dallo stato—un archivio che non può più essere amministrato all’interno dello spazio legale, politico e simbolico dello stato stesso. Per parafrasare Antonio Gramsci, le forze repressive si sentono minacciate perché lo stato non è più in grado di assorbire i diritti umani.

Commento personale e come tale vale

 Il sionismo espresso da questo governo e da alcune aree politiche delle comunità ebraiche all'estero, verrebbe definito nazionalismo fascista  e religioso  in qualunque Stato, se si utilizzassero categorie politiche e  storiche internazionalmente condivise .  Questo nuovo sionismo si pone  come obiettivo la creazione di un nuovo ebreo e ,quindi, punta a rifondare  l' ebraismo all'interno di questa visione ideologica . La riconquista delle terre bibliche rientra in questa logica .  Chiaro che ,come ogni nazionalismo,  chi si oppone è un traditore, un'antisemtia in  quanto vuole la distruzione della nuova Israele  . Il nuovo sionismo come movimento nazionalista rientra quindi nella definizione di Im tirtzu e di NGO monitor . Quindi lo slogan: antisionismo come nuova forma di antisemitismo,  in realtà indica la trasformazione in categoria politica israeliana ed ebraica  di tale concetto.Naturalmente il vero antisemtismo esiste e come tale da condannare senza se e senza ma è altro


 

Nessun commento:

Posta un commento