martedì 26 aprile 2016

Intifada dei coltelli: Israele raddoppia il numero di arresti fra i minorenni palestinesi





  • Il numero di giovani palestinesi nelle carceri israeliane per reati legati alla sicurezza è passato dai 170 a settembre 2015 ai 438 di febbraio. Almeno cinque i detenuti…
    Di AsiaNews.it






  • Il numero di giovani palestinesi nelle carceri israeliane per reati legati alla sicurezza è passato dai 170 a settembre 2015 ai 438 di febbraio. Almeno cinque i detenuti con meno di 14 anni. Più della metà resterà in prigione sino alla fine del processo. Nel 75% dei casi i giovani sono sottoposti a violenze fisiche; quasi la totalità è interrogata senza l’assistenza di un legale o genitore.
    Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - Il numero di giovani palestinesi rinchiusi nelle prigioni israeliane è più che raddoppiato in questi ultimi mesi, in concomitanza con lo scoppio della terza intifada dei coltelli, caratterizzata da attacchi a cittadini e forze di sicurezza di Israele. Secondo le statistiche diffuse dal Dipartimento penitenziario, ottenute in esclusiva da Haaretz, i minorenni palestinesi incarcerati per reati legati alla sicurezza in Israele e in Cisgiordania è passato dai 170 di settembre 2015 ai 438 di febbraio.
    Dal rapporto emerge una netta “variazione” nell’aumento dei prigionieri in base ai vari gruppi di età. Fra i minori di 14 anni, il numero è passato dagli zero di settembre ai cinque di febbraio; una di questi è una ragazza, Dima Al-Wawi, rilasciata di recente. I detenuti di età compresa fra i 14 e i 16 anni sono passati da 27 a 98; quelli fra i 16 e i 18 anni da 143 a 324 a febbraio.
    Più della metà dei prigionieri (il 54%) resterà in cella fino alla conclusione del processo. Le autorità israeliane devono ancora formulare accuse precise a carico di sette giovani detenuti (su 438); sul totale degli arrestati, 12 sono ragazzine minorenni (a settembre vi era una sola giovane palestinese in carcere).
    In riferimento alle zone in cui sono avvenuti gli arresti, 106 sono stati eseguiti nella città di Hebron (Cisgiordania), divisa fra arabi e israeliani. Altri 104 a Gerusalemme Est, quella che per i palestinesi dovrebbe essere la capitale del futuro Stato; infine, altri 86 provengono da Ramallah, sempre in Cisgiordania.
    Secondo quanto riferisce l’ong Defense for Children International–Palestine (Dcip), gruppo che si batte per i diritti dei minori palestinesi arrestati, circa il 75% dei 429 giovani arrestati da Israele fra il 2012 e il 2015 ha subito violenze fisiche dopo il fermo da parte della polizia israeliana.
    Nel 97% dei casi essi non hanno beneficiato della presenza di un genitore o di un legale nel corso dell’interrogatorio; all’84% non sono stati letti i diritti al momento dell’arresto.
    Ivan Karakashian, coordinatore Dcip, sottolinea che “colpendo la frangia più vulnerabile della popolazione palestinese, ovvero i giovani", Israele “può stroncare sul nascere qualsiasi disordine e mantenere il controllo su una popolazione che vive uno stato perenne di occupazione”.
    Dall’ottobre scorso, dopo una serie di provocazioni da parte di ebrei ultra-ortodossi che sono andati a pregare sulla Spianata delle moschee, si sono moltiplicati incidenti e scontri in Israele e nei territori palestinesi, nel contesto della cosiddetta “intifada dei coltelli”. Finora sono stati uccisi oltre 200 palestinesi, 29 israeliani, due americani, un sudanese e un eritreo.
    La maggior parte dei palestinesi è stata uccisa mentre tentavano di accoltellare o di colpire con armi o con l’auto passanti o soldati. Altri sono stati uccisi nel corso di manifestazioni o in scontri con i militari.

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