venerdì 8 aprile 2016

GAZA. Shaad e Salwa, bambini che tentano di tornare alla vita

La storia di due fratellini di Tel el Hawa, rimasti gravemente feriti in un bombardamento israeliano durante l’offensiva militare Margine Protettivo dell’estate 2014. Come loro tanti altri bambini di Gaza, disabili per il resto della loro vita
Salwa (foto Federica Iezzi)





Salwa (foto Federica Iezzi)
di Federica Iezzi
Gaza City, 6 aprile 2016, Nena News  – Ha ancora i segni di Margine Protettivo, l’ultima offensiva militare israeliana sulla Striscia di Gaza, la piccola casa di Shaad e Salwa, nel quartiere di Tal el-Hawa, a sud di Gaza City. Quartiere abitato da quasi 9.000 civili, pesantemente colpito da raid aerei e colpi di artiglieria. Una porta, la sera chiusa solo con un chiavistello, fa da ingresso all’armonia di una casa accogliente che ha dovuto rinunciare all’infanzia di due bambini.
Shaad ha 8 anni e a causa di una granata l’estate di due anni fa ha perso la vista e ha rischiato di non poter più camminare. La sua gamba sinistra porta ben visibili le profonde cicatrici di una guerra violenta e arbitraria. Salwa è la sorella maggiore di Shaad, ha 10 anni. La stessa granata ha colpito ancora quella famiglia. Salwa ha perso il suo viso pulito da bambina. Al posto della pelle liscia oggi c’è il ricordo di un’ustione segna il suo volto, nonostante sia tutto sorridente. Un sorriso che contagia i suoi genitori e sua nonna.
Giocavano insieme fuori casa quando un rumore assordante dall’alto ha terrorizzato il quartiere e immobilizzato a terra i bambini. Tra sangue e polvere Salwa si è alzata da quella terra martoriata. Non riusciva a sentire niente ma con gli occhi cercava solo il fratello. Shaad non poteva muoversi. Sapeva di essere vivo ma non vedeva Salwa e non l’avrebbe mai più rivista. Vedeva solo ombre. Non poteva correre via da quel terreno che continuava a vibrare, perché la gamba sinistra non si muoveva.
Shaad ci dice “Sto bene, grazie a Dio”. Con la sorella, fu portato sanguinante, a bordo di una macchina, allo Shifa hospital di Gaza City. La madre continuava a gridare ai medici di non tagliare la gamba a suo figlio. Dopo un intervento di chirurgia ortopedica e tre interventi di chirurgia plastica, oggi Shaad riesce a stare in piedi. Cammina lentamente, appoggiato alle mura della sua casa. Lo attendono altre procedure ortopediche per stabilizzare il bacino e le ossa della gamba. Nel frattempo ha imparato a leggere con il sistema di scrittura braille. Ha un ‘libro speciale’, così lo chiama Shaad, che gli permette di continuare a studiare. Nonostante i movimenti inconsulti, le improvvise contrazione e gli scatti, ci legge alcuni passi del Corano con una pronuncia perfetta dell’arabo classico.
Ogni piccolo rumore, si trasforma ancora in confusione che Shaad avverte alzando il tono della voce. La mamma ci racconta che è il suo modo di manifestare la paura. La vicinanza della sorella, il solo sentire la sua presenza tra il vociare e il disordine, lo riesce a tranquillizzare.
La casa di Shaad e Salwa colpita dalle schegge (foto Federica Iezzi)


GAZA. Shaad e Salwa, bambini che tentano di tornare alla vita



La casa di Shaad e Salwa colpita dalle schegge (foto Federica Iezzi)
Salwa lo scorso anno è stata sottoposta ad un delicato intervento di chirurgia plastica, che le ha restituito per metà il suo volto. Sotto i capelli ricci quasi non si nota la cicatrice. “Sono stata fortunata quel giorno, tante mie amiche non ci sono più. All’inizio non avevo più voglia di giocare, poi non sapevo con chi giocare, adesso è indifferente”, ci dice con una voce ferma.
Nè Shaad né Salwa hanno ottenuto i permessi per uscire dalla Striscia di Gaza, per cure mediche.
Più di mille complessi residenziali sono stati presi di mira e almeno 17.000 case e famiglie sono state distrutte dall’esercito israeliano durante l’offensiva militare di un anno e mezzo fa contro il movimento islamico Hamas che però ha colpito soprattutto la popolazione e causato distruzioni immense. L’eredità di Margine Protettivo è la morte di centinaia di bambini. Almeno 3.000 quelli feriti e un centinaio quelli con disabilità permanenti. E secondo i dati degli ultimi report dell’UNICEF, 373.000 bambini e ragazzi palestinesi hanno bisogno di assistenza psicosociale e solo 3.000 di loro ne usufruisce.
Molti bambini, come Shaad e Salwa, sono stati testimoni di sei operazioni militari a Gaza in otto anni, che hanno toccato la vita a più di 5.000 bambini e hanno lasciato un numero sproporzionatamente alto di disabilità tra la generazione più giovane della Striscia. Nena News
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